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Consiglio di Stato , sez. VI, sentenza 24.01.2006 n 207 - nulla osta paesaggistico
2006-01-24


La Soprintendenza, amministrazione statale, non pu sostituire la propria valutazione tecnico-discrezionale a quella effettuata dal Comune, il quale, in sede di rilascio del nulla osta paesaggistico, abbia ritenuto, anche con motivazione stringata, linsussistenza di alcun pregiudizio alla conservazione delle caratteristiche ambientali dei luoghi interessati dallintervento.


In questa direzione si sono espressi i Giudici di Palazzo Spada, confermando la sentenza emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale dellAbruzzo (sede di Pescara, sentenza 7 settembre 2004, n. 806).

In particolare, con decreto, la Soprintendenza ai beni architettonici di LAquila aveva annullato il nulla osta n. 22513 in data 1 ottobre 2003, rilasciato dal dirigente dellarea urbanistica del Comune di Pescara per la ristrutturazione, con demolizione e ricostruzione, di un edificio sito in Pescara viale Primo Vere n. 13, ritenendo sussistenti i vizi di eccesso di potere e di violazione di legge in questultimo provvedimento.

Conclusosi il primo grado con laccoglimento delle doglianze del ricorrente contro il decreto soprintendentizio, il soccombente ha proposto ricorso in appello, il quale tuttavia si dimostrato infondato, almeno nei termini posti allattenzione dei Giudici: da notare, del resto, laffermazione sostenuta in motivazione per la quale con riguardo allulteriore circostanza dedotta dagli appellanti, secondo cui, nella specie, non si tratterebbe di ristrutturazione bens della realizzazione di un edificio del tutto diverso, per sagoma e volume, di quello preesistente, si tratta di motivazione ulteriore rispetto al contenuto del decreto impugnato in primo grado. Cos che la circostanza non in grado di integrare la motivazione del decreto stesso, in tal senso lasciando trapelare lidea che, posto in altro modo, lappellante avrebbe invece potuto ottenere quanto chiesto.

(Altalex, 28 febbraio 2006. Nota di Alessandro Del Dotto)




Consiglio di Stato

Sezione VI

Sentenza 24 gennaio 2006 n. 207

(Pres. Giovannini, Est. Volpe)


FATTO E DIRITTO


1. Il signor Mario F., con ricorso proposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale dellAbruzzo, sezione staccata di Pescara, impugnava i seguenti atti:

a) decreto del Ministero per i beni e le attivit culturali Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per lAbruzzo di LAquila in data 18 dicembre 2003, con cui stato annullato il nulla osta n. 22513 in data 1 ottobre 2003, rilasciato dal dirigente dellarea urbanistica del Comune di Pescara per la ristrutturazione, con demolizione e ricostruzione, di un edificio sito in Pescara viale Primo Vere n. 13;

b) nota del soprintendente della detta Soprintendenza n. 26423 in data 19 dicembre 2003, di trasmissione del citato decreto;

c) provvedimento del dirigente dellarea urbanistica del Comune di Pescara n. 1 in data 2 gennaio 2004, relativo alla sospensione dei lavori assentiti con il permesso di costruire n. 403 in data 12 novembre 2003.

Il signor F. chiedeva anche il risarcimento dei danni conseguenti agli atti impugnati.

Nella specie, i lavori di ristrutturazione erano stati iniziati il 17 novembre 2003, con la demolizione delledificio preesistente.

Il primo giudice, con la sentenza indicata in epigrafe, ha accolto il ricorso, ma ha respinto la domanda risarcitoria. Ha ritenuto la fondatezza del terzo motivo, per avere lamministrazione compiuto uninammissibile riesame nel merito in quanto ha sovrapposto e ha sostituito la propria valutazione tecnico-discrezionale a quella effettuata dal Comune, sub delegato regionale, in sede di rilascio del nulla osta paesaggistico.

2. La sentenza viene appellata dal Ministero per i beni e le attivit culturali e dalla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per lAbruzzo di LAquila, per i seguenti motivi:

1) non vi sarebbe stato un riesame nel merito;

2) nella specie non si tratterebbe di ristrutturazione, ma della realizzazione di un edificio del tutto diverso, per sagoma e volume, rispetto a quello preesistente;

3) il nulla osta annullato con il decreto impugnato sarebbe stato privo di motivazione e la realizzazione delle opere sarebbe incompatibile con i valori paesistici tutelati dal vincolo esistente sulla zona;

4) lintervento autorizzato inciderebbe su edifici degli anni venti, tutelati anche dal punto di vista urbanistico.

Il signor F. si costituito in giudizio resistendo al ricorso in appello. Italia Nostra intervenuta ad adiuvandum degli appellanti.

Il signor F. ha prodotto memoria deducendo, tra laltro, linammissibilit e la tardivit dellintervento proposto da Italia Nostra.

La sezione, con ordinanza 27 giugno 2005, n. 3418, ha disposto incombenti istruttori, che sono stati adempiuti.

Le parti hanno prodotto memorie (il signor F. in numero di due) con le quali hanno ulteriormente illustrato le rispettive difese.

3.1. Il ricorso in appello infondato. Conseguentemente, pu prescindersi dallesame delle questioni inerenti lammissibilit e la tempestivit dellintervento ad adiuvandum proposto da Italia Nostra.

La questione per cui causa attiene alla legittimit del suindicato decreto soprintendentizio, con il quale stato annullato il provvedimento del Comune di Pescara che aveva autorizzato il signor F. a realizzare la ristrutturazione, con demolizione e ricostruzione, di un suo fabbricato sito in Pescara, viale Primo Vere.

Il fabbricato si trova in una zona del Comune di Pescara dichiarata di notevole interesse pubblico con decreto ministeriale (d.m.) 13 maggio 1965. Ladozione di tale decreto era cos motivata: "la zona proposta per lampliamento del vincolo gi esistente ha notevole interesse pubblico perch presenta una grande importanza panoramica e paesistica per il susseguirsi di incantevoli quadri naturali costituiti da impareggiabili arenili, nonch per i numerosissimi punti di belvedere aperti al pubblico dai quali pu godersi lo spettacolo di quelle bellezze e dei meravigliosi e talora estesissimi panorami sul mare, sugli arenili e sui frastagliati e pittoreschi profili costieri".

Il decreto soprintendentizio impugnato in primo grado stato cos motivato:

a) esistenza del vincolo di cui al citato d.m. 13 maggio 1965 posto per i motivi di cui s detto;

b) la zona classificata dal piano territoriale paesistico vigente quale A1 (conservazione integrale);

c) larea ricade in area sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dellart. 146, comma 1, lett. a), del d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490;

d) "nellintervento in questione la diversit della conformazione planivolumetrica altera le caratteristiche paesaggistiche ed ambientali preesistenti" e "il panorama edilizio preesistente stato realizzato secondo tecniche costruttive di tipo tradizionale con qualit formali tipicizzate realizzate in una fase storica e pianificate dallo strumento urbanistico degli Anni Venti che prevedeva lespansione dellabitato di Pescara verso sud";

e) il provvedimento comunale di autorizzazione "comporterebbe la realizzazione di opere non compatibili con le imprescindibili esigenze di tutela e conservazione dei valori paesistici riconosciuti dal decreto ministeriale del 13/5/1965 esigenze che rappresentano, come noto la ragione costitutiva del vincolo stesso";

f) lautorizzazione comunale in esame "attua una inammissibile deroga al vincolo stesso";

g) la medesima autorizzazione comunale viziata da "eccesso di potere e da violazione di legge perch in contrasto con le disposizioni normative sopracitate".

3.2. La sezione ritiene, innanzitutto, che il vincolo di cui al citato d.m. 13 maggio 1965 non sia stato imposto a protezione degli edifici risalenti agli anni venti esistenti sul viale Primo Vere di Pescara, ma per la particolare bellezza naturale del sito e per i vari punti di belvedere aperti al pubblico dai quali si possono godere i panorami sul mare, sugli arenili e sui profili costieri. Non stato protetto il panorama edilizio preesistente, che, semmai, pu avere rilievo solo nel garantire il punto di belvedere, ossia che la costruzione non ostruisca o limiti la vista delle bellezze del sito.

Quanto poi allo stato di fatto (anche costruttivo) del litorale e dei luoghi interessati dallintervento edilizio per cui causa, dalla documentazione in atti e da quella acquisita a seguito della disposta istruttoria, pu dedursi che il litorale, nella zona in cui si trova la propriet del signor F., risulta completamente edificato e che su di esso si trovano diversi edifici di realizzazione moderna, mentre pochi sono quelli risalenti agli anni venti e ancora esistenti.

La sezione ritiene, inoltre, che le diversit costruttive della realizzazione edilizia di cui trattasi rispetto alledificio preesistente non alterino la bellezza della zona, in considerazione sia della situazione dei luoghi esistente al momento dellemanazione del decreto impugnato sia delle ragioni alla base del vincolo imposto con il d.m. 13 maggio 1965. Cos che lopera non appare incompatibile con la salvaguardia dei valori paesistici protetti dal vincolo, che non sono gli edifici degli anni venti; conseguentemente, non sussistono i vizi di eccesso di potere e di violazione di legge rilevati dal contestato decreto soprintendentizio.

La sezione, quindi, concorda con quanto statuito dal primo giudice, nel senso che lamministrazione statale non poteva sostituire la propria valutazione tecnico-discrezionale a quella effettuata dal Comune; il quale, in sede di rilascio del nulla osta paesaggistico, aveva ritenuto, anche se con motivazione stringata, linsussistenza di alcun pregiudizio alla conservazione delle caratteristiche ambientali dei luoghi interessati dallintervento.

3.3. Con riguardo allulteriore circostanza dedotta dagli appellanti, secondo cui, nella specie, non si tratterebbe di ristrutturazione bens della realizzazione di un edificio del tutto diverso, per sagoma e volume, di quello preesistente, si tratta di motivazione ulteriore rispetto al contenuto del decreto impugnato in primo grado. Cos che la circostanza non in grado di integrare la motivazione del decreto stesso.

4. Il ricorso in appello, pertanto, deve essere respinto. Gli ulteriori motivi addotti da Italia Nostra non possono essere esaminati, dato che ad un atto di intervento ad adiuvandum non consentito ampliare il tema del decidere cos come delimitato dal ricorso in appello.

Le spese del presente grado di giudizio, sussistendo giusti motivi, possono essere compensate.


Per questi motivi


il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, respinge il ricorso in appello.

Compensa tra le parti le spese del presente grado di giudizio.


Ordina che la presente decisione sia eseguita dallautorit amministrativa.


Cos deciso in Roma il 15 novembre 2005 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, in camera di consiglio, con lintervento dei signori:


Giorgio Giovannini presidente

Luigi Maruotti consigliere

Carmine Volpe consigliere, estensore

Luciano Barra Caracciolo consigliere

Giuseppe Minicone consigliere


DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 24/01/2006.

http://www.altalex.com/index.php?idstr=25&idnot=10402


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