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VII Commissione Senato - seduta del 30 gennaio 2003 (indagine conoscitiva tutela e valorizzazione - audizione Gebart))
2003-01-30

VII COMMISSIONE PERMANENTE (ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI)
SEDUTA N. 161 - GIOVED 30 GENNAIO 2003

AUDIZIONE DI RAPPRESENTANTI DI GEBART - GESTIONE SERVIZI BENI CULTURALI



Presidenza del Presidente
ASCIUTTI



Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il dottor Raffaele Porcelli, amministratore delegato di Gebart Gestione servizi beni culturali e il professor Flavio Toigo, il professor Nicola Spinelli e il professor Giorgio Rossi, rispettivamente presidente e componenti dell'Istituto nazionale per la fisica della materia (INFM).


La seduta inizia alle ore 15,10.


PROCEDURE INFORMATIVE


Seguito dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali: audizione di rappresentanti di Gebart Gestione servizi beni culturali



Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 23 gennaio scorso.


Il presidente ASCIUTTI introduce l'audizione ricordando le finalit dell'indagine conoscitiva in corso.


Ha quindi la parola l'amministratore delegato di Gebart, dottor Raffaele PORCELLI, il quale ricorda che Gebart ha iniziato ad operare a partire dal 1989 quando, in virt di una concessione rilasciata dall'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, si occup della diffusione di prodotti editoriali e di merchandising in linea con una diversa percezione delle visite museali. Gebart ha quindi gestito, fino al 1997, 15 diversi punti vendita all'interno di musei ed aree archeologiche.
Dopo l'entrata in vigore della cosiddetta legge Ronchey - ricorda l'amministratore delegato - Gebart entr a far parte di una associazione temporanea di imprese, partecipando con successo alla gara indetta dal Ministero per la gestione di quelli che all'epoca venivano definiti "servizi aggiuntivi" e che oggi sono denominati "servizi di accoglienza e ospitalit". In effetti, il primo caso di applicazione della legge Ronchey si era verificato nel 1996 in relazione alla gestione dei servizi della Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. Dopo di allora, il secondo caso in Italia riguard proprio l'associazione temporanea di imprese di cui era capofila Gebart e alla quale appartenevano anche il Gruppo Abete, le Edizioni De Luca e il Touring Club Italiano; associazione che nel 1997 ottenne in gestione i servizi aggiuntivi della Galleria Borghese di Roma. Ma questo secondo caso nazionale conobbe un clamore indubbiamente maggiore rispetto al primo, dal momento che la Galleria Borghese era rimasta chiusa per ben 14 anni per interventi di restauro.
Quanto alla sorte di quella associazione temporanea di imprese, egli rende noto che la gestione dei servizi avrebbe dovuto suddividersi tra le quattro aziende interessate secondo la vocazione di ciascuna; in realt, con il passare del tempo, a causa degli impegni assai gravosi, rimasto tutto in capo a Gebart e il gruppo ha finito per disperdersi. Lo stesso esito ha conosciuto l'associazione costituita per l'area archeologica di Ostia Antica, in cui entrarono inizialmente nove diverse imprese, alcune delle quali non hanno mai effettivamente partecipato alla gestione dei servizi fino a uscire definitivamente dall'associazione medesima.
Indi, dopo aver illustrato le procedure inerenti ai bandi di gara per la concessione della gestione dei servizi aggiuntivi, il dottor Porcelli specifica che la durata delle predette concessioni quadriennale e che esse sono rinnovabili solamente per due volte. Fa quindi presente che Gebart riuscita ad ottenere un primo rinnovo, ci che testimonia le sue buone capacit di gestione e il riconoscimento che di tali capacit hanno dato le autorit istituzionalmente competenti.
In merito poi alla natura dei cosiddetti servizi aggiuntivi, egli puntualizza che si tratta di gestire l'accoglienza e l'ospitalit per il pubblico, con esclusione dei profili propriamente scientifici delle visite museali. In altri termini, i servizi aggiuntivi riguardano la biglietteria, il guardaroba, l'editoria e la didattica. Aggiunge inoltre che, a partire dal 1997, oscillano ormai fra i 105 e i 110 i siti museali italiani che registrano la presenza concomitante dei settori pubblico e privato.
Affrontando successivamente la questione della privatizzazione globale della gestione dei beni culturali, il dottor Porcelli ricorda che nel luglio 2001 tutti i concessionari dei servizi aggiuntivi vennero convocati presso il Ministero per i beni e le attivit culturali per affrontare le problematiche relative. Egli manifesta tuttavia la propria delusione nei confronti del concreto svolgimento dell'incontro ora richiamato, nel corso del quale emersero una mancanza di chiarezza relativamente ai problemi da risolvere e una carenza di indicazioni concrete circa gli ulteriori servizi, rispetto alla situazione attuale, che avrebbero dovuto essere affidati ai privati. In proposito, egli dichiara che Gebart non pu ancora dirsi matura per assumersi la gestione globale di una struttura museale. Esempi di global service in Italia sono stati infatti attivati solamente presso i Musei Capitolini di Roma e i Musei Civici di Venezia, entrambe strutture comunali. Anche riguardo a tali esperienze, per, occorrerebbe un approfondimento sui risultati conseguiti, considerato che, ad esempio, i Musei Capitolini hanno dovuto assumere 170 lavoratori socialmente utili, accollandosi evidentemente un oneroso impegno economico.
Egli ritiene peraltro che sia da perseguire la strada della programmazione congiunta fra le imprese che gestiscono i servizi e le direzioni dei musei: un obiettivo che appare oggi pi vicino dopo la scomparsa dell'ufficio ministeriale specificamente competente per i servizi aggiuntivi, al quale spettava il coordinamento di tutti i concessionari d'Italia. Venuta meno quella struttura, sono stati incentivati i rapporti diretti fra le imprese interessate e le sovrintendenze e le direzioni museali di riferimento. Queste ultime, del resto, dopo l'iniziale diffidenza nei confronti dei privati, in ragione di mentalit e professionalit del tutto diverse, hanno in seguito attenuato la loro contrariet, contribuendo ad instaurare rapporti pi proficui.
Una particolare riflessione egli svolge poi riguardo alla sovrintendenza speciale di Roma, alla quale Gebart direttamente interessata. Essendo ora autonoma, anche dal punto di vista finanziario, la sovrintendenza per il polo museale romano dovr in futuro adottare una politica diversa delle concessioni di servizi, coinvolgendo i privati nelle iniziative di sponsorizzazione, negli interventi di restauro e nella stessa gestione del personale. In previsione di ci Gebart ha ipotizzato un ampliamento degli investimenti, ma fino ad ora gli organi istituzionalmente competenti non hanno dato concreti impulsi al processo di privatizzazione, cos da consentire una pi certa programmazione da parte delle aziende interessate. Il Ministero si invece limitato a sollecitare i privati ad avanzare proposte. Non risulta per che ad oggi vi siano imprese che si siano fatte promotrici di proposte in tal senso, essendo le loro preoccupazioni rivolte semmai al rinnovo della concessione per i servizi aggiuntivi finora gestiti. Al tempo stesso, i responsabili dei siti museali rivolgono la loro attenzione essenzialmente alla tutela dei beni culturali di cui sono responsabili e non si occupano degli altri aspetti gestionali.
Da ultimo, il dottor Porcelli si dichiara non favorevole alla concessione del global service ai privati, ma piuttosto a una loro integrazione con i soggetti pubblici competenti. Cita quindi un esempio concreto in questa direzione, che ha visto Gebart proporre, nel caso di un museo costretto a chiudere nelle ore pomeridiane per carenza di personale, di mantenere aperta la struttura anche il pomeriggio potendola per gestire con proprio personale e offrendo servizi differenziati. Egli ritiene che una simile proposta sia maggiormente realizzabile rispetto al global service, ma sottolinea come essa sia stata avanzata dinanzi a una carenza di una struttura museale e non a seguito di un lineare percorso progettuale.


All'amministratore delegato di Gebart rivolge innanzitutto alcuni quesiti il senatore MONTICONE, il quale evidenzia l'interesse dell'audizione odierna per l'utile contributo che sta fornendo all'indagine conoscitiva in corso. Egli chiede quindi di conoscere in primo luogo in che modo le associazioni temporanee di imprese possano porsi di fronte a una gestione pi propriamente culturale - e non solamente dei servizi aggiuntivi - dei siti museali, rilevando come le imprese coinvolte in queste esperienze abbiano generalmente una caratterizzazione appunto culturale, data la loro provenienza dal settore editoriale o turistico o comunque attinente la cultura in senso lato.
Il senatore si dichiara inoltre interessato ad acquisire dati pi precisi circa i tariffari, l'afflusso dei visitatori e le opportunit di rientro economico che si offrono alle imprese di gestione dei servizi a fronte delle rilevanti spese sostenute.


Il senatore BRIGNONE afferma a sua volta di aver sempre nutrito un particolare interesse per l'andamento dell'afflusso dei visitatori dei musei e per le cause che ne influenzano le variazioni, anche in raffronto alle positive esperienze d'Oltralpe. In proposito, egli chiede se veramente la disciplina introdotta dalla legge Ronchey abbia determinato un maggiore afflusso di visitatori e se sia possibile distinguere fra le diverse categorie di fruitori dei beni culturali, anche tenendo conto della variet di servizi aggiuntivi previsti dalla richiamata normativa.
Giudica poi estremamente interessante la proposta di gestione integrata avanzata da Gebart, non solo per la possibilit di mantenere aperta la relativa struttura nelle ore pomeridiane, ma anche per la diversa fruizione museale che verrebbe offerta, superando cos la tradizionale cristallizzazione che si registra in questo ambito. Chiede pertanto se sia utile immaginare di organizzare specifici corsi di fruizione museale che avvicinino gli studenti italiani ai superiori livelli di educazione - sotto questo profilo - dei loro colleghi europei. Lo stato di cristallizzazione, del resto, dovr essere superato anche in materia di gestione del personale. Si pone infatti l'esigenza di rivedere i contratti di lavoro, di ripensare la privatizzazione in questo campo e di prendere in considerazione esempi positivi affermatisi in altre realt, come in quella francese dove, pur in presenza di beni culturali di valore inferiore, si ottenuto un richiamo turistico maggiore attraverso l'offerta di pacchetti di servizi di qualit pi elevata.


Il senatore TESSITORE chiede maggiori delucidazioni sull'interesse che le strutture museali pubbliche trarrebbero dall'affidamento in concessione ai privati dei servizi aggiuntivi e, viceversa, sull'interesse che i privati traggono dalla gestione dei servizi stessi.
Quanto poi all'ipotesi di privatizzazione del personale, avanzata dal senatore Brignone, chiede al dottor Porcelli il contributo della sua esperienza osservando che, pur ritenendo indispensabile la dimensione pubblica delle strutture portanti, non pu non riconoscere la demotivazione che attualmente caratterizza il personale di custodia e sorveglianza.


Il senatore D'ANDREA ringrazia il dottor Porcelli per la sua esposizione che, a suo giudizio, offre molti utili spunti di riflessione ai fini dell'indagine conoscitiva in corso. Ritiene peraltro che sarebbe utile acquisire dati analitici sulla struttura gestionale della Gebart, quanto meno in percentuale rispetto ai volumi complessivi, con riferimento in particolare agli incassi, alle spese per il personale, alle quote dovute allo Stato per la concessione dei servizi.


Alle domande poste risponde il dottor PORCELLI, il quale si riserva tuttavia di trasmettere dati informativi pi dettagliati.
Al senatore Monticone conferma che i raggruppamenti di imprese che hanno la gestione dei servizi aggiuntivi riescono effettivamente solo in parte a corrispondere alle esigenze dei musei. Non va infatti dimenticato che la legge Ronchey nata soprattutto per gli editori e tale aspetto ha inizialmente prevalso sugli altri. Successivamente, tuttavia, l'interesse degli editori a partecipare ai raggruppamenti di imprese venuto meno, stante la scarsa remunerativit di edizioni diverse dalle guide di carattere generico. Il settore museale del resto molto specifico e i capitolati di appalto con le sovrintendenze per gli atti di concessione sono estremamente dettagliati, sicch il concessionario ha limitati margini di manovra. A titolo di esempio, cita un capitolato di appalto stipulato da Gebart in cui non era inizialmente contemplato l'aspetto promozionale: quando stato proposto di inserirlo, la societ non aveva alcuna certezza che il contributo aggiuntivo da essa erogato fosse effettivamente indirizzato ad attivit di marketing culturale.
Tale regime vincolistico ha creato notevoli funzionalit di funzionamento nei raggruppamenti di imprese, sicch le societ capogruppo, come Gebart, sono spesso rimaste sole e svolgono ora tutte le funzioni inizialmente suddivise su vari imprenditori.
Quanto all'afflusso dei visitatori, si tratta di un fenomeno prettamente stagionale e connesso ai periodi di vacanza. Da ci deriva la difficolt delle societ concessionarie ad elaborare un budget annuale, tanto pi in quanto esso soggetto a molti imprevisti non solo legati alla congiuntura internazionale ma anche, pi banalmente, a fenomeni di carattere atmosferico (con particolare riferimento alle aree archeologiche).
Dopo aver precisato che i tariffari sono stabiliti dalla legge Ronchey, il dottor Porcelli conferma poi che la gestione dei servizi aggiuntivi solo in alcuni casi (fra cui cita espressamente gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma, gli scavi di Pompei, la Galleria Brera di Milano e il Cenacolo Vinciano) risulta remunerativa. In tutti gli altri casi in perdita. Lo scioglimento dei raggruppamenti di imprese determina del resto una riduzione dei servizi offerti, con una conseguente insoddisfazione rispetto alle aspettative all'atto della concessione.
E' comunque diffuso tra gli imprenditori il desiderio di restare coinvolti nella gestione di beni culturali per ragioni sostanzialmente connesse al ritorno di immagine.
Quanto alla ipotesi di privatizzazione del personale, avanzata dal senatore Brignone, egli ricorda che esso era prefigurato dall'articolo 33 della legge finanziaria per il 2002. Non va del resto dimenticato che la percezione del pubblico spesso condizionata proprio dall'atteggiamento del personale di custodia, che andrebbe opportunamente formato. Egli ritiene pertanto che i privati possano offrire il loro contributo in tal senso, a condizione tuttavia che l'integrazione abbia luogo anche a livello pi alto. L'esperienza dianzi richiamata dell'apertura al pubblico in orari pomeridiani attraverso personale privato pu del resto essere estesa ad altre fattispecie, pur senza rientrare in ipotesi di global service. Nessun privato tiene tuttavia a gestire in proprio il personale statale, con cui i rapporti sono notoriamente difficili.


Il PRESIDENTE ringrazia il dottor Porcelli e dichiara chiusa l'audizione. Rinvia indi il seguito dell'indagine conoscitiva ad altra seduta.

http://notes3.senato.it/ODG_PUBL.NSF/2beeda2d988976d5412568400038b591/6100a79e56e44938c1256cbe0068f2


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