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VII Commissione Camera – seduta del 15 giugno 2006 (parere favorevole sul DPEF 2007-2011)
2006-06-15

VII Commissione Camera – seduta del 15 giugno 2006 (parere favorevole sul DPEF 2007-2011)
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE sul DPEF 2007-2011
La VII Commissione Cultura,
esaminato, per le parti di propria competenza, il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011 con la dovuta attenzione alle difficoltà che il quadro generale del provvedimento affronta;
Considerato che:
1) il Dpef quest'anno è quinquennale, un vero e proprio manifesto economico di legislatura. Insieme al DL n. 223 del 2006 delinea la politica economica del governo;
2) il Dpef 2007-2011 è un documento chiaro ed argomentato come non accadeva da anni, realistico nei dati e nelle analisi, un documento che traccia il quadro di un paese reale che deve affrontare molte difficoltà ma che con spirito unitario ce la può fare;
3) le politiche delineate sono quelle necessarie per il rilancio del nostro sistema-paese. Sono fissati gli obiettivi di medio periodo non solo economici, ma anche di qualità sociale ed ambientale. Il Dpef individua le strategie per tornare a crescere, per riposizionare il nostro paese nel mutato quadro europeo e globale;
4) la portata riformatrice del Dpef 2007-2011 è ambiziosa. Il governo intende operare lungo tre direttrici: crescita, risanamento dei conti, equità sociale e territoriale, che sono tra di loro sinergiche;
5) la politica dei due tempi (prima i sacrifici e poi le riforme) è superata, risanamento ed equità devono camminare insieme, non solo per creare il necessario consenso ma anche per la stessa efficacia del programma economico del governo;
6) tutte le misure descritte sono di natura strutturale: i problemi non si possono più rinviare. Esse si ispirano all'impianto dell'Agenda di Lisbona;
7) l'Italia, come fu per l'adesione alla moneta unica europea, possiede le energie e le risorse umane per poter affrontare e vincere questa sfida ripristinando la coesione nazionale sulla base della giustizia sociale e valorizzando, in particolare, le potenzialità dei giovani e delle donne a cui sono dedicati molti dei provvedimenti in programma;
8) si ritorna alla concertazione con le parti sociali ed i territori. I sacrifici dovranno avere precise contropartite nelle riforme settoriali ed essere preceduti da misure di equità fiscale. Non ci saranno solo tagli, ma si opererà con la razionalizzazione e la riforma della spesa e delle strutture delle pubbliche amministrazioni riqualificando la funzione della sfera pubblica. Il rapporto con le autonomie locali sarà collaborativo e non più ispirato ad una logica conflittuale;
9) il Documento di programmazione non può partire che dagli elementi di criticità del nostro sistema-paese:
a) calo della produttività e della competitività;
b) difficoltà dei nostri conti pubblici;
c) aumento delle disparità sociali;
10) l'Italia continua a perdere competitività, la quota delle nostre esportazioni sul commercio mondiale si è ridotta ed è adesso di circa un punto più bassa che un decennio fa. Anche la crescita dell'occupazione sembra entrare in una fase di decelerazione. Il Mezzogiorno è tornato dopo 7 anni a crescere meno del resto del paese. A determinare tale rallentamento anche la forte riduzione del tasso di crescita dei consumi interni dovuta al decremento dei redditi delle classi popolari;
11) l'Italia è il malato d'Europa. Negli ultimi cinque anni la produttività in Germania è aumentata del 10per cento, in Francia del 12per cento; in Italia è diminuita di quasi un punto e mezzo. L'euro non è dunque la ragione del nostro declino. Anzi, l'adozione dell'euro ha eliminato alcuni fattori distorti di crescita, come le svalutazioni;
12) la condizione dei conti pubblici è considerata, per alcuni aspetti, peggiore rispetto a quella del 1992, l'anno più drammatico dell'evoluzione dell'economia italiana e dei conti pubblici. Infatti: nel 1992 l'avanzo primario era pari all'1,8per cento del Pil, nel 2006 sarà pari allo 0,5per cento del Pil; il rapporto debito/Pil era più basso (105,2per cento) di quanto sarà alla fine del 2006 (107,7per cento);
13) è sulla base dei dati relativi al 2005 che sono stati assunti gli impegni europei nel quadro della procedura di deficit eccessivi che si è aperta l'estate scorsa. Per effetto di quella procedura l'Italia ha negoziato con l'Unione europea un piano di rientro i cui elementi essenziali sono: un indebitamento netto al di sotto del 4per cento nel 2006 e del 3per cento nel 2007; una correzione dei conti strutturale di almeno 1,6 punti percentuali di Pil nel biennio 2006-2007; un rapporto debito/Pil in diminuzione in modo sufficiente, e in avvicinamento al livello di riferimento (60per cento del Pil) ad una velocità soddisfacente;
14) non si può non sottolineare il peso delle rendite e l'enorme redistribuzione alla rovescia del reddito e della ricchezza realizzatasi nell'ultimo ventennio a detrimento del lavoro dipendente. La nostra è diventata «una Repubblica basata sul patrimonio», più che sul lavoro. La quota di reddito nazionale che va al lavoro si è ridotta negli ultimi 20 anni dal 50 al 40per cento e quella della rendita è aumentata dal 20 al 30per cento, con i profitti oscillanti in maniera pressoché costante intorno al 30 per cento;
15) rispetto alla metà degli anni '90 la manovra correttiva è più difficile in quanto potrà utilizzare in misura minore il volano delle privatizzazioni e perchè i tassi di interesse - sia pure lentamente - stanno risalendo. Indispensabile, dunque, intervenire strutturalmente, ma con equità, sulla spesa;
valutato che:
15) il documento di programmazione economico-finanziaria prende le mosse da questa consapevolezza;
16) il quadro programmatico mantiene invariato il calendario degli impegni presi con l'Unione Europea. Prevede perciò un rientro del rapporto indebitamento netto su PIL al di sotto del 3 per cento nel 2007 e ulteriori correzioni strutturali di mezzo punto percentuale di PIL per ciascuno degli anni successivi;
17) il governo si riserva però di valutare con più precisione il percorso di rientro in relazione al profilo temporale degli effetti strutturali delle misure che verranno effettivamente adottate;
18) la legge finanziaria per il 2007 disporrà interventi il cui importo complessivo viene quantificato in circa 20 miliardi di euro (1,3 per cento del PIL), al netto di nuove spese volte a obiettivi di sviluppo e di equità, che si stimano in circa 15 miliardi di euro (1,0 per cento del PIL).
19) l'ammontare «lordo» di risorse da reperire è dunque dell'ordine di 35 miliardi di euro e del 2,3 per cento del PIL (alle quali si aggiungono le risorse della manovra correttiva 2006);
20) il livello del saldo netto da finanziare, al netto delle regolazioni contabili e debitorie, non sarà superiore a 29,5 miliardi di euro per il 2007, 19,5 per il 2008 e 10,5 per il 2009.
21) per la parte di contenimento del disavanzo tendenziale essa interesserà necessariamente anche il lato della spesa e consisterà di provvedimenti di carattere strutturale, inquadrati in articolati disegni di riforma, che interverranno sui quattro grandi comparti della spesa pubblica (pubblico impiego, previdenza, sanità, finanza territoriale);
22) nello stesso tempo, la manovra comprenderà misure per accrescere la competitività attraverso il rafforzamento dei mercati, la riduzione del cuneo fiscale, l'aumento dell'efficienza della spesa pubblica. Infine, e contemporaneamente, destinerà risorse a creare condizioni di maggiore equità, anche attraverso una redistribuzione del carico fiscale;
23) per quanto concerne la crescita, il rilancio dell'economia italiana passa attraverso l'aumento dell'occupazione e della produttività, cause della bassa crescita;
24) per l'occupazione, si progetta un piano straordinario per i diritti e l'occupazione delle donne, dei giovani ed in genere della famiglia;
25) per la produttività e la competitività, l'azione del sarà articolata lungo tre linee di intervento:
a) di contesto - attraverso infrastrutture materiali e immateriali (chiarezza del diritto societario e di quello fallimentare) ed eliminazione dei vincoli alla concorrenza;
b) di innovazione e ricerca - attraverso una maggiore complementarietà tra pubbliche amministrazioni ma anche partnership pubblico-privato, sostegno alle attività di ricerca e sviluppo, alla collaborazione tra imprese e università e centri di ricerca;
c) sulla fiscalità - tramite automatismi per la riduzione dei costi di produzione, in particolare del lavoro (cuneo fiscale);
26) sulla politica fiscale il Dpef indica tre obiettivi principali: equità, sviluppo e semplificazione. La loro realizzazione deve avvenire in un contesto di riduzione della pressione fiscale e di aggiustamento dei conti pubblici anche se sussistono difficoltà di raggiungimento degli obiettivi determinate dalla caduta di gettito tributario riconducibile all'ampliamento dell'area evasione/elusione fiscale registrata nel periodo 2001-2005 (in particolare dell'IVA) più che alla realizzazione di politiche di riduzione di imposte;
27) in tale materia gli interventi programmati sono finalizzati: a contrastare l'evasione/elusione di base imponibile; ad adottare misure di minimizzazione degli adempimenti di famiglie e imprese; a recuperare progressività; a ridurre il costo del lavoro; a riformare la tassazione del reddito d'impresa; a riformare il catasto e ridurre le aliquote ICI;
28) per le politiche di equità sociale il DPEF afferma che coniugare la crescita economica con il risanamento delle finanze pubbliche e la giustizia sociale è la base per assicurare uno sviluppo sostenibile e duraturo. Politiche che devono essere avviate al più presto: dopo un periodo di sostanziale stabilità, infatti, l'incidenza della povertà relativa sul totale delle famiglie italiane è aumentata sensibilmente nel 2004, in particolare nelle aree del Mezzogiorno;
29) le azioni scelte dal governo per favorire la crescita, l'impegno che assume per il miglioramento dell'istruzione, il rilievo dato alle azioni per l'inclusione sociale nell'intervento aggiuntivo per il Mezzogiorno, denotano la scelta di favorire forme di crescita e di sviluppo che, valorizzando le competenze di tutti i cittadini, assicurino in sé requisiti di equità;
30) il governo prevede di migliorare ed integrare la legge quadro di riforma dell'assistenza (legge 328/2000), agendo anche sui punti critici che la sua applicazione ha evidenziato;
31) nel quadro delle responsabilità istituzionali stabilito dal nuovo Titolo V della Costituzione, secondo il Dpef, spetta al governo nazionale: a) definire i livelli essenziali di assistenza; b) realizzare un sistema coerente di sostegno dei redditi e delle responsabilità familiari; c) predisporre forme di finanziamento che premino l'iniziativa delle autonomie locali, riorganizzando e potenziando il Fondo nazionale per le politiche sociali e prevedendo un Fondo per le politiche familiari, finalizzati alla promozione di una rete integrata di servizi;
sottolineato che:
32) a partire dal 2004, la crescita del Mezzogiorno si è arrestata: se si esclude il 2000, erano sette anni che la dinamica di crescita del Mezzogiorno non era inferiore a quella del resto del Paese;
33) a frenare lo sviluppo e la produttività del Mezzogiorno sono fattori quali lo scarso livello delle competenze acquisite nella scuola, il livello insufficiente della ricerca e dell'innovazione, l'inefficienza e la scarsa concorrenza nel mercato dei servizi anche pubblici, l'esclusione sociale; fenomeni pure presenti nel resto del Paese, ma in misura significativa concentrati nelle aree meridionali, che soffrono anche di una situazione precaria anche dal punto di vista della legalità e della sicurezza;
34) con l'adozione delle misure annunciate nel DPEF, il governo prevede che già nel 2007 e poi negli anni successivi, il Pil del Mezzogiorno potrebbe tornare ad accelerare e superare a fine periodo quello medio europeo;
35) il Dpef stabilisce che i flussi di spesa in conto capitale per il Sud dovranno essere certi e dovranno essere concentrati in impieghi ad alto rendimento economico e sociale, con meno trasferimenti a imprese e più investimenti pubblici di qualità; da un punto di vista quantitativo, il Governo intende favorire una riallocazione territoriale della spesa tesa ad aumentarne la quota del Mezzogiorno sul totale;
36) entro l'estate 2006 sarà completata la definizione del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013. Il Governo intende perseguire una «strategia dell'offerta», che attraverso la realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali e il miglioramento dei servizi collettivi conferisca redditività agli investimenti privati nel nostro Mezzogiorno - quanto alle materie di propria competenza, valutato che:
37) il DPEF sottolinea la necessità - condivisibile - di procedere alla razionalizzazione della spesa pubblica al fine di destinare un maggior volume di risorse anche ai settori della ricerca e dello sviluppo della cultura;
38) il documento sottolinea che gli interventi strutturali sulle principali voci di spesa del sistema pubblico non impoveriranno la fornitura di beni primari e dunque, neanche il sistema di istruzione;
39) a fronte di un volume medio annuo di investimenti in istruzione e ricerca pari al 4,8 per cento del PIL, anche in considerazione del fatto che il settore rappresenta un investimento e non solo una spesa, le performance espresse dal nostro Paese siano inferiori a quelle degli altri paesi europei;
in particolare, in materia di:
I) Università e Ricerca
in armonia con la Strategia di Lisbona, tra i punti qualificanti il documento individua il sostegno all'investimento in capitale umano attraverso:
a) il miglioramento dei livelli di formazione e organizzazione universitaria e professionale;
b) l'incremento della spesa destinata a ricerca e sviluppo;
c) l'impiego diffuso di tecnologie.
tra gli interventi previsti il documento indica la riforma del sistema di incentivi a livello universitario e, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica, il sostegno alle attività di ricerca e sviluppo, alla collaborazione tra impresa, università e centri di ricerca, alla promozione di processi innovativi;
il documento individua come contesto di riferimento lo «Spazio comune europeo della ricerca e della formazione superiore» all'interno del quale si deve realizzare un armonico processo di riforma degli ordinamenti universitari finalizzata al miglioramento delle competenze e all'adeguamento ai rapidi mutamenti economico sociali;
si deve anche sottolineare positivamente la questione relativa alla necessaria competizione tra gli Atenei - finalizzata alla maggiore produttività della spesa - e l'introduzione di sistemi di gestione che premino maggiormente il merito dei docenti e la ricerca di qualità;
appare molto apprezzabile, nel contesto delle politiche per il Mezzogiorno, la previsione di individuazione di risorse addizionali destinate al miglioramento della qualità dello studio e dell'insegnamento anche facendo leva sulla costruzione di meccanismi di mediazione con le imprese locali e sulla promozione delle capacità e dei talenti personali, a partire da quelli delle donne;
II) Istruzione
la deludente produttività degli investimenti in istruzione e ricerca è dimostrata, tra l'altro, dagli indicatori PISA (Program for International Student Assestment) che collocano l'Italia al di sotto della media europea in relazione alla conoscenza e alla professionalità acquisite dagli studenti al termine dei corsi di studio obbligatori;
si sottolinea la necessita di elevare il flusso degli investimenti nel settore scolastico, ricalibrandoli e orientandoli in direzione di formule organizzative e modelli integrati di istruzione e formazione funzionali agli obiettivi posti dalla Strategia di Lisbona richiamati dal Governo;
si riconosce l'importanza del potenziamento dei servizi per l'infanzia e l'integrazione del sistema degli asili con quello dell'istruzione con il doppio fine di rinforzare la partecipazione femminile al mondo del lavoro e sostenere lo sviluppo del cpitale umano fin dai primissimi livelli del processo educativo;
si deve apprezzare, inoltre, l'indirizzo del Governo volto al potenziamento del diritto allo studio attraverso:
a) l'estensione progressiva dell'obbligo scolastico;
b) il miglioramento delle funzionalità e delle autonomie scolastiche;
c) la messa a norma del patrimonio edilizio e l'incentivazione dell'utilizzo pomeridiano degli edifici scolastici;
in questo stesso contesto il Governo intende affrontare l'annosa questione del precariato della scuola, impegnandosi in un programma di piani di assunzione in ruolo che prevede una prima immissione di 20.000 docenti e di ulteriori 3.500 unità di personale tecnico amministrativo e un'integrazione successiva di immissioni in ruolo che tengano conto del turn-over;
III) Beni, attività culturali e turismo
il Governo considera prioritario l'investimento in cultura ed esprime la necessità di un intervento organico volto, da un lato al ripristino delle risorse pubbliche ampiamente decurtate negli anni precedenti e, dall'altro all'incentivazione alla partecipazione attiva dei soggetti privati all'investimento e alla sponsorizzazione dei beni e delle attività culturali;
il DPEF segnala la volontà da parte del Governo, in raccordo con le Regioni, di promuovere il «Marchio Italia» per contribuire allo sviluppo del settore del turismo come componente significativa della crescita economica del Paese;
anche in quest'ottica si può leggere la previsione di interventi mirati alla crescita delle imprese di settore per promuovere una maggiore competitività internazionale e la promozione della qualità dell'offerta turistico-culturale, con particolare attenzione ai piccoli comuni e agli itinerari storico religiosi;
rilevante è la previsione del rifinanziamento del Fondo Unico per lo Spettacolo, per altro già parzialmente realizzato attraverso il decreto legge n. 223 del 2006; Il documento dà anche conto dell'istituzione di una commissione tecnica tra MiBAC e MEF per lo studio e la predisposizione di strumenti volti al reperimento di ulteriori risorse per il settore;
IV) Editoria
si ritiene altresì importante un incremento dell'investimento in questo settore accompagnato da una immediata approvazione della riforma;
preso atto, infine, che:
la chiave del documento è quella dell'investimento nel capitale umano che il DPEF indica, al di là del suo valore economico, come risorsa cruciale del tessuto sociale europeo;
che l'investimento in università, ricerca, impresa, cultura e turismo può consentire il decollo dell'intero Paese verso obiettivi più elevati di crescita, sviluppo e coesione sociale;
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