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VII Commissione Camera seduta del 26 luglio 2006 (DL n. 223/2006: Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, C. 1475 Governo, approvato dal Senato)
2006-07-26

VII Commissione Camera seduta del 26 luglio 2006 (DL n. 223/2006: Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, C. 1475 Governo, approvato dal Senato)

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Emilia Grazia DE BIASI (Ulivo) ricorda che la Commissione cultura chiamata ad esprimere il proprio parere sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, che reca disposizioni urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitivit, per la tutela dei consumatori e per la liberalizzazione di settori produttivi, nonch interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale. Le disposizioni in esame sono volte a promuovere la concorrenza per la tutela dei consumatori, in attuazione del Trattato della Comunit europea (in particolare degli articoli 43, 49, 81, 82 e 86), nonch dei princpi costituzionali fondamentali sanciti dall'articolo 3 (principio di uguaglianza formale e sostanziale) e dall'articolo 41 (principio di libert di iniziativa economica), nonch degli articoli 11 e 117, commi primo e secondo, della Costituzione.
Rileva che i requisiti che giustificano il ricorso ad un provvedimento d'urgenza sono connessi alla esigenza di garantire il pieno rispetto delle citate norme comunitarie e di assicurare l'osservanza delle raccomandazioni e dei pareri della Commissione europea, dell'Autorit garante della concorrenza e del mercato e delle Autorit di regolazione e vigilanza di settore, anche in relazione alla necessit di rafforzare la libert di scelta del cittadino consumatore e di promuovere assetti di mercato maggiormente concorrenziali, al fine di favorire il rilancio dell'economia e dell'occupazione, attraverso la liberalizzazione di attivit imprenditoriali e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Per quanto riguarda le materie di pi diretta competenza della Commissione Cultura, segnala, in particolare, il comma 3 dell'articolo 18 che integra la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) di 50 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008. Sottolinea che tale misura segna una forte discontinuit rispetto al quadriennio 2002-2006, che ha fatto registrare tagli particolarmente pesanti. In particolare l'ultima legge finanziaria ha sensibilmente ridotto l'ammontare del FUS che, con una dotazione di 377,3 milioni di euro, ha subito una riduzione di 87,3 milioni di euro rispetto al 2005 e di 122,7 milioni di euro rispetto al 2004. una scelta significativa per lo sviluppo culturale ed economico del Paese, che va nella direzione della valorizzazione dello spettacolo dal vivo, che richiede sostegni legislativi di riordino del sistema e nuovi parametri di valutazione che sappiano premiare la qualit, valorizzare la territorialit, restituire valore all'intervento pubblico nel campo della cultura. Ricorda ancora che l'articolo 20 riduce l'autorizzazione di spesa per il settore dell'editoria, di cui alla legge n. 67 del 1987 di 1 milione di euro per l'anno 2006 e di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007. Il comma 2 del medesimo articolo prevede quindi che con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri siano rideterminati i contributi e le provvidenze per l'editoria di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Al riguardo ritiene utile segnalare che la relazione tecnica individua alcuni criteri per l'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avrebbero potuto pi utilmente essere inseriti nella norma stessa.
Evidenzia quindi che il comma 3-bis, introdotto al Senato, estende a decorrere dal 1o gennaio 2002 il contributo integrativo di cui all'articolo 3, comma 11, della legge n. 250 del 1990 ai giornali quotidiani italiani editi e diffusi all'estero. Il comma 3-ter, anch'esso introdotto al Senato, prevede che per accedere ai contributi di cui all'articolo 3, comma 10, della legge n. 250 del 1990 non sia pi necessario il requisito della rappresentanza parlamentare per gli organi di partiti o movimenti politici che alla data del 31 dicembre 2005 abbiano gi maturato il diritto ai contributi in questione. In proposito intende ribadire l'urgenza, come peraltro gi sottolineato dalla Commissione in occasione dell'espressione del parere sul DPEF, di individuare i fondi per incentivare un settore fondamentale non solo per la nostra economia, ma anche per la tutela dell'imprescindibile valore costituzionale del pluralismo dell'informazione e della narrazione di un'Italia spesso ignorata dal grande sistema mediatico. necessario intervenire con decisione per garantire sopravvivenza e sviluppo di moltissime piccole e medie imprese che operano nel settore della carta stampata attraverso finanziamenti che diano l'avvio ad un processo di cambiamento culturale volto a dare, tra l'altro, rilievo e promozione del libro e della lettura. Non vi dubbio, infine, che vada riequilibrata la distribuzione della pubblicit, oggi sbilanciata sul sistema televisivo.
Ricorda ancora che l'articolo 23 sopprime il parere del Consiglio universitario nazionale (CUN) sulle procedure di valutazione comparativa per posti di ricercatore universitario bandite fino al 30 settembre 2013, nonch su quelle per posti di professore ordinario e associato bandite secondo la normativa previgente alla legge 4 novembre 2005, n. 230. La disposizione adottata, come si evince dalla relazione introduttiva al disegno di legge di conversione, nell'ottica dello snellimento e della semplificazione amministrativa e al fine di evitare aggravi di spesa. La diminuzione del numero delle riunioni previste per il Consiglio universitario nazionale si presta ad un'economia di spesa in termini di riduzione dei gettoni di presenza dei componenti e, pi in generale, di contenimento delle spese di funzionamento, e nel contempo consente di recuperare efficacia e efficienza al meccanismo di selezione. L'articolo inoltre, a seguito dell'emendamento governativo approvato dal Senato con le stesse finalit, modifica l'articolo 2, comma 4 della legge 16 gennaio 2006, n. 18, recante riordino del Consiglio universitario nazionale nel senso di sopprimere il parere del CUN anche per le procedure di conferma in ruolo dei professori e dei ricercatori. Quanto, poi, all'articolo 37, segnala, anche se non di diretta competenza della nostra Commissione, le disposizioni che consentono una ampia deducibilit fiscale per le spese di ricerca e sviluppo sostenute dalle aziende.
In particolare, il comma 45 dell'articolo 37 del decreto-legge 223 del 2006 modifica il comma 1, dell'articolo 103, sull'ammortamento dei beni immateriali, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, aumentando da un terzo alla met le quote di ammortamento del costo di alcuni beni immateriali che possono essere portate in deduzione dalla base imponibile determinata ai fini del calcolo dell'imposta sul reddito delle societ (Ires). Sottolinea che i beni immateriali in questione sono i diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno, dei brevetti industriali dei processi, formule e informazioni relative ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico. Aggiunge che il comma 47 integra la lettera b) del comma 4 dell'articolo 109, recante norme generali sui componenti del reddito d'impresa, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, stabilendo che anche le spese relative a studi e ricerche di sviluppo potranno essere oggetto della deduzione cosiddetta extracontabile.
Al riguardo ricorda che, nel corso delle sue dichiarazioni programmatiche, il ministro Mussi ha affermato che in Italia il sistema della ricerca non adeguato alle sfide della globalizzazione dei mercati e della conoscenza e che la vera anomalia sta nella ricerca privata, perch il reticolo di piccole e medie imprese ha difficolt ad organizzarsi per competere nei settori pi dinamici dei mercati mondiali. La norma va quindi proprio nella direzione auspicata dell'incentivare da parte dello Stato l'investimento privato. Con riguardo poi agli articoli 22 e 25, pur comprendendo la necessit di contenere la spesa e apprezzando l'esclusione dall'applicazione dell'articolo 22 delle istituzioni scolastiche, ritiene opportuno segnalare alcuni settori per i quali sar necessario, in sede di approvazione della legge finanziaria, individuare le risorse per aumentare in modo adeguato i relativi finanziamenti. Si riferisce in particolare all'edilizia scolastica, che necessita di un piano nazionale di messa in sicurezza e adeguamento strutturale degli edifici scolastici; ai beni archivistici ed architettonici, che vivono condizioni di effettive e protratte ristrettezze economiche, alla previsione del ridimensionamento degli stanziamenti di spesa per consumi intermedi delle universit e degli enti di ricerca.
Si riserva quindi di presentare una proposta di parere nel prosieguo dell'esame.
Pietro FOLENA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.15.



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