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Risoluzione in Commissione su «Istituzione del «Giorno della Memoria»(MANUELA GHIZZONI) 7-00104
2007-01-22



lunedì 22 gennaio 2007 nella seduta n.095


La VII Commissione,
premesso che:
la legge n. 211 del 20 luglio 2000, «Istituzione del «Giorno della Memoria» in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti», prevede nel suo Articolo 1 che la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio da dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, «Giorno della Memoria», al fine di ricordare la Shoah le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati;
considerato che:
con la Legge n. 91 del 17 aprile 2003, recentemente modificata dal comma 1144 della legge n. 296 del 27 dicembre 2006, è istituito a Ferrara il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah, quale testimonianza delle vicende che hanno caratterizzato la bimillenaria presenza ebraica in Italia, comprese le persecuzioni razziali e le deportazioni del Secondo conflitto mondiale;
a Roma, in un terreno adiacente Villa Torlonia, sorgerà il Museo romano della Shoah, realizzato dall'Amministrazione in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma e l'Associazione Figli della Shoah e che il premio Nobel per la Pace, Elie Wiesel, ha accettato la presidenza onoraria della fondazione che sarà creata a New York con lo scopo di raccogliere fondi per il progetto scientifico del Museo;
a Milano sarà realizzato il Memoriale della Shoah, nella parte situata a livello strada della stazione centrale, dove gli ebrei, prelevati dal carcere di San Vittore, venivano caricati sui vagoni merci per essere poi avviati ai lager nazisti;
a queste iniziative recenti si affiancano altri musei dedicati alla memoria della deportazione, quali il Monumento nazionale della Risiera di San Sabba in Trieste, monumento nazionale dal 1965, e il Museo Monumento al deportato politico e razziale di Carpi, istituito nel 1973;
nel nostro Paese vi sono anche altri luoghi di memoria, come l'ex campo di concentramento di Fossoli, presso Carpi, e il campo di Gries di Bolzano, anch'essi visitati ogni anno da migliaia di persone, in particolare studenti;
negli ultimi anni diverse Amministrazioni locali hanno realizzato «viaggi della memoria» presso i lager nazisti, affinché centinaia di giovani italiani potessero visitare i luoghi della deportazione e dello sterminio e si rendessero essi stessi testimoni dell'Olocausto;
le «tesi negazioniste» continuano, in Europa e nel Mondo, a fare proseliti, come testimonia da ultimo la conferenza di Teheran del dicembre scorso, organizzata dal Governo iraniano, nella quale presunti «studiosi» si sono dati convegno per negare l'esistenza della Shoah nella Storia;
anche in Italia trova sostegno e radicamento il revisionismo storiografico, che tende a minimizzare le responsabilità politiche e storiche del Nazismo e del Fascismo per la persecuzione e lo sterminio di milioni di esseri umani, ebrei, omosessuali, zingari, testimoni di Geova e dissidenti politici;
se Nazismo e Fascismo poterono perpetrare un tale Sterminio fu anche per un endemico antisemitismo presente nell'Europa di quei decenni; l'antisemitismo ed il razzismo rappresentano ancora oggi, in Italia e in Europa, un fenomeno non marginale;
il ricorso ad un provvedimento legislativo che prevedeva il reato di negazione della Shoah - annunciato in questi giorni dal Ministro della Giustizia - dimostra purtroppo che nella nostra società non costituisce senso comune la condanna della violenza e del razzismo che portarono allo sterminio milioni di persone «diverse», per religione, orientamento sessuale e convincimento politico;
tra pochi anni non ci saranno più testimoni diretti dell'Olocausto e pertanto è indispensabile ed urgente che anche in Italia, sull'esempio delle riflessioni che si stanno compiendo in molti paesi europei (Francia, Germania, Olanda e Polonia), si approntino luoghi e strumenti in grado di tramandare la memoria dello sterminio alle nuove generazioni;
considerato infine che:
per dirla con le parole di Primo Levi, «È avvenuto, quindi può accadere di nuovo», e che le persecuzioni razziali e la pulizia etnica non sono incidenti della Storia definitivamente archiviati, ma costituiscono una realtà presente e diffusa nel mondo, come dimostrano - sebbene non siamo fenomeni storicamente assimilabili - non solo le tragedie recentissime del Rwanda, della Bosnia e del Kosovo, ma anche la rinascente ostilità, nel cuore d'Europa, nei confronti di ebrei, zingari e immigrati;

impegna il Governo:


a sollecitare tutti i mezzi di informazione, alla carta stampata alle trasmissioni radiofoniche e televisive, affinché intraprendano - e non solo in prossimità del Giorno della Memoria - campagne contro la falsificazione e la negazione di eventi ancora vicini a noi, ma il cui ricordo rischia di affievolirsi anno dopo anno, soprattutto in una società che quotidianamente si confronta con l'assuefazionde alla degradazione dell'umano;
a sollecitare gli istituti scolastici nell'ambito delle loro autonomie ad affiancare alle tradizionali lezioni frontali ogni iniziativa che renda approfondito è critico lo studio della nostra Storia recente, affinché la conoscenza degli eventi del Novecento non sia superficiale e non abbia carattere estemporaneo, nonostante l'impegno profuso dai docenti;
a sostenere, anche finanziariamente, le realtà che sul territorio nazionale sono impegnate nella conservazione e nella trasmissione della memoria della deportazione dall'Italia, in quanto parte essenziale della storia patria e patrimonio della Nazione, che riconosce nella lotta contro il nazifascismo l'atto fondante della democrazia repubblicana;
in particolare, a sostenere gli istituti di ricerca, le associazioni culturali e gli organismi che svolgono attività educativa con gli scolari e gli studenti italiani sui temi della Shoah e della deportazione politico-razziale, nella consapevolezza che la nostra democrazia, per quanto solida e radicata, non è immune dai rischi di antisemitismo, razzismo e intolleranza e nella convinzione che tali approfondimenti siano utili alla costruzione di una coscienza civile rispettosa delle differenze, culturali e religiose.
(7-00104) «Ghizzoni, Miglioli, Sasso, De Biasi, Costantini, Folena, Li Causi, Benzoni, Giulietti, Razzi, Froner, Tranfaglia».

RISPOSTA ATTO

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