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Interpellanza 2-00467 installazioni di pale eoliche
2007-04-17


Atto Camera


presentata da
SIMEONE DI CAGNO ABBRESCIA
marted 17 aprile 2007 nella seduta n.145


I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per i beni e le attivit culturali, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:

il risparmio energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili, sono al centro dell'attenzione globale al fine di una migliore sostenibilit ed efficienza dell'uso dell'energia;

i progetti per l'utilizzo dello sviluppo dell'energia eolica, nonch l'interesse di grandi gruppi imprenditoriali anche internazionali, ad investire in tale direzione nel nostro Paese, aumentano in misura esponenziale, anche a causa del notevole ritardo nella produzione di energia derivante da fonti alternative;

l'energia eolica ipotizzata come valida alternativa energetica, collegata anche alle politiche di riduzione dei gas ad effetto serra rientranti negli accordi previsti dal protocollo di Kyoto, in realt non sembra poter costituire prospettive significative in termini di produzione energetica; importante evidenziare inoltre, che nell'ultimo Piano Energetico Nazionale (PEN) fatto nel 1988, si prevedevano per l'anno 2000 solo 600 MW eolici, in quanto erano stati considerati coltivabili soltanto i siti efficienti, cio quelli con pi di 2.000 ore all'anno di vento;

pi volte il Premio Nobel Carlo Rubbia, ha chiarito che dall'energia eolica in Italia deriva complessivamente un modesto apporto energetico: appena lo 0,4 per cento del totale; a ci vanno aggiunte inoltre le valutazioni negative riguardo agli impatti sul paesaggio italiano, costituzionalmente tutelato, di Italia Nostra e del Comitato nazionale del paesaggio;

numerose associazioni a tutela dell'ambiente e da ultimo anche il WWF, denunciano tra l'altro i devastanti impatti dell'eolico sull'avifauna, sull'ambiente e sulle montagne in particolare dell'Appennino, che invece dovrebbero considerarsi le nostre aree di ricarica per l'aria e per l'acqua; talune di queste associazioni hanno, fra l'altro, emanato proprie linee guida per la corretta installazione degli impianti eolici e sottoscritto convenzioni con l'ANEV (l'associazione nazionale degli industriali del vento registrata come associazione ambientalista riconosciuta) che sono state costantemente disattese sul territorio; il paradosso vuole che in tema di eolico, i comitati ambientalisti locali, che hanno contezza dei singoli interventi, spesso si trovano in contrasto con le proprie direzioni nazionali, che agiscono in base a principi generali;

l'unica associazione schierata fieramente a favore dell'eolico Legambiente, che per questo si attirata le accuse, in alcuni casi dimostrate da Italia Nostra, di collegamento con i cosiddetti industriali del vento;

tra le altre accuse che le associazioni ambientaliste hanno ribadito a pi riprese, esisterebbe una lobby eolica e che inoltre, secondo le medesime associazioni, non sono spiegabili le resistenze, ribadite peraltro anche dall'ex Ministro delle attivit produttive Scajola, sull'incentivazione dell'energia solare fotovoltaica, enucleatesi nei ritardi dell'emanazione dei relativi decreti e nei numerosi ostacoli burocratici frapposti all'installazione ed all'allaccio di questo tipo di impianti; peraltro questi ostacoli sembrano essere stati superati con il recente decreto sul fotovoltaico, anche se resta da spiegare perch l'obiettivo previsto per l'incentivo del fotovoltaico, sia di 3.000 MW al 2016, la met di quanto previsto per l'eolico, nonostante l'Italia sia il Paese del sole e non del vento e perch si siano ad oggi installati 2.123 MW eolici, contro poche centinaia di MW fotovoltaici, settore nel quale siamo indietro addirittura alla Norvegia;

in sostanza le accuse rivolte all'eolico riguardano il gigantismo delle installazioni, che direttamente proporzionale alla produttivit, alla rapida maturazione industriale del settore ed al sistema degli incentivi; da questi fattori deriva la violenza dell'impatto sul territorio (si consideri che per installare rotori di circa 90 metri di diametro in montagna, occorre realizzare strade in grado di sopportare trasporti eccezionali e fondazioni da centinaia di tonnellate di cemento) e sul paesaggio (gli impianti superano i 120 metri di altezza e gli industriali tendono ad aggiungere altri impianti ai parchi gi realizzati, in modo da sfruttare le economie di scala; ad esempio nel Fortore, una delle poche aree in Italia con ventosit superiore alle 2.000 ore, a cavallo tra Campania e Puglia, si dovevano installare 50 pali: si invece arrivati a 450 e si ipotizza di arrivare a 1.000); quanto alla proliferazione degli impianti, tale aspetto evidentemente drogato sia da finanziamenti diretti, come nel caso della Puglia, sia da interventi indiretti (si realizzano strade con fondi agricoli europei, alle quali poi si muta imputazione), sia inoltre dall'acquisto a prezzo maggiorato dell'energia prodotta, che garantisce redditivit anche quando l'impianto non sarebbe di per se conveniente;

il dato speculativo pertanto travalica qualsiasi altra considerazione ambientale e di sviluppo sostenibile; ad esempio esiste una societ tedesca, che in questo momento promette ad investitori tedeschi, austriaci e svizzeri (ma non italiani) rendimenti superiori al 7 per cento annuo al fine dell'istallazione di impianti eolici in Italia;

tuttavia speculare sul protocollo di Kyoto, raggiungendone taluni obiettivi nominali, non significa realizzarlo; di fronte a questi interventi classificati ambientali, in molti centri abitati di diverse Regioni, fra cui la Puglia, si sono sollevate perplessit e contestazioni sulla possibilit di installazione di gigantesche torri realizzate in aree anche limitrofe ai centri abitati, con procedure opinabili e spesso senza valutazione d'impatto ambientale, con il rischio di deturpare, paesaggi naturali, zone archeologiche, zone geologiche che rappresentano le peculiarit di un territorio e l'identit delle popolazioni locali;

per quanto esposto non pu che essere considerata con sospetto l'inversione a 180 gradi, operata dall'attuale Governo della Regione Puglia, inizialmente totalmente contrario all'ipotesi di costruzione di nuove centrali eoliche sul proprio territorio, ma che invece con la delibera regionale del 13 ottobre 2006, n. 1550 ha previsto la possibilit di investire, attraverso ingenti incentivi e agevolazioni in favore dell'industria energetica alternativa, consentendo la costruzione e l'installazione di pale eoliche in maniera disorganica, indistinta e priva di ogni valutazione e monitoraggio preventivo; secondo quanto riportato da un articolo pubblicato dal quotidiano: La Gazzetta del Mezzogiorno il 24 gennaio 2007, la predetta delibera approvata dalla Regione Puglia, sebbene stabilisca alcuni criteri e le necessarie regolamentazioni per l'installazione degli impianti, attraverso determinati requisiti di grandezza, prevede altres una disposizione transitoria, che consentiva fino alla fine di marzo 2007 di agire in deroga, permettendo in modo espansivo l'installazione di pale eoliche dislocate su tutto il territorio regionale, ovvero dal foggiano al Salento da parte delle imprese, alcune delle quali multinazionali del settore, il cui investimento complessivo risulta pari a 10 miliardi di euro;

il predetto articolo descrive inoltre l'enorme potenzialit in termini affaristici che le installazioni di tali gigantesche torri eoliche, costituirebbe per le grandi imprese del settore, i cui oneri molto spesso sono coperti da fondi regionali ed europei che non hanno nulla a che fare con il protocollo di Kyoto e con una seria politica di riduzione dei gas ad effetto serra;

appare agli interpellanti assai discutibile la scelta della Giunta regionale pugliese di sostenere le industrie energetiche, proponendo ingenti investimenti per un settore - che peraltro ha un basso impatto occupazionale - gi beneficiario di altre agevolazioni, modificando i criteri adottati in precedenza ed escludendo le industrie manifatturiere, cosi penalizzando il territorio sia dal punto di vista occupazionale, che da quello della tutela ambientale;

l'allarme sul proliferare degli impianti eolici in Puglia stato lanciato anche dalla Coldiretti, paventando il rischio che se dovessero essere autorizzate tutte le proposte di realizzazione di impianti, la genuinit e la salubrit dei prodotti regionali tipici di qualit, sarebbero inevitabilmente danneggiate dall'impatto negativo degli impianti eolici sul territorio, al punto che non risulterebbero pi appetibili e ricollegabili alla bellezza e alla naturalit dei luoghi di origine;

quantificando la situazione attuale della Regione Puglia, secondo i dati diffusi dalla LIPU (Lega italiana protezione uccelli) su ben 1.232 torri con parere ambientale positivo, realizzate o da realizzare, 1.116 torri, non sono state assoggettate alla procedura di VIA; su 76 parchi eolici valutati dagli organi regionali, solo uno ha avuto parere ambientale negativo, successivamente revisionato su istanza della societ; il complesso degli impianti gi autorizzati, produrrebbe 1.686 MW, ben al di l degli obiettivi della Regione; la LIPU inoltre ha segnalato l'ostruzionismo informativo delle amministrazioni interessate, la scarsit di informazioni sul BURP (bollettino ufficiale regionale Puglia) e la mancanza di pubblicit del deposito del progetto; risulta inoltre importante sottolineare che oltre ai progetti autorizzati, sono stati presentati un numero enorme di altri progetti stimabile in non meno di ulteriori 6.400 MW, tutti da realizzare senza alcuna programmazione in assenza di un piano energetico; recentemente il Ministro per i beni culturali ha diffuso un documento contenente delle Linee guida per il corretto inserimento degli impianti eolici nel paesaggio ai fini della emanazione di successive direttive valide su tutto il territorio nazionale;

risultano invece contrastanti e confuse le opinioni espresse dal Ministero dell'Ambiente, poich mentre il sottosegretario Laura Marchetti ha proposto una moratoria nazionale al fine di sospendere per sei mesi le autorizzazioni per l'eolico, attraverso un intervento del Governo, il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha invece rimandato l'eventuale decisione di una moratoria nazionale sull'eolico, al Parlamento;

tali affermazioni probabilmente hanno indotto i rappresentanti del Governo a soffermarsi sui rischi di impatto ambientale nonch a riflettere sulle diverse denunce da parte di numerose associazioni, contrarie alle installazioni di torri eoliche in numero sproporzionato, ipotizzando pertanto, iniziative volte a sospendere le procedure di installazioni di gigantesche torri eoliche che distruggono il paesaggio regionale;

quanto predetto tuttavia sembra aver messo fretta agli industriali eolici, che accelerano le presentazioni di richieste e di realizzazioni di impianti al fine di creare, come sta avvenendo con le autorizzazioni CIP 6, il cosiddetto fatto compiuto o il diritto acquisito -:

quali urgenti provvedimenti intendano intraprendere, con riferimento alle norme costituzionali contenute nell'articolo 9, comma 2 (tutela del paesaggio) e nell'articolo 117, comma 2, lettera s) (tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali), al fine di evitare che le previsioni di imminenti installazioni di pale eoliche nelle regioni italiane ed in particolare nella Regione Puglia, effettuate in maniera imponente e selvaggia, provochino gravi danni al territorio, al paesaggio, alla tutela ambientale e all'ecosistema, non garantendo inoltre alcun beneficio in termini occupazionali;

se il Ministro per i beni e le attivit culturali non ritenga opportuno emanare direttive alle Soprintendenze, che riconfermando la validit della Direttiva Urbani sulle installazioni eoliche, ne richieda un'applicazione restrittiva, in attesa della emanazione di una disciplina organica;

se non ritenga infine, opportuno chiarire quale sia attualmente la reale posizione del Governo, sulle iniziative che si intendono adottare per le autorizzazioni delle installazioni di pale eoliche, al fine di stabilire delle regole ritenute pi consone, al fine di tutelare il paesaggio nazionale e in particolare quello pugliese, che ormai preso d'assalto da parte delle imprese del settore, interessate soltanto dall'elevato profitto, pi che dalla finalit legata alla produzione energetica da fonte rinnovabile.

(2-00467) Di Cagno Abbrescia, Fitto.

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/


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