LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

VII COMMISSIONE. AUDIZIONE Resoconto stenografico
2008-06-03

PER VISUALIZZARE I CONTENUTI SUIL SITO DELLA CAMERA CLICCARE QUI




BOZZA NON CORRETTA
COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE



Seduta di martedì 3 giugno 2008


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE VALENTINA APREA
La seduta comincia alle 11,05.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Audizione del Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
Gentile Ministro Bondi, prima di lasciarle la parola per lo svolgimento della sua audizione, da tutti noi molto attesa, voglio innanzitutto formularle, a nome di tutti i gruppi della Commissione e mio personale, gli auguri migliori per il lavoro molto impegnativo che l'attende.
Potrà senz'altro contare sulla nostra incondizionata collaborazione nella realizzazione di quegli obiettivi che insieme definiremo di volta in volta e sul nostro pieno rispetto per il lavoro che andrà a svolgere.
Tengo peraltro a sottolineare anche in questa sede, pur avendolo già fatto in concomitanza con il mio insediamento, che considero altrettanto fondamentale che il Governo assicuri il pieno e incondizionato rispetto per il ruolo svolto dalla Commissione, in tutte le sue componenti di minoranza e maggioranza.

Pag. 4

Voglio dirlo forte e chiaro, signor ministro: sarò personalmente garante della distinzione dei rapporti tra il Parlamento e il Governo, assicurando che in alcun modo siano strumentalizzati, quando non addirittura sminuiti, il ruolo e le prerogative della Commissione che ho l'onore di presiedere e dei singoli parlamentari che la compongono e che, come vede, sono tutti presenti a questa audizione.
Sono certa che condivide questo mio indirizzo e che tutti noi avremo in lei un prezioso alleato in questo senso.
Do, quindi, la parola al Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, perché renda le indicazioni relative alle linee programmatiche del suo dicastero. Benvenuto, Ministro.
SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor presidente, cari onorevoli colleghi, la mia emozione in questo momento presuppone un grandissimo rispetto per questa Commissione e per tutti i suoi componenti.
Ho accettato l'incarico di Ministro per i beni e le attività culturali con la ferma convinzione che il rilancio del nostro Paese debba passare per una nuova stagione della cultura italiana.
Dopo decenni di scontri ideologici, di insanabili fratture, di pesanti egemonie, è giunto il momento di badare innanzitutto al bene comune e non solo all'interesse di parte. Per lungo tempo siamo stati indotti a credere che la cultura potesse essere di destra o di sinistra. Mai abbiamo pensato che sussistessero, prima ancora delle divisioni, valori identitari e condivisi a fondamento della nazione, valori che sedimentano vivi nel nostro immenso patrimonio artistico e che hanno ancora la forza per essere modelli con i quali progettare tutti insieme il nostro futuro.

Pag. 5

Al festival di Cannes, dove mi sono recato pochi giorni fa, ho capito che i nostri film davano al mondo il segnale chiaro che sta rinascendo un cinema italiano forte, impegnato, forse anche scomodo, diretto da magistrali registi e interpretato da valenti attori italiani.
Anche i nostri musei rinascono; si stanno adeguando ai bisogni dei nostri turisti di oggi, forse meno sofisticati di un tempo, certo più esigenti e numerosi. Basti pensare alle lunghe code davanti ai nostri complessi museali e a come si affollano i teatri e i luoghi dove si parla di letteratura, di poesia, di filosofia, di scienza, o dove si tengono concerti e spettacoli, come ad esempio l'Arena di Verona e gli altri splendidi anfiteatri.
Sono dunque orgoglioso di dovermi occupare insieme a voi della tutela del nostro patrimonio, della sua fruizione, e di incoraggiarne il divenire, ossia ciò che sta per nascere nel contemporaneo, che sia arte, architettura, musica, letteratura o spettacolo.
Sono consapevole di avere la responsabilità di un dicastero da cui dipendono i centri di eccellenza per il restauro, che sono guardati da tutto il mondo con ammirazione. I nostri restauratori compiono missioni straordinarie in Paesi devastati dalle guerre, quali l'Afghanistan e l'Iraq.
Sono infine grato ai miei predecessori che hanno fatto utili e necessarie riforme nell'apparato ministeriale e che hanno redatto, con successive modifiche, il Codice dei beni culturali e della tutela del paesaggio.
Non voglio dilungarmi oltre ed entro nello specifico delle linee programmatiche, che nascono da un rapporto umano, oltre che politico, con l'onorevole Francesco Giro, sottosegretario del Ministero. Sono convinto che il mio compito sia innanzitutto quello di proseguire la tutela dell'immenso patrimonio

Pag. 6

culturale del nostro Paese, un compito che deve essere svolto dallo Stato, così come prevede il Codice dei beni culturali.
Credo, tuttavia, che questo compito, pur fondamentale, di custodire quanto ci è stato tramandato, non debba limitare la nostra possibilità di contemporanei di lasciare segni tangibili della nostra epoca.
In questo senso, una seria politica in questo settore deve incoraggiare e sostenere anche le opere degli artisti di oggi. Per questo motivo intendo, come mia prima proposta, indire un concorso nazionale per le arti figurative riservato ai giovani artisti, in collaborazione con il Ministro delle politiche giovanili, onorevole Giorgia Meloni.
L'Italia può ancora svolgere un ruolo importante in Europa e nel mondo se scommette sulla cultura, in tutti i suoi vari aspetti. Per questo motivo risulta fondamentale l'azione degli istituti di cultura all'estero. A questo proposito desidero avere un dialogo costante con il Ministro degli esteri, onorevole Franco Frattini.
«La Repubblica promuove - così recita l'articolo 9 della nostra Costituzione - lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». I due commi sono legati da un preciso nesso, in forza del quale la tutela del patrimonio costituisce il fondamento della cultura, che con il contributo delle arti e delle diverse forme di conoscenza rappresenta il motore dello sviluppo e della crescita della società.
Per questo motivo credo che sia strategico l'investimento in questo settore. Compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili e con gli equilibri delle politiche di bilancio intendo impegnarmi per una progressiva crescita dell'intervento economico

Pag. 7

dello Stato a favore delle politiche culturali, attualmente attestato sulla modesta percentuale dello 0,28 per cento del bilancio statale complessivo.
Un'analisi del trend delle risorse finanziarie del decennio 1998-2008 mostra, in termini di incidenza in percentuale sul bilancio generale dello Stato, un'oscillazione che va dallo 0,22 per cento del 1998 ad un massimo dello 0,39 per cento nel 2000, quindi ad una progressiva flessione negli anni successivi, che si assesta per il 2008 sullo 0,28 per cento, pari a 2,3 miliardi di euro, contro gli 8,3 miliardi della Svezia, i 6,5 della Finlandia e i 3 della Francia. Un dato, questo, che ci pone agli ultimi posti tra gli Stati europei, i quali sono dotati, peraltro, come sappiamo, di un patrimonio di minore valenza rispetto al nostro.
È mia intenzione impegnarmi insieme a voi per una significativa inversione di questa tendenza negativa, al fine di assicurare un maggiore impegno economico pubblico in questo campo, fermo restando l'essenziale e imprescindibile apporto dei privati, nella logica della sussidiarietà, che va in ogni modo favorito e sostenuto.
Vorrei a questo punto sottolineare un altro aspetto del mio programma che ritengo fondamentale. Dopo decenni di faticoso lavoro, in cui la legislazione di settore è stata per intero riscritta, e dopo anni in cui la stessa macchina burocratica è stata riformata più volte, è giunto il momento di mettere in pratica le norme che abbiamo a disposizione, evitando un'ulteriore inflazione normativa.
Abbiamo bisogno di raggiungere risultati concreti e tangibili: restaurare, recuperare, migliorare la fruizione pubblica del nostro patrimonio. Abbiamo bisogno di riuscire a spendere al meglio i fondi disponibili, di inventare progetti per il recupero e la riqualificazione di aree, per la valorizzazione di

Pag. 8

itinerari, coinvolgendo in modo intelligente i privati. Le norme ci sono, servono gli uomini che le attuino e la capacità di tradurre le idee in fatti.
Il Governo Berlusconi, Ministro Giuliano Urbani, ha introdotto nel 2004 il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Il testo è stato integrato e reso definitivo dai successivi ministri, Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli. Il codice - è importante sottolinearlo - è stato inoltre elaborato con la preziosa collaborazione delle regioni e delle altre autonomie territoriali. Ne è derivato un ampio e condiviso apprezzamento da parte degli operatori del settore.
Condivido pienamente il pensiero del professor Salvatore Settis, presidente del Consiglio nazionale dei beni culturali, quando osserva: «Il nuovo Codice sia un importante passo avanti nell'attuazione della Costituzione repubblicana. Può esserlo, dipende da noi».
Ora occorre sperimentare sul campo la nuova disciplina. A tal fine è mio intendimento costituire, presso il Ministero, un tavolo di coordinamento per l'attuazione del Codice, aperto naturalmente alle regioni e agli enti locali.
Un capitolo importante, in questo lavoro di attuazione della nuova legislazione, è costituito dalla tutela, dal recupero e dalla riqualificazione dei paesaggi, sulla base della Convenzione europea del paesaggio di Firenze del 2000, ratificata con legge n. 14 del 9 gennaio 2006.
Ho avuto modo di osservare che nelle città, devastate dalla bruttezza e dal degrado, si annidano fenomeni allarmanti di disagio sociale: la bruttezza e soprattutto il degrado generano violenza. Per questo dobbiamo investire nella bellezza e riportare l'arte nel cuore delle città.
Su queste premesse sono convinto che occorre avviare una grande politica nazionale per il recupero delle immense

Pag. 9

periferie senza volto e senz'anima che devastano il paesaggio italiano e generano disagio sociale, infelicità, degrado e, quindi, povertà. Dove non c'è bellezza, né il piacere di riconoscersi come a casa propria, lì non c'è creatività, non c'è voglia di fare, non c'è l'humus indispensabile perché possano svilupparsi processi di crescita civile e produttiva. Solo riportando a livelli di dignità civile e di vivibilità, anche estetica e non solo funzionale, vaste aree così densamente popolate, potremo sperare di aver assolto al nostro compito di uomini di governo, garantendo le condizioni per uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile.
Ha detto Michael Novak in un recente convegno a Firenze: «Il vostro Paese è sempre stato tenuto in altissima considerazione dagli artisti e dagli architetti americani. Non solo. L'Italia ha insegnato agli Stati Uniti - ma potremmo dire che lo ha insegnato a tutto il mondo - che gli spazi pubblici civilizzati necessitano di bellezza come il cuore necessita d'amore e i polmoni di aria respirabile. Come potrebbero le persone acquisire uno spirito nobile se intorno a loro non ci sono opere d'arte che rappresentano la nobiltà d'animo? L'effetto del post-modernismo ha disumanizzato i nostri spazi vitali, per sottrarre alla nostra visione la lotta morale caratteristica dello spirito. Se trattenute a terra da cavi arrugginiti, le ali dello spirito umano non possono spiccare il volo». Non credo che si tratti di frasi soltanto belle, né tanto meno retoriche; ritengo che queste parole rappresentino la sostanza vera della politica che dobbiamo realizzare.
Occorre dunque avviare una collaborazione con le regioni per la definizione di nuove regole d'uso del territorio, compatibili con la tutela paesaggistica, mediante l'inserimento di più specifici contenuti prescrittivi e mediante la redazione di nuovi piani paesaggistici. Queste regole non dovranno essere

Pag. 10

fattori di limite, né un peso sulla libera iniziativa privata, bensì costituire le basi per una gestione sostenibile e razionale dei beni paesaggistici, in un contesto di miglioramento del marchio di qualità del nostro territorio.
Dobbiamo far comprendere a tutti i cittadini che la tutela del patrimonio culturale, nonostante le rinunce che sembra imporre nell'immediato, significa in realtà più ricchezza e maggiori opportunità di sviluppo nel medio e lungo periodo. La tutela è pratica di lungimiranza, che restituisce domani alla collettività molto di più di quello che chiede oggi in termini di eventuale rinuncia.
Si tratta di princìpi condivisi in tutta Europa. Dobbiamo renderci conto che il territorio, specie in una realtà come quella italiana, è un bene prezioso e richiede dunque un utilizzo attento, misurato e prudente. Questo non vuol dire che politiche territoriali sagge si pongano in contrasto con le esigenze di crescita economica. Occorre, invece, ed è qui il punto di equilibrio vero della formula dello «sviluppo sostenibile», puntare al riutilizzo dell'immenso patrimonio immobiliare, pubblico e privato, delle periferie degradate che imbruttiscono le nostre città, al recupero delle aree industriali dismesse, delle troppe «cattedrali nel deserto» sorte senza adeguati progetti e rimaste incompiute.
Il Paese non può permettersi una nuova fase di cementificazione non pianificata, né razionalizzata, con l'eccezione di opere necessarie di interesse nazionale.
Nell'ottica di un recupero della bellezza del territorio, è mio fermo proposito dare impulso alle azioni volte al recupero dei paesaggi compromessi e degradati, anche secondo le previsioni dell'ultima finanziaria, e soprattutto dando applicazione all'articolo 167 del codice, che prevede la stipula di un'apposita

Pag. 11

convenzione tra il Ministero di cui ho la responsabilità e il Ministero della difesa per gli interventi demolitori per iniziativa delle soprintendenze.
Al riguardo è mio intendimento portare una semplificazione in materia, al fine di consentire una ragionevole accelerazione delle pratiche di controllo preventivo, sì da renderle il meno possibile onerose e impegnative per il cittadino.
Ma intendo sin d'ora precisare che occorre preservare la pietra angolare su cui poggia l'intero edificio della tutela, vale a dire un controllo preventivo sui singoli interventi di trasformazione dei beni culturali. Qui è e resta, a mio avviso, il nocciolo duro del nostro modello di tutela, che si è legittimato in un secolo di storia e che fa perno su questa specialissima «magistratura tecnica» costituita dalle nostre soprintendenze, che rappresenta un bagaglio inesausto di risorse professionali di assoluta eccellenza, che va difeso e, per quanto possibile, potenziato.
Intendo tuttavia introdurre, nell'ambito delle mie prerogative di indirizzo politico, indirizzi operativi che orientino la prassi della tutela secondo criteri di intelligente proporzionalità e ragionevolezza nella gestione, in modo che i diritti e le libertà del cittadino, qualora debbano essere sacrificati, lo siano nella misura strettamente indispensabile al conseguimento delle superiori finalità di interesse pubblico.
Inoltre, la tutela del nostro patrimonio, che non può non essere esercitata dallo Stato, deve però trovare a livello locale degli strumenti aperti alla collaborazione con gli enti locali e corretti da rigidità burocratiche talvolta incomprensibili e irragionevoli agli occhi dei cittadini e dei nostri amministratori pubblici locali.

Pag. 12

Come ho già detto, sono convinto che si debba investire nella bellezza, che si debba riportare l'arte nel cuore delle città; promuovere il lavoro dei nostri artisti; arricchire il patrimonio che abbiamo ereditato, poiché l'Italia contemporanea, a differenza di altre realtà dell'Occidente - penso a Londra, Parigi, Berlino, Barcellona, Rotterdam - è stata ed è povera di nuove creazioni artistiche. La rigorosa e prioritaria tutela e valorizzazione del prezioso patrimonio ereditato non devono costituire un freno all'espressione della capacità creativa delle nuove generazioni. Le città sono organismi che hanno bisogno di nuove opere artistiche e architettoniche, che ne arricchiscano la vita sociale, oltre che culturale.
Intendo a tal proposito valutare il progetto inerente al disegno di legge presentato al Senato nel marzo del 2004, dal titolo «Legge quadro sulla qualità architettonica» e naturalmente tenere nella massima considerazione anche i disegni di legge presentati nella scorsa legislatura dagli onorevoli Zanda, Rampelli e Marras, aventi oggetto analogo.
Il tema della gestione dei beni culturali richiede particolare cura. Anche in questo caso, un articolato lavoro normativo è stato condotto nell'arco delle ultime tre legislature: dalla mai realizzata società SIBEC, per la promozione e il sostegno finanziario ed organizzativo di progetti per gli interventi di restauro, recupero e valorizzazione dei beni culturali, passando al decreto Veltroni del 1998, ove si prevedeva la possibilità per il ministero di stipulare accordi con amministrazioni pubbliche e con soggetti privati, fino alla legge 16 ottobre 2003, che ha costituito la società Arcus Spa per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo.
Si tratta ora di trovare una sintesi operativa tra le diverse visioni in campo, in modo da coniugare il principio della prevalenza della tutela con quello della sussidiarietà orizzontale

Pag. 13

e del riconoscimento del proficuo apporto dei privati, che è prezioso non solo in termini economici, ma anche in termini di capacità ideativa, progettuale e gestionale.
A questo proposito, desidero affrontare il tema cruciale dei musei. Abbiamo in Italia oltre 3.500 siti museali statali, per non parlare dei quasi 100 mila tra monumenti e chiese, 300 mila dimore storiche e 2.000 siti archeologici. Si tratta di un patrimonio inestimabile, che però molto spesso versa in condizioni difficili, se non qualche volta di abbandono. E, comunque, è un patrimonio che stenta a diventare una risorsa per lo sviluppo del nostro turismo.
Ho già affidato, perciò, ai preposti uffici del Ministero l'incarico di individuare una figura giuridicamente capace di coordinare e sviluppare un Piano nazionale dei musei, secondo i moderni canoni di gestione economica dei beni culturali, con la missione di meglio tutelarli e di meglio utilizzarli, al fine della loro migliore fruizione e valorizzazione anche turistica. Questo lo considero uno dei punti più qualificanti del mio impegno, sul quale spero di poter ottenere la vostra condivisione e, soprattutto, la vostra collaborazione.
Sempre in questo ambito, è mio proposito valorizzare la società Arcus Spa., che rappresenta un importante - direi determinante - strumento operativo per elaborare nuovi approcci di gestione e di intervento, assicurando un più stretto raccordo con la programmazione ministeriale, anche ai fini delle definizioni degli obiettivi di intervento.
Occorre migliorare la tutela e la fruizione del nostro patrimonio archeologico. Innanzitutto occorre rendere operativa l'archeologia preventiva, mediante l'elaborazione di linee guida e la scrittura dei regolamenti attuativi. L'archeologia preventiva consente di conoscere, conservare e proteggere, nonché di rendere fruibile e valorizzare ulteriore e nuovo

Pag. 14

patrimonio archeologico. Conoscere prima il «rischio» archeologico e prevenirlo è il modo migliore per evitare che importanti opere pubbliche restino bloccate per anni.
Passerei ora, se il presidente me lo consentite, al punto riguardante lo sviluppo e il sostegno del turismo culturale di qualità, anche per dare spazio al successivo dibattito.
È stata da più parti sottolineata la necessaria connessione tra la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del territorio. Il nostro patrimonio culturale, infatti, è così fittamente intrecciato con il territorio da costituire un tutt'uno con il paesaggio circostante: è ciò che chiamiamo paesaggio storico, o museo diffuso, o distretto culturale. Personalmente sceglierei la dizione «museo diffuso», poiché il nostro territorio lo è davvero nei fatti.
Il turismo culturale di qualità è la nuova frontiera per una gestione efficace del sistema dei beni culturali che, con la responsabile partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, può realizzare un'offerta capace di generare uno sviluppo benefico per l'intero territorio interessato.
Per raggiungere questo ambizioso obiettivo occorre che siano messe in campo tutte le forze disponibili, non solo quelle pubbliche e istituzionali, ma anche quelle imprenditoriali e del terzo settore. Vanno inoltre incentivate le forme del mecenatismo, della sponsorizzazione, della collaborazione pubblico-privato, fino ai nuovi modelli di sviluppo che mettono in campo la responsabilità sociale dell'impresa e il volontariato manageriale.
A questo fine, intendo mettere al lavoro una commissione di esperti - questo è un altro punto che mi sta particolarmente a cuore - in collaborazione con le maggiori associazioni operanti nel mondo della cultura, quali il FAI, Mecenate 90, Civita ed altri, con il compito di approntare una serie di

Pag. 15

itinerari e di circuiti turistico-culturali che privilegino l'Italia minore, l'Italia delle cento città, l'Italia da scoprire e da conoscere anche da parte degli italiani. Un tesoro nascosto che gli stessi italiani conoscono poco. Credo che dovremo mettere a punto un piano, anche di comunicazione, per «vendere» l'Italia non soltanto all'estero, ma anche agli italiani.
Ho già rilevato come questo settore sia reduce da due riforme organizzative ravvicinate, i cui effetti sono ancora lontani dall'essersi stabilizzati. Vale anche per il campo dell'organizzazione interna la massima che ho posto in testa al mio programma: «prima fare».
Per quanto attiene all'apparato burocratico è, dunque, mio intendimento puntare sul rafforzamento degli organici, attraverso l'assunzione di nuovi funzionari che garantiscano la continuità della tradizione tecnico-amministrativa di eccellenza delle soprintendenze.
Capisco che la prima obiezione che si può muovere alle cose che dico è legata alla considerazione dell'attuale situazione economica del Paese e alle voci di ridimensionamento delle risorse a favore della cultura e dello spettacolo. Certo, si tratta di una situazione che conosciamo tutti, ma credo che l'unico modo per sventare questi rischi sia un lavoro da svolgere insieme fra i componenti di questa Commissione, fra le forze politiche in essa rappresentate e fra le forze politiche rappresentate in Parlamento, tanto di maggioranza, quanto di opposizione. La collaborazione fra di noi è l'unico strumento a nostra disposizione per fare in modo che questi intendimenti, che se pronunciati in questo momento possono apparire generici, possano rendere possibili queste misure che tutti noi credo riteniamo necessarie per lo sviluppo del Paese.
Un altro capitolo che valuterò con la massima attenzione è quello del miglioramento della capacità di spesa degli organi

Pag. 16

centrali e periferici dell'amministrazione per i beni e le attività culturali. Saper spendere bene, in modo trasparente, significa fare fruttuoso impiego delle risorse pubbliche esistenti. Noi dobbiamo essere in grado di mettere a frutto queste risorse che i cittadini ci affidano, impiegandole in modo veloce, efficiente ed efficace per tradurle in beni restaurati e resi fruibili, in paesaggi riqualificati, in nuovi e migliori servizi di accoglienza nei musei.
Ho dovuto purtroppo registrare, all'esito di una prima e approssimativa ricostruzione affidata ai miei uffici, che permangono tuttora notevoli difficoltà ad utilizzare le risorse finanziarie a disposizione, non consentendoci di far fronte adeguatamente alle richieste che da più parti ci giungono. In tale contesto credo sia indispensabile: snellire e sveltire le procedure di spesa; migliorare la capacità progettuale dell'amministrazione, anche ricorrendo a forme operative di collaborazione pubblico-privato; creare uffici di staff, presieduti da funzionari amministrativi specializzati, che svolgano un servizio di consulenza delle procedure di gara per l'appalto di servizi, forniture e lavori.
Occorre difendere e rilanciare l'eccellenza della nostra cultura del restauro. Nel settore del restauro dei beni archeologici l'Italia, come ho già accennato, vanta una posizione di eccellenza nel mondo, come testimoniato di recente dalle missioni in Cina e in Iraq. L'articolo 29 del codice ha dato dignità normativa alle diverse professioni della filiera delle attività conservative, tutte indispensabili all'ottimale riuscita degli interventi. Non sono state ancora definite le norme alle quali è demandata la definizione dei ruoli e delle responsabilità, dei percorsi formativi delle diverse figure professionali, in primis dei restauratori dei beni culturali.

Pag. 17

Si tratta di disciplinare l'accesso e lo svolgimento dell'attività professionale, favorendo l'incontro e l'integrazione tra la tradizione delle scuole di alta formazione statale (come l'Istituto centrale per il restauro e l'Opificio delle pietre dure) e le esperienze universitarie che sono state attivate da alcuni anni, così da definire degli standard formativi che coniughino le diverse esperienze.
In proposito, intendo recepire il lavoro svolto negli ultimi mesi da un tavolo tecnico, che ha visto la proficua collaborazione tra rappresentanti delle amministrazioni statali e delle università, disciplinando un corso a ciclo unico quinquennale, caratterizzato dalla prevalenza degli insegnamenti tecnico-operativi e dall'interdisciplinarietà. A garanzia di tale modello formativo, verrà istituita una sede di verifica e accreditamento dei corsi che i soggetti pubblici e privati intendono attivare.
Un punto delicato è la definizione della prova di idoneità che, in via transitoria, consentirà di accedere alla qualifica di restauratore anche a coloro che, pur non essendosi diplomati nelle poche e selettive scuole di alta formazione, hanno lavorato nei cantieri di restauro. Al riguardo è mio intendimento far sì che questa prova d'idoneità non divenga una sanatoria generalizzata, semmai costituisca un momento di verifica imparziale e rigorosa, per salvaguardare l'eccellenza professionale, garanzia imprescindibile di qualità degli interventi.
Espletati questi adempimenti, si potrà compilare l'elenco dei restauratori, per dare certezza ad un'attività strategica ai fini dell'effettiva tutela del patrimonio.
La definizione dei profili di competenza e dei percorsi formativi dei restauratori consentirà di dettagliare la qualificazione delle imprese nelle categorie degli appalti pubblici,

Pag. 18

come prevede il Codice dei contratti pubblici. La disponibilità di operatori qualificati, infatti, è il vero requisito che caratterizza questo settore.
È nota la cronica e strutturale carenza di risorse finanziarie che affligge la tutela del patrimonio culturale. Per questo è importante una saggia valorizzazione dei beni - con gli introiti derivanti da un'attenta gestione - che possa alleviare i costi erariali di conservazione del patrimonio culturale. Ma è altresì acquisizione condivisa che occorre favorire forme di compartecipazione liberale dei privati, lucrative e/o di utilità sociale, al finanziamento dei beni e delle attività culturali.
Alcune idee in questa direzione che intendo approfondire sono: una riduzione significativa dell'aliquota IVA per gli acquisti di opere d'arte e per i servizi culturali; l'introduzione del 5 per mille anche a favore del restauro e dell'arte; l'estensione anche alle persone fisiche delle deduzioni fiscali per i contributi alla cultura.
Per quanto riguarda i beni librari, un compito che sentiamo primario è la diffusione della lettura, la promozione del libro e il potenziamento del ruolo delle biblioteche.
Salto questa parte e quella riguardante i beni archivistici non perché sottovaluti questi problemi, ma per rispetto verso chi mi sta ascoltando, che peraltro ha un testo scritto a disposizione. Passo, dunque, al capitolo relativo al nuovo impulso alle politiche di sostegno al cinema italiano, all'audiovisivo, alla televisione.
Anche nel campo del cinema, la parola d'ordine è «realizzare». La normativa c'è, ma attende di essere tradotta in atti. Occorre, ad esempio, accelerare l'attuazione delle norme sugli incentivi fiscali al cinema contenute nella legge finanziaria per il 2008. Sono già pronti i decreti tecnici di

Pag. 19

attuazione previsti dalla legge finanziaria, in modo da poter rapidamente far entrare in funzione il sistema non appena si concluderà la procedura con Bruxelles.
A questo riguardo, ho l'obbligo di precisare in questa sede che la copertura finanziaria dell'abolizione dell'ICI è stata prevista anche attraverso riduzioni di spesa «dolorose», da inquadrare tuttavia nel più generale contesto di misure urgenti a favore delle famiglie italiane, come primo impegno di questo Governo.
Come per tutte le altre amministrazioni pubbliche, sono state effettuate alcune riduzioni delle spese a suo tempo autorizzate dalla legge finanziaria. Per quanto concerne la diminuzione delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo, essa è da riferirsi alla limitatissima quota del 6,78 per cento degli stanziamenti di sola parte corrente per l'anno 2010. Quindi, un'annualità lontana, com'è noto puramente figurativa e comunque suscettibile di futuri aggiustamenti.
La soppressione degli interventi a favore degli investimenti nel cinema (tax credit) è invece certamente un segnale negativo per questo settore. Ho già interessato il Presidente del Consiglio, il Ministro dell'economia, il titolare per i rapporti con il Parlamento e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dottor Gianni Letta, che mi hanno assicurato, in sede di conversione del decreto-legge, un attento ed approfondito esame che, ne sono certo, porterà ad un ripensamento di questa decisione.
Per questa ragione, proprio in questi giorni ho autorizzato ugualmente i funzionari del Ministero dei beni culturali a recarsi a Bruxelles per discutere, nonostante tutto, del decreto attuativo della norma contenuta nella legge finanziaria che riguarda il cinema. Si tratta, infatti, di una norma che incide

Pag. 20

limitatamente sui conti dello Stato, ma che costituisce un forte volano per il rilancio di questo settore ed in generale dell'economia italiana.
Infine, bisogna ricordare che il decreto-legge sull'ICI prevede un fondo di 100 milioni di euro annui a disposizione delle amministrazioni da utilizzare per il reintegro delle dotazioni finanziarie ridotte. Il Ministero potrà eventualmente attivare le procedure per concorrere a tale reintegro.
Intendo, inoltre, porre mano a un disegno di legge snello e quanto più possibile condiviso, contenente un pacchetto di urgenti modifiche alla cosiddetta «legge cinema», il cui impianto - voluto dal mio predecessore, Giuliano Urbani - merita condivisione, ma che, nelle prime applicazioni, ha evidenziato la necessità di alcune correzioni. Si tratta di correzioni condivise che tendono a migliorare alcuni aspetti, da quello della valutazione tecnico-artistica dei progetti filmici di interesse culturale da sostenere, al funzionamento del pubblico registro delle opere cinematografiche per la tracciabilità dei relativi diritti, all'innalzamento della quota di spesa minima da effettuare in Italia per la produzione di un film se si vuole ottenere il contributo dello Stato.
Si dovrà conseguentemente predisporre alcune modifiche dei principali decreti tecnici di attuazione della «legge cinema», in modo che il sistema delle regole, già semplificato dalla legge Urbani, sia sempre più funzionale e vicino alle reali esigenze degli utenti.
Negli ultimi decenni le distorsioni del mercato cinematografico hanno messo sempre più a rischio la specificità culturale del cinema italiano, mortificandone la forza creativa, impoverendone la capacità produttiva e limitandone la diffusione sul territorio nazionale e in Europa. La polverizzazione delle imprese cinematografiche italiane, unita ad una forte

Pag. 21

presenza delle major americane sul versante distributivo e dell'esercizio, e da qualche anno anche su quello produttivo, ha determinato una forte presenza di film commerciali ad alto budget, di origine per lo più statunitense. Negli anni, in Italia, si è sempre più configurato un mercato del cinema incapace di sostenere pienamente i prodotti filmici a matrice culturale, caratterizzati da una domanda non sufficientemente ampia ed esposti a un processo generalizzato e continuo di costi di produzione crescenti.
In questo senso, sono altresì convinto che vada rivisto l'intervento, comunque necessario ed indispensabile, di sostegno economico da parte del Ministero dei beni culturali nei confronti del cinema italiano. Attualmente il meccanismo è teso a finanziare la produzione delle sceneggiature meritevoli, ma è carente il sostegno nella fase di pre-produzione e sviluppo dell'idea, ed ugualmente carente il sostegno nella fase di distribuzione. Basterebbe poco per invertire l'approccio, aiutando le case di produzione ad attivare nella fase di pre-produzione e di scrittura tutte quelle sinergie (a livello di soggetto, marketing, coproduzioni) indispensabili per poi riuscire ad affrontare le forche caudine dell'uscita nelle sale.
Il miglioramento di questa fase di pre-produzione permetterebbe inoltre di ampliare i target, visto che il cinema italiano ha sottovalutato numerose fasce di pubblico che invece il cinema americano presidia stabilmente: per esempio quello delle famiglie.
Intendo infine vigilare sulle misure di contenimento dei costi amministrativi annunciate nella legge finanziaria per il 2008, con riferimento a Cinecittà Holding Spa e alle società controllate, verificando gli statuti del Centro sperimentale e

Pag. 22

della Biennale di Venezia, in un'ottica di contenimento della spesa e di riduzione dei componenti degli organi delle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche.
Anche per la tutela della concorrenza e del mercato, intendo determinare una complessiva riforma della società madre e del gruppo, che, anche in relazione alle vicende degli ultimi anni, si rende opportuna per ridare a Cinecittà lo smalto e il prestigio che ha sempre avuto.
Sempre le disposizioni contenute nella legge finanziaria, infine, impongono di determinare se sia necessaria una revisione degli statuti di due altre importanti istituzioni pubbliche vigilate dal Ministero - la Fondazione Centro sperimentale di cinematografia e la Fondazione Biennale di Venezia - con la finalità di eliminare le disfunzioni e gli inutili sprechi.
Un ultimo punto mi preme di evidenziare in questa sintesi delle linee programmatiche cui ispirerò la mia azione di governo: verificare possibili soluzioni operative per favorire iniziative comuni con il servizio pubblico radiotelevisivo e le aziende specializzate nell'audiovisivo.
In particolare, la televisione deve essere informativa e formativa. Deve favorire la vita culturale nei musei e nelle altre istituzioni. Deve inventare il futuro, non soltanto della televisione, ma anche del costume e della cultura di questo Paese.
Per il campo dello spettacolo dal vivo, diversamente da quanto ho rilevato per gli altri settori di competenza del mio Dicastero, ritengo invece opportuno proporre un più significativo riassetto normativo, poiché la fluidità e l'efficacia dell'azione di governo in questo settore scontano negativamente l'eccessiva frammentazione e disorganicità della disciplina vigente.

Pag. 23

Sotto questo profilo considererò con attenzione l'esigenza del varo di una legge-obiettivo per lo spettacolo dal vivo, poiché l'attuale assetto generale delle norme non è connotato da univocità di lettura; da qui l'esigenza di fissare nei riguardi dell'amministrazione e degli operatori di settore le missioni e le linee generali di condotta.
Parimenti è sentita: la necessità di una profonda rivisitazione della disciplina del Titolo III della legge 14 agosto 1967, n. 800 in materia di attività musicali, le cui norme, dirette a favorire la formazione musicale della collettività, mostrano dopo 40 anni di applicazione la loro obsolescenza; l'operatività «aziendale» dei diversi settori, il diverso approccio del pubblico giovanile, l'opportunità di razionalizzare interventi in passato conferiti a pioggia e di dislocarli sul territorio compensando le naturali carenze di area geografica, postulano un complessivo ripensamento dell'intervento dello Stato; la necessità di una riforma della disciplina delle Fondazioni lirico-sinfoniche, a partire dalla privatizzazione di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, sia ottimizzando la governance interna, sia restituendo appeal nei confronti di possibili sovventori, sia, soprattutto, migliorando la gestione del personale. Il decreto del 1996 non ha dato i frutti sperati, anche a causa di peculiarità storiche di alcuni tra i quattordici teatri d'opera. Ed è per questo che si profila un intervento legislativo ad hoc, con precisi obiettivi e risultati da perseguire.
Infine, il settore delle attività del teatro di prosa non ha mai goduto di una legislazione organica e anche gli interventi sporadici accavallatisi nel tempo non sono risultati soddisfacenti. Per questo motivo si impone una disciplina di livello primario.
Come vedete, non si tratta di un programma di carattere ideologico, di parte, ma di un programma per realizzare il

Pag. 24

quale spero si possa registrare un largo consenso fra le forze politiche e in Parlamento, partendo innanzitutto da una stretta collaborazione con tutti i componenti di questa Commissione. Grazie (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie, signor ministro. Non è consuetudine applaudire in Commissione, ma mi rendo conto che la presenza di nuovi deputati e l'entusiasmo della prima audizione possano portare ad un comportamento inusuale!
Autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna del testo integrale della relazione del Ministro Bondi (vedi allegato).
Consentitemi di salutare e di dare un benvenuto speciale anche al sottosegretario Giro, che immagino si unirà spesso a noi in questa Commissione.
Prima di dare la parola ai colleghi che intendono intervenire, comunico che non abbiamo voluto stabilire la durata degli interventi poiché ci sembrava giusto lasciare all'autoregolamentazione questa prima seduta. Procederemo «ad oltranza», in quanto domani il ministro sarà impegnato in Senato.
Do quindi la parola agli onorevoli deputati che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.
MANUELA GHIZZONI. Che cosa significa che proseguiremo «ad oltranza»?
PRESIDENTE. Fino a fine mattinata. Ci regoleremo nel corso dei lavori.
PAOLA FRASSINETTI. Signor presidente, cercherò di autoregolamentarmi, perché so che numerosi colleghi vogliono intervenire.

Pag. 25

Innanzitutto desidero farle, signor Ministro, gli auguri di buon lavoro e complimentarmi per la sua relazione, per la completezza, la concretezza e soprattutto per le soluzioni proposte. Non è infatti semplice toccare in una relazione tutte queste problematiche, individuando anche soluzioni concrete.
Apprezzo soprattutto la volontà di passare a una nuova stagione della cultura. Quest'ultima rischia di perdere il suo ruolo civile, limitandosi a essere mera decorazione chiusa nei recinti disciplinari, per cui è doveroso stare attenti a questo restringimento della creatività. Hannah Arendt sosteneva che la grande speranza dell'età moderna è quella di sanare la frattura tra uomini di azione e uomini di pensiero. Nella premessa della sua relazione ho dunque intravisto questa volontà di ristabilire un percorso virtuoso tra politica e cultura. Qui sta il punto, giacché per dare un senso nuovo alla politica, in passato troppo spesso staccata dalla cultura, è necessario attuare una vera cultura, capace di trascendere il contingente, passando necessariamente dalla vecchia politica culturale a un'innovativa cultura politica. Si tratta non di un gioco di parole, ma di una sfida per tutti noi, in questo nuovo clima che fortunatamente si è instaurato nella nazione.
Toccherò solo due punti che mi hanno particolarmente colpito, perché in un'audizione di questo tipo, se si vuole lasciare spazio agli altri, è impossibile toccarli tutti. Considero molto importante il tema del recupero delle periferie, laddove soprattutto nel nord del Paese si rileva una rilevante disgregazione di spazi dovuta soprattutto alla dismissione di fabbriche. Portare la politica e la bellezza in questi luoghi è certo una missione importantissima.

Pag. 26

Sono molto soddisfatta di constatare l'uso del termine «bellezza» in questa relazione. La bellezza è infatti un momento non di astrazione, bensì di completamento nel suo coniugarsi con l'arte.
In Italia, nel dopoguerra la politica riguardante la città è apparsa debole, ha chiuso gli occhi di fronte al degrado di un modello di città senza misura o rigore, come ancora dimostrano le periferie. Dopo questa disgregazione urbanistica del dopoguerra, si è assistito all'affermarsi del modello regressivo e minimalista di un ecologismo esasperato, estraneo alla cultura italiana, in cui il senso della città è primario e primordiale.
Anche qui, compito della politica è quello di costruire una città che sale, amministrare per grandi opere senza paura. L'idea di città e i progetti architettonici e urbanistici necessitano di decisioni verticali e di grandi politiche. Attraverso il disegno urbanistico e le strutture architettoniche, la città deve propiziare nella coscienza comune una teoria pluralistica della politica. Questo è il discrimine. Come diceva Marinetti, «ogni generazione deve costruire la sua città».
Nella sua relazione, signor Ministro, ho molto apprezzato l'ipotesi di lasciare segni tangibili in quest'epoca. Purtroppo, negli ultimi decenni non è emerso alcun segnale architettonico nelle nostre città. Solo in questo modo l'azione di Governo può lasciare un segno duraturo nella storia delle nostre città, rischiando e proponendo modelli innovativi.
Mi ha colpito molto nella seconda parte della sua relazione anche il riferimento al turismo, formulato in modo non superficiale, ma completo e approfondito, con l'aiuto delle regioni, elemento istituzionale ormai imprescindibile in questa materia.

Pag. 27

Desidero aggiungere anche un suggerimento. Ritengo che la nostra arte sia un veicolo di integrazione soprattutto per gli studenti stranieri. Amare il bello, le nostre città, i nostri capolavori può avvicinare gli studenti stranieri alla nostra cultura. Sicuramente, questo è un motivo di interazione con il Ministro dell'istruzione.
Prima di concludere, vorrei esprimere tre brevi considerazioni. La prima riguarda la musica, in particolare la tutela delle nostre orchestre sinfoniche. Sono consapevole che, come si evince dalla sua relazione, è necessario riformare gli enti lirici, senza tuttavia trascurare le orchestre, che spesso rappresentano l'unico presidio della musica sul territorio. Per quanto riguarda il FUS, devono essere riformati i criteri di distribuzione delle risorse. In questo senso, ritengo che l'attenzione per le orchestre dovrebbe essere prioritaria.
In secondo luogo, Ministro, fin da quando ero assessore all'istruzione nella provincia di Milano mi sta a cuore la difesa del nostro patrimonio linguistico e della lingua italiana. Lei proviene da una regione che rappresenta la bandiera di tale tema. La nostra lingua è un bene culturale non meno importante delle pinacoteche e delle opere d'arte, eppure nella nazione si rileva una sorta di indifferenza, quasi una paura di difendere fino in fondo la nostra lingua. Non si può promuovere all'esterno l'italiano, se non si riesce a tutelarlo all'interno. L'italiano può diventare una lingua di lavoro, soprattutto per la nostra posizione e la nostra attività sul Mediterraneo, che si interfaccia con mondi e culture diverse. L'italiano deve essere difeso dagli assalti anglofoni, non per esasperato nazionalismo, ma perché spesso si stenta a capire l'uso di alcuni termini in certi contesti, dal momento che la moda impone di infarcire di inglesismi tutti i documenti e le relazioni.

Pag. 28

L' ultima considerazione riguarda la mia città, Milano, che ospiterà l'Expo nel 2015. Questa manifestazione trascende i confini della Lombardia, rappresentando un'opportunità e una risorsa per tutta l'Italia. Milano necessita quindi di particolare attenzione da parte del Governo nazionale, giacché sono previsti 7.000 incontri culturali. La Scala indubbiamente dovrà essere all'altezza di sostenere una stagione così impegnativa, così come anche teatri meno famosi, come il teatro Parenti, che rappresentano vere e proprie eccellenze. È importante quindi giungere a questa manifestazione così speciale considerando la cultura con la debita attenzione.
Chiudo con l'augurio che, come si evince dal documento, lei, Ministro, possa veramente caratterizzare il suo operato proponendo la politica del fare, aspetto fondamentale cui tiene molto. Un grande poeta del Novecento, Ezra Pound, ha affermato che «La migliore cultura è quella delle idee che diventano azione». Speriamo, ministro, che queste idee diventino azioni per il bene della cultura e quindi della politica italiana.
EMERENZIO BARBIERI. Mi atterrò all'invito della presidente Aprea, limitandomi a svolgere alcune considerazioni su argomenti che non ho capito o non condivido, dando quindi per sottinteso che i punti sui quali non mi soffermo siano da me condivisi.
Non sono grato a tutti i suoi predecessori, Ministro, perché, trovandomi all'opposizione con tanti colleghi qui presenti nei venti mesi del governo Prodi, avemmo occasione di esprimere al suo predecessore Ministro Rutelli il nostro radicale disaccordo su una serie di linee del suo operato e del suo Ministero. Capisco che lei lo faccia per educazione, ma nel merito delle questioni non sono d'accordo.

Pag. 29

Colgo l'occasione per inserire una riflessione in merito. In uno scontro tra l'opposizione e il Ministro Rutelli esigemmo che il Ministro spiegasse alla Commissione i criteri secondo cui avrebbe composto il consiglio di amministrazione di Cinecittà Holding. Poiché i parametri non cambiano in base al ruolo svolto di maggioranza od opposizione, altrimenti le verità apparirebbero relative, gradirei sapere da lei cosa intenda fare dopo le dimissioni, date con assoluta correttezza dal consiglio di amministrazione di Cinecittà Holding, se abbia già individuato la soluzione giuridica da adottare tra commissariamento e rinnovo del consiglio. Nel secondo caso, vorrei sapere a quali criteri intenda ispirarsi il Governo per la procedura delle nomine.
Concordo e la supporterò affinché lo 0,28 per cento del 2008 si avvicini sempre più allo 0,39 per cento del 2000. Credo che questo ci interessi anche dal punto di vista politico, per evitare che la percentuale più alta di stanziamento per i beni culturali sia stata raggiunta durante i Governi D'Alema e Amato. Dovremmo farne quindi anche un punto d'onore. Mi preoccupa, tuttavia, aver sentito in questi giorni il suo collega della difesa ribadire l'esigenza di aumentare le risorse in quel settore, così come il Ministro Maroni per il comparto di sua competenza. È necessario evitare che accada quanto avvenuto a un suo predecessore, il Ministro Buttiglione, che solo alla fine della presentazione della legge finanziaria scoprì che non solo non avevano aumentato gli stanziamenti per il suo dicastero, ma addirittura avevano sottratto fondi in misura rilevante.
Sulla questione dei parchi archeologici, apprezzo molto, ministro, le sue proposte. Come probabilmente le avrà già anticipato l'efficiente presidente Aprea, questa Commissione aveva deliberato l'avvio di un'indagine conoscitiva sul funzionamento

Pag. 30

delle sovrintendenze archeologiche in Italia. L'iniziativa non è andata avanti a causa dello scioglimento delle Camere. Condivido le linee che ha prospettato, tuttavia sollevo un interrogativo. Concordo con l'attivazione di accordi con le regioni, gli enti locali e con i proprietari di beni culturali. Aggiunge, però, il riferimento ad «accordi con persone giuridiche private senza fine di lucro». Lei invoca il mecenatismo, ma viviamo in un Paese che non ha mai avuto la possibilità di avere un albo per i mecenati, da sempre poco numerosi.
Certamente lei sa che dal 2006 è ferma una proposta di legge unitaria della Commissione sullo spettacolo dal vivo. L'estensore della proposta era l'onorevole Rositani - non più rieletto - d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, che in quel momento era rappresentata in questa sede dall'assessore agli affari istituzionali della regione Emilia-Romagna, coprendo in tal modo anche un'altra area politica. Sarebbe interessante poter ripartire di lì per conoscere le intenzioni dell'attuale Governo al riguardo.
Conoscendola e avendo spesso dialogato con lei, Ministro, so cosa lei intenda affermando che la televisione deve essere «formativa»; tuttavia, è necessario fare attenzione all'utilizzo di questo aggettivo parlando della RAI. In questo Paese, infatti, abbiamo già avuto reti televisive con l'ambizione di essere formative. Per essere brutali, mi riferisco a quando il monopolio sulla RAI apparteneva ai democristiani, partito in cui militavo, al successivo monopolio democristiano-socialista e infine alla tripartizione DC-PSI-PCI. Tutti facevano formazione, basti ricordare Telekabul; bisogna fare molta attenzione, per cui una precisazione appare necessaria.
Ho infine molto apprezzato il suo intervento a difesa del paesaggio di Monticchiello e concordo assolutamente con lei. Tuttavia, le pongo un problema che riguarda non solo i

Pag. 31

comuni amministrati dal centrosinistra, ma anche quelli amministrati da noi. In seguito alle decisioni del Governo sull'ICI, le uniche entrate degli enti locali sono quelle derivanti dalle opere di urbanizzazione. Questo significa che il suo sforzo per difendere la bellezza del paesaggio cozzerà contro il fatto che senza una radicale riforma della finanza locale i sindaci saranno costretti a urbanizzare, per garantirsi le uniche entrate a loro disposizione. Vorrei quindi capire come intenda procedere rispetto a questa che diventerà una questione importante. In occasione della prossima finanziaria, infatti, l'ANCI, che è guidata da un sindaco del Partito Democratico, ma ha come vice deputati del Popolo della Libertà, verrà qui a chiedere di parlare di tali questioni.
MANUELA GHIZZONI. Signor Ministro, innanzitutto desidero rivolgere un apprezzamento per la disponibilità con cui ha accettato questo incontro. Mi consenta anche di porgerle gli auguri per un lavoro certamente gravoso.
Sono trascorse poche settimane da quando si è insediato, per cui ha appena preso possesso del dicastero. Ritengo quindi che la relazione presentata sia introduttiva di un documento che arriverà alla nostra attenzione nelle settimane e nei mesi futuri, in cui delle intenzioni qui dichiarate - alcune delle quali siamo pronti a sottoscrivere - si specificheranno le modalità di attuazione, soprattutto dal punto di vista della copertura. Su questo tema tornerò nel mio intervento, che tenterò di contenere nei dieci minuti. La presidente è autorizzata a segnalarmeli e, nel momento in cui sforerò, deciderò se procedere o fermarmi.
Apprezzo la sua intenzione di mantenere un costante colloquio con questa Commissione. Anche la presidente Aprea vigilerà.

Pag. 32

Per ragioni di tempo, vorrei concentrarmi su alcuni temi che tenterò di sviluppare per titoli. Innanzitutto, desidero dichiarare che il gruppo che rappresento, il Partito Democratico, non farà un'opposizione pregiudiziale. In questa Commissione siamo abituati a entrare sempre nel merito delle questioni. Faremo quindi la nostra opposizione rigorosa nel merito delle questioni dei singoli provvedimenti, come avvenuto in Aula la settimana scorsa.
Sottolineo che per il bene del Paese collaboreremo alla ricerca di una sintesi possibile ai problemi che verranno sottoposti alla nostra attenzione, ma senza ambiguità, perché abbiamo idee e prospettive diverse sull'Italia e sul futuro del nostro Paese. Abbiamo evocato l'abbattimento delle barriere ideologiche, ma restano nette alcune differenze, che tornerò a citare nel corso del mio intervento.
Come lei sa, per dare maggiore vigore alla nostra azione di opposizione abbiamo istituito il Governo ombra. Il suo omologo, se mi permette, è Vincenzo Cerami, artista di fama internazionale, a testimonianza del fatto che per il Partito Democratico la cultura è certo tutela, promozione del patrimonio materiale e immateriale, come discende dalla Costituzione, ma soprattutto inclusione sociale, processo identitario (aspetto su cui forse non si è soffermato abbastanza nella relazione) e - sottolineo a lei, Ministro e poeta - memoria e sogno. Credo che non ci sia nulla di più colpevole che spezzare o togliere i sogni a un uomo, cosa che in qualche modo si annuncia con il decreto-legge n. 93. Ritengo che in questa nostra prima audizione ci sia un convitato di pietra. Il Ministro ne ha fatto cenno solo per la parte che attiene ai tagli del tax credit, sebbene nel documento siano indicati tagli «generosi» per raggiungere la copertura necessaria del provvedimento in parola.

Pag. 33

Ritengo doveroso partire da qui, anche perché è abbastanza imbarazzante rilevare nella sua relazione il riferimento ad alcuni progetti, che però decadono, visto che i fondi sono stati tagliati. Riprenderò questo tema per indicare questo triste elenco, augurandomi che la stampa, che sta seguendo la nostra audizione, possa darne informazione, giacché in questi giorni su questi tagli necessari alla copertura del provvedimento si rileva un grande silenzio sulla stampa.
Prima di fornire questo elenco, desidero rappresentare ai colleghi - paradossalmente lo ha fatto l'onorevole Barbieri, come ormai è nel suo ruolo - come questo rappresenti solo il primo assaggio, in quanto, come ieri annunciato da Tremonti in Europa, ci sono altri 10 miliardi di tagli in due fasi, la prima a giugno, la seconda in finanziaria. Ha ragione l'onorevole Barbieri a ricordare che il Ministro La Russa chiede più fondi per sé, per poter incrementare...
EMERENZIO BARBIERI. Non per sé, ma per la difesa.
MANUELA GHIZZONI. Certamente per la difesa, non per sé! Sappiamo bene come avviene nel momento in cui vengono ripartite risorse che non ci sono, perché La Russa chiede che la quota di PIL destinata alle risorse per il Dicastero della difesa passi dall'1,09 all'1,25 per cento. Ignoro la sua opinione, signor Ministro, ma credo che all'Italia spetti piuttosto un protagonismo culturale e non certamente bellico.
Peraltro, nella sua relazione lei ha fatto giustamente riferimento al potenziamento del personale del MIBAC. Su questo ci avrà al suo fianco, perché è uno dei ministeri con maggiore anzianità. Nella finanziaria e precedentemente nell'azione dei venti mesi del Governo Prodi abbiamo dato un segnale positivo, procedendo al concorso per 40 sovrintendenti, per gli assistenti museali e per i funzionari tecnici. Ora, nelle

Pag. 34

previsioni del suo collega Tremonti c'è il blocco del turn-over, un'assunzione ogni otto pensionamenti. Lo considero particolarmente sbagliato, perché si tratta non soltanto di dare risposte a un ministero in difficoltà, che sta implodendo per carenze di personale, ma anche di fare entrare giovani in questa prestigiosa amministrazione, di gratificarne i talenti e soprattutto metterli in gioco dal punto di vista della sperimentazione di nuove prassi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
Vengo al decreto. Mi rendo conto che sottrarrò tempo ma, giacché non ne ha parlato nessuno, nemmeno la vicepresidente, tocca a me il compito di redigere la «lista della spesa», che purtroppo però non è fatta di spesa ma di tagli.
«Azzeramento totale del fondo per contribuire in conto interessi per il restauro degli immobili dei centri storici - il Ministro ne ha parlato giustamente molto nella sua relazione - e per il recupero e la conservazione degli edifici riconosciuti dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità». Tante volte in questa Commissione abbiamo parlato della necessità di investire, dell'esigenza che la Repubblica faccia la sua parte nella tutela del patrimonio dell'UNESCO.
Analogamente, per gli stessi centri UNESCO, «azzeramento del fondo delle risorse per favorire i processi di mobilità alternativa». Si tratta di 14 milioni per ogni anno del triennio 2008-2010. Stessa sorte è toccata al fondo per il ripristino del paesaggio.
Di questo trovo imbarazzante o grave che non si faccia menzione nella relazione del Ministro, anche perché si cita l'articolo della legge finanziaria, che però non esiste più in quanto emendato, a meno che non si intervenga in Parlamento,

Pag. 35

come naturalmente faremo. Gradiremmo su questi punti specifici avere al nostro fianco i colleghi dell'attuale maggioranza.
La stessa sorte è toccata anche ai 10 milioni di incremento delle risorse per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. Su questo torno, visto che si tratta di un punto importante, dal momento che con queste risorse vengono realizzate infrastrutture culturali, non donazioni a pioggia.
Avete cassato anche i 3,5 milioni aggiuntivi alle istituzioni culturali. Avevamo fatto un'operazione condivisa, proveniente dal Senato - fortunatamente Barbieri lo ricorda -, ribadendo la necessità di sostenere queste istituzioni, di toglierle dalla tabella C, che ogni anno può essere decurtata di tagli lineari, di spostarle infondendo loro certezze, in modo che potessero fare un'attività programmata, di cui avremmo verificato gli esiti. Invece il fondo è stato tagliato.
Sono stati tagliati 1,5 milioni di contributi al festival pucciniano e, rispetto a quanto affermato nella relazione, anche 1 milione per il restauro archeologico degli edifici antichi e di spettacolo, teatri e anfiteatri.
Non ho avuto tempo di leggere quanto resterà dopo questi tagli, ma oltre a questo c'è un'ipoteca importante, che non deve essere sottovalutata, sulla copertura dei provvedimenti che eventualmente saranno assunti in corso d'anno. Il presidente sa a cosa mi riferisco. Per il suo Dicastero la riduzione del fondo speciale in parte corrente è praticamente di 5 milioni di euro e nel 2010 sarà di 12 circa. È di 7,7 milioni in conto capitale per quest'anno e di ben 41 per i successivi 2009 e 2010.
L'elencazione proseguirà, perché esiste il caso emblematico del Centro del libro che lei qui cita, ma la cui vita non può

Pag. 36

prendere avvio perché i finanziamenti per quest'anno vengono ridotti della metà, per 1,5 milioni, ma successivamente il fondo sparisce. Mi chiedo quindi con quali risorse si dia vita a questo intervento assolutamente strategico in un Paese dove solo meno del 40 per cento degli italiani legge un libro all'anno. Poi ricordo la questione del cinema e altre ancora.
Su questo primo lotto vorrei esprimere alcune valutazioni di carattere generale, perché questo è di fatto il primo atto del Governo Berlusconi e con esso vengono tagliati i fondi per la cultura.
Questa è la sintesi che non ho letto sui giornali e neppure sentito dalle parole del Ministro, fatto salvo il rammarico relativo al tax credit.
Sono convinta, onorevole Carlucci, che presenteremo un emendamento e faremo una battaglia insieme, ma è sintomatico che siano andati a tagliare lì.
GABRIELLA CARLUCCI. Hanno tagliato un po' dappertutto.
MANUELA GHIZZONI. No, non hanno tagliato dappertutto. Devo ammettere che c'è stata più attenzione nei confronti dell'istruzione, aspetto che mi ha colpito favorevolmente (il presidente sa che quanto ho scambiato battute qualche battuta con la ministra Gelmini). C'è tuttavia un taglio preoccupante, ovvero l'abolizione del fondo che avevamo «strappato con i denti» in questa Commissione, tutti insieme, a favore dell'AFAM, l'Alta Formazione Artistica Musicale, che scompare. Giustamente, la ministra Gelmini mi ha fatto notare che potremmo attingere a quel fondo di 100 milioni. Tuttavia, le risorse sono troppo esigue per accontentare tutti: il cinema, le AFAM, il Fondo per il paesaggio. Come primo provvedimento, quindi, il Governo Berlusconi torna con un ritornello che

Pag. 37

purtroppo abbiamo ascoltato e che pensavamo fosse stato abbandonato, ovvero quello dei tagli alla cultura.
Le cifre da lei riportate, signor Ministro, sono giuste e tuttavia sottolineo come nei due Governi Berlusconi i tagli alla cultura siano stati pari al 20 per cento. Per noi è stato difficile risalire la china, però lo abbiamo fatto. Peraltro, si tratta di tagli in una situazione in cui i conti pubblici non erano tenuti così sotto stretta sorveglianza come abbiamo fatto noi, tant'è che l'Europa, giacché avevamo un deficit superiore al 3 per cento, aveva aperto una procedura di infrazione, che si chiude oggi e di cui potete fregiarvi. Siete anche fortunati!
Non vorrei, quindi, che si ritornasse alla situazione precedente. Abbiamo faticato a risalire la china, ma siamo anche andati oltre e abbiamo proceduto alla razionalizzazione della spesa, su cui vorremmo avere qualche delucidazione in più. Noi abbiamo previsto in finanziaria, in modo transitorio nel 2006 e poi nel 2007, una modalità che consente di avere più capacità di spesa. È da qui che bisogna ripartire, non dalla costituzione di commissioni. Peraltro, il Ministero è stato riorganizzato in maniera tale da avere una migliore filiera di spesa, per cui è necessario lasciarlo lavorare, dato che la riorganizzazione è estremamente recente.
Emerge però un altro problema. Questi tagli, introdotti con il decreto-legge n. 93, dimostrano anche che il potere della cultura manca e che la classe dirigente, l'Esecutivo, il Parlamento, i poteri diffusi non considerano la cultura una priorità, ma le attribuiscono sempre un valore residuale. Se vuole, signor Ministro, possiamo fare insieme questa battaglia, però dobbiamo scardinare questa cornice a partire dal decreto-legge n. 93.
Avrei voluto parlare di molti altri aspetti, ma me aggiungo solo uno. Lei ha parlato di città, benché venga tagliato il fondo,

Pag. 38

ma vorrei sapere se a suo avviso le città possono essere la sede in cui finalmente portare a sintesi l'annoso dibattito tra tutela versus contemporaneità, valorizzazione e fruizione. Negli ultimi anni, le città sono infatti diventate un motore di produzione culturale, di professionalità alte, non di creazione di consenso come riportato su alcuni giornali; sono diventate momenti di crescita civile e sociale, di aumento della coesione sociale. Lo hanno fatto attraverso la cultura, i festival, i musei, la creazione di importanti opere architettoniche.
Desidero quindi sapere quale sia il suo impegno, Ministro, in questo senso; se si possa andare avanti su questa linea, peraltro tratteggiata dalle azioni del dicastero Rutelli, garantendo alle città il sostegno affinché svolgano questo tipo di lavoro, chiarendo anche i livelli normativi nazionali, regionali e comunitari; se si possa fare di più e istituire un tavolo che garantisca un maggior coordinamento tra i vari livelli decisionali nell'ambito delle politiche culturali.
Ringrazio per la pazienza i colleghi che vorranno intervenire. Rivolgo un'ultima raccomandazione. Lei, signor Ministro, avrà sempre al suo fianco i deputati e le deputate del gruppo del PD in questa Commissione quando vorrà proporre alla nostra attenzione provvedimenti volti a sfatare il presunto atteggiamento contrario alla cultura del Governo Berlusconi, anche come eredità oggettiva. Sta a lei naturalmente voler utilizzare la nostra passione civile, la nostra intelligenza e le nostre competenze.
LUCA GIORGIO BARBARESCHI. Signor presidente, non è possibile stabilire un limite di durata degli interventi? Perché quello che una persona dice in dieci minuti...
PRESIDENTE. Onorevole Barbareschi, vuole intervenire sull'ordine dei lavori?

Pag. 39

LUCA GIORGIO BARBARESCHI. Vorrei evitare che ognuno facesse dei monologhi; altrimenti diventa impossibile, perché si può tenere la parola anche per quaranta minuti.
PRESIDENTE. In questa Commissione per ora si è deciso di procedere in questo modo, anche perché dobbiamo conoscerci...
LUCA GIORGIO BARBARESCHI. In cinque minuti si dicono le stesse cose che...
PRESIDENTE. Onorevole Barbareschi,

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/chiscobollt.asp?content=/_dati/leg16/lavori/bollet/fr


news

25-02-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 febbraio 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news