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N. 04246/2010 REG.DEC. (Lagocastello, Contrada Cipata, Mantova)
2010-07-05


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 2622/2008, proposto dalla REGIONE LOMBARDIA, in persona del Presidente in carica, rappresentato e difeso dagli avvocati Federico Tedeschini e Viviana Fidani, elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Roma, largo Messico n. 7;

contro

LAGOCASTELLO IMMOBILIARE s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Salvatore Sica e Guido Anastasio Pugliese, elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Roma, piazza della Libert n. 20;

nei confronti di

COMUNE di MANTOVA, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avvocati Maria Stefania Masini e Stefano Nespor ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Roma, via della Vite n. 7;
PARCO NATURALE DEL MINCIO, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito;

per la riforma

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della LOMBARDIA - BRESCIA Sezione I, n. 1161 del 7 dicembre 2007.


Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Mantova e della Lagocastello Immobiliare s.r.l. ed il contestuale appello incidentale da questultima proposto;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 giugno 2010 il consigliere Vito Poli e uditi per le parti gli avvocati Tedeschini, Masini e Cinti su delega dellavvocato Sica;


FATTO e DIRITTO

1. Limpugnata sentenza - Tribunale amministrativo regionale della Lombardia - Brescia Sezione I, n. 1161 del 7 dicembre 2007 per quanto di interesse ai fini del presente giudizio:

a) ha respinto, con dovizia di argomenti, tutte le censure proposte dalla Lagocastello Immobiliare s.r.l. (in prosieguo la societ), nei confronti dellordinanza comunale n. 187 del 2005 recante lordine di sospensione dei lavori per la realizzazione delle opere necessarie ad attuare un vasto piano di lottizzazione, fondato anche sulla mancanza della positiva verifica di fattibilit ai fini della valutazione di impatto ambientale ex art. 1, co. 6, d.P.R. 12 aprile 1996;

b) per la medesima ragione ha respinto le censure proposte nei confronti del successivo diniego di permesso di costruire alcuni edifici previsti dal piano attuativo (n. 21483 in data 31 luglio 2006);

c) ha accolto unicamente le doglianze mosse nei confronti del decreto regionale n. 2749 del 13 marzo 2006 che, a conclusione della procedura di verifica preliminare prevista dallart. 1, co. 6, d.P.R. 12 aprile 1996 cit., cui si era assoggettata la societ nelle more del giudizio, ha ritenuto che il programma costruttivo proposto da questultima dovesse essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale (v.i.a.); stato censurato loperato dellAmministrazione regionale laddove, a fronte di asserite carenze nella documentazione presentata, ha ritenuto non gi di domandare chiarimenti al privato istante, ma puramente e semplicemente di assoggettare il progetto a v.i.a., con ci violando i principi di partecipazione al procedimento e di leale cooperazione fra P.A. e amministrati nonch quello di economicit.

2. La regione Lombardia ha impugnato la su menzionata sentenza del T.a.r. deducendone lerroneit per i seguenti motivi:

a) insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza, laddove non ha considerato la congruit e correttezza della determinazione siccome espressamente riferita alla necessariet della sottoposizione a v.i.a. in ragione delle dimensioni dellintervento (oltre 10 ettari, situati in area urbana);

b) insufficiente motivazione della sentenza sotto altro profilo, essendo indicati nel provvedimento regionale i profili di criticit rilevati che avrebbero orientato per un approfondimento mediante v.i.a.;

c) omessa motivazione su questione di diritto rilevante: non stato considerato il termine perentorio di sessanta giorni imposto per la pronuncia sulla richiesta avanzata dalla societ, ex art. 10 d.P.R. 12 aprile 1996 cit., e la finalit della determinazione, avuto riguardo alla insufficienza degli elementi per escludere la v.i.a.;

d) erronea interpretazione dellart. 10 cit., tenuto conto della natura altamente discrezionale del giudizio di assoggettamento o meno di un progetto a v.i.a.

3. Si costituita in giudizio la societ che ha dedotto linammissibilit, per assoluta genericit, e linfondatezza dellappello principale; con riferimento esclusivo al capo 14 della sentenza, ha proposto appello incidentale; sostiene che il T.a.r. muovendo dal concetto di area urbana e richiamando le conclusioni dellesperto di parte architetto Pigozzi (enunciate al punto 13 dellimpugnata sentenza) secondo cui linsediamento n. 1 (centro storico di Mantova) e quello contrassegnato dal numero 3 (comprendente il sito della Lagocastello e gli abitati di Frassino, Lunetta, Virgiliana e il complesso industriale del petrolchimico), costituirebbero aree urbane distinte in ragione della interruzione rappresentata dal corso del Mincio, s da configurare lintervento di cui trattasi quale progetto di sviluppo in espansione di area esistente perviene allopposta conclusione per la quale il centro storico di Mantova e i quartieri circostanti costituirebbero ormai un tutto unitario avuto riguardo al fatto che gli insediamenti 1 e 3, sono uniti fra loro da due ponti sul Mincio, che fungono da collegamento agevolmente praticabile, con esclusione della pretesa interruzione prospettata dal detto esperto di parte; da qui la necessit di considerare lintervento della societ Lagocastello come progetto di sviluppo allinterno di area urbana, soggetto quindi a verifica di v.i.a. ai sensi dellallegato B richiamato dallart. 1, co. 6, del citato d.P.R. del 1996.

Limpugnativa incidentale sorretta dal seguente complesso motivo: eccesso di potere per motivazione insufficiente e contraddittoriet; erroneit dei presupposti; si afferma lerroneit della sentenza laddove classifica larea in questione come urbana consolidata sulla base del rilievo che essa sarebbe completa giacch edificata in modo compatto e continuativo; sullarea considerata, di 350.000 mq., non vi sarebbe invero traccia di alcun manufatto (nonch di infrastrutture, opere di urbanizzazione, reti di comunicazione) e di alcuna presenza umana; inoltre, si assume che larea ricade in zona C ovvero zona di completamento espansivo (nella definizione normativa ex d.P.R. n. 1444 del 1968, area urbana nuova ovvero area priva di edificazione).

4. Il comune di Mantova costituitosi in giudizio a sostegno della posizione regionale assume che lintervento edilizio proposto dalla societ concerne lestensione di una urbanizzazione preesistente, prevedendo in particolare lo sfruttamento di unarea inserita e circondata da un ambito gi urbanizzato; s che correttamente la sentenza del primo giudice avrebbe rilevato la continuit tra gli insediamenti edilizi preesistenti e quello che Lagocastello vorrebbe realizzare; ne consegue, lassoggettabilit a v.i.a. del progetto di cui trattasi, oltre che in applicazione del d.P.R. 12 aprile 1996, anche della normativa comunitaria (allegato H, n. 10, lett. B) della direttiva n. 85/337), che richiede obbligatoriamente la verifica di v.i.a. per tutti i progetti di riassetto urbano che abbiano caratteristiche dimensionali superiori a 10 ettari, principio, questo, ulteriormente ribadito dal combinato disposto dellart. 6, co. 6, e Allegato IV (punto 7b) d.lgs. n. 4 del 2008 (che ci prevede anche per quelle opere che possono avere impatti significativi sullambiente e sul patrimonio culturale).

5. Con decisione istruttoria n. 1015 del 17 febbraio 2009 la sezione ha disposto una verificazione affidata al preside della facolt di Architettura del Politecnico di Milano.

6. Con decisione di questa sezione n. 4710 del 2009 stato nominato un nuovo verificatore in persona del provveditore interregionale per la Toscana e lUmbria.

7. La relazione di verificazione stata depositata in segreteria in data 1 febbraio 2010.

8. Il comune di Mantova, con memoria depositata in data 21 maggio 2010, ha chiesto, per una pluralit di ragioni, la rinnovazione della verificazione.

Si opposta la difesa della societ Lagocastello.

La causa passata in decisione alludienza pubblica dell8 giugno 2010.

9. Pu prescindersi dallesame delle doglianze mosse dal comune di Mantova nei confonti dellattivit svolta dal verificatore, e della conseguente richiesta di sostituzione dello stesso, in considerazione della completa infondatezza dei residui motivi di primo grado sottoposti allattenzione di questa sezione a seguito della proposizione dellappello principale ed incidentale.

10. La questione centrale oggetto del presente giudizio si riduce nello stabilire se, alla stregua della disciplina rilevante nella specie che distingue tra progetto di sviluppo situato allinterno di aree urbane esistenti, soggetto a verifica di v.i.a. sol che superi i 10 ettari di estensione, e progetto di sviluppo relativo ad aree urbane nuove o in estensione, soggetto a verifica di v.i.a. nel solo caso in cui superi i 40 ettari il progetto di lottizzazione in esame sia stato correttamente portato al vaglio della regione Lombardia per essere sottoposto alla verifica preliminare ex art. 1, co. 6, d.P.R. 12 aprile 1996 cit.

E incontroverso tra le parti (risultando anche dalla documentazione tecnica versata in atti), che il progetto in questione supera i 10 ettari ma inferiore ai 40, ne consegue che lassoggettamento alla procedura in parola dipende dalla appartenenza alla prima o alla seconda categoria.

Conviene, a questo punto, illustrare brevemente le norme ed i principi che governano listituto della v.i.a., onde rilevarne ratio applicativa e contenuto; tanto allo scopo di stabilire se i paramentri di giudizio invocati dalla societ, e fatti propri sostanzialmente dalla verificazione, siano conformi al micro ordinamento di settore.

10.1. Circa lesatta individuazione della natura del potere e lampia latitudine della discrezionalit esercitata dallamministrazione in sede di v.i.a. , in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dellambiente inteso in senso ampio, la sezione non intende deflettere dagli approdi cui pervenuta la giurisprudenza costituzionale ed amministrativa che fa emergere la natura sostanzialmente insindacabile delle scelte effettuate, giustificandola alla luce del valore primario ed assoluto riconosciuto dalla Costituzione al paesaggio ed allambiente (cfr. da ultimo Cons. St., sez. V, 12 giugno 2009, n. 3770; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367).

La ponderazione degli interessi privati, unitamente ed in coerenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica ed ambientale, non deve essere giustificata neppure allo scopo di dimostrare che il sacrificio imposto al privato (per altro di natura essenzialmente procedimentale nel caso di ammissione a v.i.a. allesito della verifica di assoggettabilit perch il bene della vita finale non pregiudicato), sia stato contenuto nel minimo possibile, perch tale giudizio si colloca allinterno della disciplina costituzionale del paesaggio (art. 9 Cost.) che erige il valore estetico-culturale a valore primario dellordinamento.

Da queste premesse si sono tratti i seguenti corollari:

a) la tutela del paesaggio non riducibile a quella dellurbanistica, n pu essere considerato vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento dellesistenza, nel territorio oggetto dellintervento paesaggistico, di eventuali prescrizioni urbanistiche che, rispondendo ad esigenze diverse, in ogni caso non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dellattuazione del primario valore paesaggistico;

b) lavvenuta edificazione di unarea immobiliare o le sue condizioni di degrado non costituiscono ragione sufficiente per recedere dallintento di proteggere i valori estetici o culturali ad essa legati, poich limposizione del vincolo costituisce il presupposto per limposizione al proprietario delle cautele e delle opere necessarie alla conservazione del bene e per la cessazione degli usi incompatibili con la conservazione dellintegrit dello stesso;

c) lambiente rileva non solo come paesaggio ma anche come assetto del territorio, comprensivo financo degli aspetti scientifico naturalistici (come quelli relativi alla protezione di una particolare flora e fauna), pur non afferenti specificamente ai profili estetici della zona.

Viene in luce il confluire ineluttabile, nella materia del governo del territorio, delle esigenze di salvaguardia di valori costituzionali assoluti e non comprimibili quali il paesaggio, lambiente ed i beni culturali; di questa caratteristica vi traccia nel pi recente dibattito sulla evoluzione della stessa scienza urbanistica, di cui si coglie leco nella giurisprudenza che riconosce, nel presupposto della necessit di non consentire la totale consumazione del suolo nazionale, la possibilit che gli strumenti urbanistici non siano sostenuti dalle tradizionali linee guida di espansione demografica o edilizia ma, al contrario, da linee guida esclusivamente rivolte al recupero ed alla razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente (cfr. Cons. St., sez. IV, 12 marzo 2010, n. 1461).

Questo spiega, ed al contempo giustifica, sul piano costituzionale, la valenza di principio fondamentale insita nella disciplina sulla v.i.a.: essa preordinata alla salvaguardia dellhabitat nel quale luomo vive che assurge a valore primario ed assoluto in quanto espressivo della personalit umana (cfr. Cons. St., sez. VI, 18 marzo 2008, n. 1109), attribuendo ad ogni singolo un autentico diritto fondamentale, di derivazione comunitaria (direttiva 85/337 cit.), che obbliga lamministrazione a giustificare, quantomeno ex post ed a richiesta dellinteressato, le ragioni del rifiuto di sottoporre un progetto a v.i.a. allesito di verifica preliminare (cfr. Corte giust. 30 aprile 2009, c-75/08, Mellor).

E stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale (ed a maggior ragione nelleffettuare la verifica preliminare), lamministrazione esercita una amplissima discrezionalit tecnica sebbene censurabile sia per macroscopici vizi logici, sia per errore di fatto, sia per travisamento dei presupposti (cfr. Trib. Sup. acque pubbliche, 11 marzo 2009, n. 35; Cons. St., sez. VI, 19 febbraio 2008, n. 561; sez. VI, 30 gennaio 2004, n. 316); essa non deve limitarsi, a mente della direttiva 85/337 cit., ad apprezzare solo i profili di ubicazione e dimensione del progetto, ma ha lobbligo di accertarne la natura sostanziale (cfr. da ultimo Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07).

Il problema del punto di equilibrio tra realizzazione di infrastrutture e tutela dellambiente e del paesaggio e, dunque, del concreto atteggiarsi del principio dello sviluppo sostenibile (ora codificato dallart. 3 quater, d.leg. 152/06), meglio si chiarisce anche in relazione alla valutazione dellutilizzazione economica delle aree protette; per cui non dovrebbe parlarsi di sviluppo sostenibile ossia di sfruttamento economico dellecosistema compatibile con esigenza di protezione, ma, con prospettiva rovesciata, di protezione sostenibile, intendendosi con tale terminologia evocare i vantaggi economici che la protezione in s assicura senza compromissione di equilibri economici essenziali per la collettivit, ed ammettere il coordinamento fra interesse alla protezione integrale ed altri interessi solo negli stretti limiti in cui lutilizzazione del territorio non alteri in modo significativo il complesso dei beni compresi nellarea protetta; si deve ammettere lalterazione dei valori ambientali solo in quanto non vi siano alternative possibili da individuarsi proprio grazie alla procedura di v.i.a. (Cons. Stato, sez. VI, 16 novembre 2004, n. 7472).

Detto altrimenti, alla stregua della disciplina comunitaria e nazionale (ed eventualmente regionale), la v.i.a. non pu essere intesa come limitata alla verifica della astratta compatibilit ambientale dellopera ma si sostanzia in una analisi comparata tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto allutilit socio economica, tenuto conto delle alternative praticabili e dei riflessi della stessa opzione zero; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale (e della preliminare verifica di assoggettabilit), sul versante tecnico ed anche amministrativo, rende allora fisiologico ed obbediente alla ratio su evidenziata che si pervenga ad una soluzione negativa ove lintervento proposto cagioni un sacrificio ambientale superiore a quello necessario per il soddisfacimento dellinteresse diverso sotteso alliniziativa; da qui la possibilit di bocciare progetti che arrechino vulnus non giustificato da esigenze produttive, ma suscettibile di venir meno, per il tramite di soluzioni meno impattanti in conformit al criterio dello sviluppo sostenibile e alla logica della proporzionalit tra consumazione delle risorse naturali e benefici per la collettivit che deve governare il bilanciamento di istanze antagoniste (cfr. Cons. St., sez. VI, 22 febbraio 2007, n. 933).

In questa direzione la giurisprudenza comunitaria conferisce alla procedura di v.i.a., nel quadro dei mezzi e modelli positivi preordinati alla tutela dellambiente un ruolo strategico valorizzando le disposizioni della direttiva 85/337 cit. che evidenziano come la politica comunitaria dellambiente consista, ante omnia, nellevitare fin dallinizio inquinamenti ed altre perturbazioni, anzich combatterne successivamente gli effetti: conformemente ai principi costituzionali dei trattati, scopo dellU.E. la tutela preventiva dellambiente (cfr. Corte giust., sez. V, 21 settembre 1999, c-392/96; sez. VI, 16 settembre 1999, c-435/97).

10.2. Tanto premesso, la sezione osserva che gli elementi documentali versati in atti (incluso per certi aspetti laccertamento operato in sede di verificazione), consentono di definire con precisione le caratteristiche dellarea considerata ai fini della v.i.a., e cio se essa possa connotarsi come area urbana edificata in modo compatto e continuo (id est, area urbana consolidata), ovvero come area di sviluppo in espansione, avuto altres riguardo alla incidenza della interruzione rappresentata dal corso del Mincio; purch sia chiaro che il giudizio in questione non deve essere sviluppato secondo i parametri propri della scienza urbanistica ovvero della disciplina della circolazione dei veicoli.

Erroneamente la verificazione ha utilizzato proprio questi elementi di giudizio per considerare larea in questione avulsa da un contesto urbano pi ampio.

In particolare eccentrico, rispetto al quadro delle norme e dei principi che si dianzi sintetizzato, valorizzare la nozione di centro abitato contemplata dal codice della strada (artt. 3 e 4). La giurisprudenza univoca nel segnalarne la diversa connotazione giuridica rispetto allanalogo concetto previsto dalla disciplina urbanistica (art. 41-quinquies, l. n. 1150 del 1942); a fortiori queste conclusioni valgono per la procedura di v.i.a. atteso che scopo essenziale della normativa stradale quello di assicurare la sicurezza della circolazione mediante prescrizioni tecniche e norme di comportamento (cfr. da ultimo Cons. St., sez. II, 11 marzo 2009; sez. IV, 5 aprile 2005, n. 1560).

Al contrario larea in questione, pur non essendo gravata da vincoli ambientali o paesaggistici e non ricadendo in area naturale protetta (tanto vero che il Parco del Mincio nella sostanza non si opposto allintervento per quanto di sua competenza):

a) prospiciente al centro storico (e segnatamente al palazzo ducale), da cui dista poche centinaia di metri;

b) si affaccia sul fiume Mincio;

c) si pone come intercapedine fra il centro storico ed altri agglomerati urbani ed industriali (meglio descritti in precedenza).

Non appare pertanto abnorme o manifestamente illogica o sviata la decisione del comune di negare i permessi edilizi, mancando la verifica di compatibilit, sulla scorta di quanto previsto dal pi volte menzionato art. 1, co. 6, se rettamente interpretato lAllegato tecnico B; il carattere consolidato dellarea tale se riguardato sotto il profilo che conserva ancora tratti di autonoma valenza ambientale, storica, paesaggistica; pur trattandosi di area racchiusa in zone di territorio che la rendono, ai fini della disciplina dettata in materia di v.i.a., una sorta di ponte fra il centro storico ubicato oltre il fiume, e gli altri agglomerati ubicati alle sue spalle.

E dunque irrilevante che la destinazione urbanistica dellarea zona C preveda lespansione residenziale, ovvero che non siano presenti sul suolo opere di urbanizzazione primaria o secondaria.

11. Pu scendersi ora allesame dellappello principale articolato dalla regione Lombardia.

11.1. Preliminarmente deve essere esaminata e disattesa leccezione, sollevata dalla difesa della societ, di inammissibilit del gravame per genericit; leccezione, come emerge dalla precedente ricostruzione dello svolgimento del processo, palesemente infondata risultando per tabulas lanaliticit dei motivi di gravame.

11.2. La tesi posta a base della statuizione di annullamento non accoglibile sia in fatto che in diritto.

Richiamati la ratio ed il contenuto della disciplina in materia di v.i.a. ed il carattere latamente discrezionale del potere esercitabile dallamministrazione (specie nella fase preliminare della verifica di compatibilit), non appare utilmente invocabile il principio generale di leale collaborazione sotteso alla l. n. 241 del 1990, nonch al precetto specifico sancito dallart. 6, lett. b) - che obbliga lamministrazione, nellipotesi di documentazione incompleta od erronea presentata in relazione ad una domanda di atto amministrativo, ad invitare linteressato a provvedere alla sua regolarizzazione ; il dovere di leale collaborazione incontra alcuni limiti, fra cui quello (rinvenibile nel caso di specie), che impone allamministrazione di osservare i tempi procedimentali previsti dalla legge (cfr. Cons. St., sez. IV, 9 dicembre 2002, n. 6684; sez. IV, 28 agosto 2001, n. 4534); in tal senso eloquente la disposizione sancita dallart. 10, co. 2, d.P.R. del 1996 nella parte in cui fa discendere lesenzione dalla v.i.a. dal silenzio dellamministrazione protratto per oltre sessanta giorni dallinoltro della richiesta di verifica. In proposito non appare utilmente invocabile lindirizzo di questo Consiglio (cfr. Cons. St., 28 settembre 2001, n. 5169) che ritiene disapplicabile, per contrasto con lo spirito della direttiva 85/3337/Cee, lart. 10, co. 2, d.P.R. 12 aprile 1996 nella parte in cui prevede il meccanismo del silenzio assenso; infatti, a fronte della formale vigenza della disposizione, in caso di mancato rispetto del termine di sessanta giorni, lamministrazione si esporrebbe al rischio del contenzioso e ad una situazione di incertezza incompatibile con il quadro dei principi e dei valori comunitari e costituzionali dianzi illustrati.

Gi sul piano astratto, pertanto, deve escludersi che la regione avesse lobbligo di richiedere lintegrazione della documentazione al privato.

Le censure sono altres infondate in fatto, sulla scorta di quanto emerge dalla documentazione versata in atti, perch non risulta la lamentata carenza di istruttoria e di motivazione: nonostante lincompletezza dei chiarimenti forniti dalla societ ed in presenza di una puntuale disamina, da parte degli organi tecnici regionali, degli elementi divisati dallAllegato D, punti 1 e 2, la decisione di ammettere il contestato progetto a v.i.a. appare immune dai dedotti vizi di legittimit.

12. Sulla scorta delle rassegnate conclusioni lappello principale della regione deve essere accolto, mentre quello incidentale della societ deve essere respinto.

Nella complessit delle questioni trattate e nel peculiare andamento del giudizio la sezione ravvisa giusti motivi per compensare integralmente fra tutte le parti le spese di ambedue i gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe:

- accoglie lappello principale della regione Lombardia, respinge lappello incidentale della societ Lagocastello Immobiliare e per leffetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, respinge in toto il ricorso di primo grado ed i connessi motivi aggiunti;

- dichiara integralmente compensate fra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorit amministrativa.

Cos deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 giugno 2010 con l'intervento dei Signori:

Gaetano Trotta, Presidente

Vito Poli, Consigliere, Estensore

Salvatore Cacace, Consigliere

Sandro Aureli, Consigliere

Raffaele Greco, Consigliere



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE






Il Segretario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 05/07/2010

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

Il Dirigente della Sezione
--------------------
al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%204/2008/200802622/Provvedimenti/201004246_11.XML



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