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in difesa dei beni culturali e ambientali

DICEMBRE 2005: CODICE URBANI: correzioni ed integrazioni, PARTE SECONDA

Pubblichiamo la versione degli artt. 6, 10, 21, 112, 114, 115, 116 del Codice dei beni culturali e del paesaggio sottoposta alla Conferenza Stato-Regioni il 15.12.05.

Aggiungiamo anche un primo commento della Redazione di Patrimoniosos, teso ad evidenziare alcuni punti deboli od interrogativi della nuova formulazione.

Troverete evidenziati in grassetto i passi modificati rispetto alla versione vigente del Codice.

Invitiamo i nostri lettori a segnalarci le loro opinioni in merito.

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Articolo 6

Valorizzazione del patrimonio culturale

1. La valorizzazione consiste nellesercizio delle funzioni e nella disciplina delle attivit dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale.

2. La valorizzazione attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.

3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.

Articolo 10

................

[comma 1] c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonch di ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione delle biblioteche popolari, dei centri di lettura e di ogni altra istituzione bibliotecaria indicata allarticolo 47, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

................

[comma 3] e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica, rivestono come complesso un eccezionale interesse

................

[comma 4] b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto allepoca, alle tecniche e ai materiali di produzione, abbiano carattere di rarit o di pregio;

................

[comma 4] l) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze delleconomia rurale tradizionale.

Articolo 21

Interventi soggetti ad autorizzazione

................

d) lo scarto dei documenti degli archivi pubblici e degli archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dellarticolo 13, nonch lo scarto di materiale bibliografico delle biblioteche pubbliche;

................

e) il trasferimento ad altre persone giuridiche di complessi organici di documentazione di archivi pubblici, nonch di archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dellarticolo 13;

................

4. Fuori dei casi di cui ai commi precedenti, lesecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali subordinata ad autorizzazione del soprintendente. Il mutamento di destinazione duso dei beni medesimi comunicato al soprintendente per le finalit di cui allarticolo 20, comma 1. 5. Lautorizzazione resa su progetto o, qualora sufficiente, su descrizione tecnica dellintervento, presentati dal richiedente, e pu contenere prescrizioni. Se i lavori non iniziano entro cinque anni dal rilascio dellautorizzazione, il soprintendente pu dettare prescrizioni ovvero integrare o variare quelle gi date in relazione al mutare delle tecniche di conservazione.

................

Articolo 112

Valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica

1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali assicurano la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi indicati allarticolo 101, nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal presente codice.

2. Nel rispetto dei principi richiamati al comma 1, la legislazione regionale disciplina le funzioni e le attivit di valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato o dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilit sulla base della normativa vigente.

3. La valorizzazione dei beni culturali pubblici al di fuori degli istituti e dei luoghi di cui allarticolo 101 assicurata, secondo le disposizioni del presente Titolo, compatibilmente con lo svolgimento degli scopi istituzionali cui detti beni sono destinati.

4. Lo Stato, per il tramite del Ministero e delle altre amministrazioni competenti, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono stipulare accordi per coordinare, armonizzare ed integrare le attivit di valorizzazione dei beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica, nellambito di sistemi territoriali definiti, assicurando anche lintegrazione del processo di valorizzazione con le infrastrutture e gli altri settori produttivi interessati al processo medesimo. Gli accordi medesimi possono riguardare anche beni di propriet privata, previo consenso degli interessati.

4-bis. Gli accordi di cui al comma 4 possono altres prevedere, nel rispetto delle vigenti disposizioni, la costituzione di appositi soggetti giuridici pubblici o privati cui affidare le attivit e i processi di valorizzazione.

5. Qualora, entro i tempi stabiliti, gli accordi di cui al comma 4 non siano raggiunti tra i competenti organi, la loro definizione rimessa alla decisione congiunta del Ministro competente, del presidente della Regione, del presidente della Provincia e dei sindaci dei comuni interessati. In assenza di accordo, ciascun soggetto pubblico tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque la disponibilit.

da espungere [7. Agli accordi di cui al comma 4 possono partecipare anche soggetti privati e, previo consenso dei soggetti interessati, gli accordi medesimi possono riguardare anche beni di propriet privata.]

7-bis. Tra lo Stato, per il tramite delle amministrazioni competenti, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono anche essere stipulati accordi per regolare servizi comuni strumentali alla fruizione e valorizzazione di beni culturali di un sistema territoriale definito. Con i medesimi accordi possono essere istituite forme consortili non perseguenti scopo di lucro per la gestione di strutture organizzative comuni. 7-ter. Le modalit in base alle quali il Ministero costituisce i soggetti giuridici indicati ai commi 4-bis e 7-bis, o vi partecipa, sono definite con decreto ministeriale.

7-quater. Agli accordi di cui ai precedenti commi possono partecipare i privati proprietari di beni culturali suscettibili di costituire oggetto delle attivit e dei processi di valorizzazione, nonch persone giuridiche private senza fine di lucro.

7-quinquies. Ai soggetti costituiti ai sensi dei commi 4-bis e 7-bis possono partecipare altri soggetti privati, previa selezione mediante procedure di evidenza pubblica.

................

Articolo 114

Livelli di qualit della valorizzazione

1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle universit, fissano i livelli minimi uniformi di qualit delle attivit di valorizzazione su beni di pertinenza pubblica e ne curano laggiornamento periodico.

................

Articolo 115

Forme di gestione

1. Le attivit e i processi di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono gestiti in forma diretta o indiretta.

2. La gestione in forma diretta svolta per mezzo di strutture organizzative interne alle amministrazioni, dotate di adeguata autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, e provviste di idoneo personale tecnico; ovvero tramite i soggetti giuridici costituiti ai sensi dellarticolo 112, comma 4-bis.

3. La gestione in forma indiretta attuata tramite concessione a terzi delle attivit di valorizzazione, mediante procedure di evidenza pubblica, sulla base della valutazione comparativa di specifici progetti. I privati che eventualmente partecipano ai soggetti indicati allarticolo 112, comma 4-bis non possono essere individuati quali concessionari delle attivit di valorizzazione se non mediante procedure di evidenza pubblica.

4. La scelta tra le due forme di gestione indicate ai commi 2 e 3 attuata mediante valutazione comparativa in termini di sostenibilit economico-finanziaria e di efficacia, sulla base di obbiettivi previamente definiti. La gestione in forma indiretta attuata nel rispetto dei parametri di cui allarticolo 114.

da espungere

[ 5. Qualora, a seguito della comparazione di cui al comma 4, risulti preferibile ricorrere alla concessione a terzi, alla stessa si provvede mediante procedure ad evidenza pubblica, sulla base di valutazione comparativa dei progetti presentati.

6. Gli altri enti pubblici territoriali ordinariamente ricorrono alla gestione in forma indiretta di cui al comma 3, lettera a), salvo che, per le modeste dimensioni o per le caratteristiche dellattivit di valorizzazione, non risulti conveniente od opportuna la gestione in forma diretta.

7. Previo accordo tra i titolari delle attivit di valorizzazione, laffidamento o la concessione previsti al comma 3 possono essere disposti in modo congiunto ed integrato. ]

8. Le amministrazioni pubbliche cui i beni pertengono regolano i rapporti con i soggetti affidatari di cui allarticolo 112, comma 4-bis mediante contratto di servizio, nel quale sono determinati, tra laltro, gli obbiettivi programmatici, i livelli qualitativi delle attivit da assicurare e dei servizi da erogare, nonch di professionalit degli addetti. Con il medesimo contratto sono anche definite le modalit di esercizio dei poteri di vigilanza e di proposta in rapporto alle attivit di valorizzazione e, qualora i soggetti di cui allarticolo 112, comma 4-bis siano costituiti o partecipati dal Ministero, le modalit di esercizio dei poteri di controllo rispetto alle esigenze della tutela.

9. Il Ministero e le altre amministrazioni pubbliche cui i beni pertengono possono partecipare al patrimonio o al capitale dei soggetti affidatari di cui allarticolo 112, comma 4-bis, anche con il conferimento in uso dei beni culturali oggetto di valorizzazione. Gli effetti del conferimento si esauriscono, senza indennizzo, in tutti i casi di cessazione [totale] dalla partecipazione ai soggetti di cui al primo periodo, di estinzione dei medesimi, ovvero di cessazione, per qualunque causa, dellaffidamento. I beni conferiti in uso non sono assoggettati a garanzia patrimoniale specifica se non in ragione del loro controvalore economico.

10. Allaffidamento di cui allarticolo 112, comma 4-bis o alla concessione di cui al comma 3 pu essere collegata la concessione in uso del bene culturale oggetto di valorizzazione. La concessione perde efficacia, senza indennizzo, in qualsiasi caso di cessazione dellaffidamento o della concessione [del servizio o dellattivit].

Articolo 116

Tutela dei beni culturali conferiti o concessi in uso 1. I beni culturali che siano stati conferiti o concessi in uso ai sensi dellarticolo 115, commi 9 e 10, restano a tutti gli effetti assoggettati al regime giuridico loro proprio. Le funzioni di tutela sono esercitate dal Ministero.

2. Qualora i soggetti giuridici indicati allarticolo 112, comma 4-bis siano costituiti o partecipati dal Ministero, la tutela esercitata secondo le modalit definite al comma 8 del medesimo articolo.

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UN PRIMO COMMENTO A CURA DELLA REDAZIONE

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art. 10

comma 2: viene limitato il carattere di culturalit di alcune "istituzioni bibliotecarie" (biblioteche popolari, centri di lettura ecc.);

comma 3: rimane il limite alla tutela per le cose di interesse numismatico introdotto dalla legge 109 del giugno 2005 (meno forte rispetto all'attuale disposizione, ma pur sempre peggiorativo rispetto alla versione originale del Codice)

art. 21

comma 1: soggetto ad autorizzazione il trasferimento di archivi privati "per i quali sia intervenuta la dichiarazione"; prima invece l'autorizzazione era necessaria "in toto", quindi anche questa versione determina un limite alla conservazione degli archivi, non pi riconoscibili di per s, ma solo dietro l'atto amministrativo della dichiarazione

comma 4: il mutamento di destinazione d'uso deve essere comunicato al soprintendente. L'atto della comunicazione non ha la stessa forza della richiesta di autorizzazione determinando in tal modo una pericolosa perdita di controllo da parte delle Soprintendenze. Il comma 1 dellart. 20 cui si fa riferimento recita: 1. I beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione.

art. 112

comma 2: viene sancito una volta di pi che le regioni si mangiano gli enti locali, perch le regioni dettano, tramite la loro legislazione, non solo in generale la valorizzazione, ma anche le funzioni e le attivit di valorizzazione dei beni non statali (quindi quelli di tutti gli enti locali e non solo) o di quelli di cui lo Stato abbia trasferito la disponibilit. Questo sembra un gran bel male perch alla fine avremo 21 forme di valorizzazione diversa (e su tanti beni)

. Ma questa interpretazione pu essere anche completamente rovesciata: poich l'individuazione di "funzioni e attivit" impegno pi ristretto rispetto alla "valorizzazione", si potrebbe anche immaginare che in questo modo sia pi circoscritto l'ambito di disciplina della legislazione regionale.

comma 4:

Nella versione vigente del Codice la stipula degli accordi tra Stato, regioni e altri enti pubblici territoriali era finalizzata alla definizione di obbiettivi, tempi e modalit di gestione ("per coordinare, armonizzare e integrare le attivit di valorizzazione")

Nella versione qui proposta gli accordi la stipula degli accordi facoltativa ("si possono stipulare"=non obbligatoriet). In base a questi accordi si possono valorizzare anche beni di propriet privata (il che potrebbe aprire il varco ad aiuti ai privati, magari a discapito del patrimonio pubblico?). Inoltre gli accordi dovrebbero assicurare "anche l'integrazione del processo di valorizzazione con le infrastrutture e gli altri settori produttivi interessati al processo medesimo": ci potrebbe prefigurare la subalternit della valorizzazione del patrimonio culturale ad esigenze 'altre' (infrastrutture, promozione industriale e turistica, ecc.). Tale interpretazione sembra in accordo con il comma 4 dellart. 115.

Inoltre: Nella versione vigente del Codice la stipula degli accordi avveniva "su base regionale", ora invece proposta la formulazione "nell'ambito di sistemi territoriali definiti". Se questa formulazione vuole indicare l'orientamento verso la programmazione su base interregionale, su territori "di area vasta", allora sembra positiva, perch non detto che la ripartizione regionale corrisponda necessariamente a caratteristiche socio-culturali; inoltre in questo modo si superebbero le barriere amministrative, favorendo una programmazione allargata. D'altro canto, se invece questa formulazione indica una tendenza verso al definizione di territori ristretti, di estensione inferiore a quella regionale, si potrebbe incorrere nel pericolo di una ulteriore frammentazione e di ipertrofia amministrativa

comma 4 bis

Questa proposta sembra propsettare una notevole aperta ai privati tramite la definizione di nuovi soggetti giuridici cui pu essere affidata l'attivit di valorizzazione. Su questa nuova strutturazione delle personalit giuridiche si imposta gran parte del nuovo articolo 115

comma 5. L'introduzione dell'aggettivo "competente" fa sospettare che si profilino altre autorit che, al pari del MIBAC, possano intervenire nella definizione degli accordi. E' pur vero che possono essere interessati e coinvolti anche le Ifrastrutture e l'Ambiente, tuttavia la competenza del Ministro dei Beni culturali dovrebbe essere anche in questo caso prevalente

art. 114

Perch i requisiti minimi uniformi devono essere definiti solo per i beni di appartenenza pubblica? e perch non per quelli di appartenenza privata?

Pericolosa anche l'inserzione di "minimi". Gioco al ribasso?

art. 115

comma 1: perch le attivit e i processi", invece che solo le attivit? qual la differenza, perch fare confusione aggiungendo termini su termini? e che differenza fra valorizzazione dei beni culturali ad iniziativa pubblica e valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica? Sembrerebbe unulteriore restringimento della sfera pubblica.

commi 2-3:

prima erano previste tre forme di gestione

1) diretta

2) indiretta tramite affidamento

3) indiretta tramite concessione a terzi a seguito di preliminare valutazione comparativa e successiva selezione per procedura ad evidenza pubblica

ora se ne prevedono due :

1) diretta: tramite strutture interne all'amministrazione o tramite i "nuovi soggetti giuridici" definiti in base agli accordi dell'art. 112, comma 4bis (quindi gestione diretta anche di soggetti privati?)

2) indiretta: tramite concessione a terzi individuati in base a procedure di evidenza pubblica

Sparisce apparentemente il grado intermedio dell'affidamento che in parte pare recuperato nel comma 2 sulla gestione diretta. E chiaro che in questo modo la gestione diretta viene ulteriormente svuotata.

Per quanto riguarda la concessione a terzi (anche privati, seppur con procedure di evidenza pubblica):

comma 4: la scelta di forme di gestione solo sulla base della sostenibilit economica e finanziaria e dellefficacia (?). Va senza dubbio ripristinato l'incipit del vecchio comma 4, dove si diceva che "Lo stato e le regioni ricorrono alla gestione in forma indiretta al fine di assicurare un adeguato livello di valorizzazione" e si parlava di valutazione e di scelta fra le gestioni in termini pi generali ed apparentemente meno economicistici di efficienza ed efficacia.

Nello stesso comma 4 si parla di obbiettivi previamente definiti: ma quando? dove e con quale strumento?(a meno che non si tratti di una mancata correzione rispetto ad una vecchia versione del comma 4 art. 112, dove si parla di obbiettivi ecc. fissati dagli accordi fra Stato, Regioni ed altri enti pubblici territoriali, ma che non ricompaiono nella nuova versione del comma 4). Invece sembra che tutto sia affidato al "contratto di servizio": la regolamentazione spostata a valle, compresi gli "obbiettivi programmatici!

Ma quel che sembra particolarmente fumoso, quindi pericoloso il comma 8. Cio nel caso in cui un Comune affidi la valorizzazione mediante contratto di servizio ad una societ cui partecipa o ad una societ privata, chi controlla? Il Comune ? che in parte cos potrebbe controllare se stesso?. Infatti l'ultimo periodo non solo distingue fra "modalit di esercizio dei poteri di vigilanza e di proposta" e "modalit di esercizio dei poteri di controllo rispetto alle esigenze della tutela", ma anche prevede il controllo del ministero solo nei casi in cui i soggetti giuridici siano partecipati o costituiti dal Ministero. Ed in questo senso da notare l'aggiunta all'art. 116 (comma 2), che specifica un tipo di tutela, mentre la tutela deve essere una. N tanto meno la tutela pu essere oggetto di contrattazione nellambito del contratto di servizio o modificabile sulla base degli enti partecipanti alla gestione. Se nei nuovi soggetti giuridici che gestiscono, c' anche il Ministero, allora essi si occupano anche della tutela, perch il Ministero ne titolare.

16-12-2005



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