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in difesa dei beni culturali e ambientali

PROGRAMMA UNIONE: Amare l'Italia: verso la conferenza nazionale per il programma

PROGRAMMA DE L'UNIONE

http://www.dsonline.it/aree/cultura/documenti/dettaglio.asp?id_doc=29615

La rinascita culturale come strategia per la crescita

Il nostro Paese possiede un’inestimabile ricchezza culturale, che in una società postindustriale può diventare la fonte primaria di una crescita sociale ed economica diffusa.

La cultura è un fattore fondamentale di coesione e di integrazione sociale.

Le attività culturali stimolano l’economia e le attività produttive: il loro indotto aumenta gli scambi, il reddito, l’occupazione. Un indotto non conseguibile con altre attività: la cultura è una fonte unica e irripetibile di sviluppo economico.

Valorizzare le risorse culturali, armonizzandole con il territorio e con la vita dei cittadini, porta benefici evidenti anche all’industria del tempo libero e del turismo.

La cultura è quindi un ambito strategico di investimento pubblico ed un ambito produttivo ad alta tecnologia, con un’ampia gamma di professioni specializzate, e che tiene un serrato dialogo con il territorio.

Le istituzioni culturali non hanno perciò bisogno di un governo statico con finanziamenti a pioggia, ma di una governance dinamica che tenga conto del loro ruolo nello sviluppo del Paese.

Il governo di centrodestra, a causa sia di interventi legislativi che della costante riduzione delle risorse pubbliche, ha aggravato tutti i problemi.

Nei 5 anni di legislatura il Ministero per i beni e le attività culturali ha perduto circa il 25% degli stanziamenti complessivi previsti per il 2001 pari a 496 milioni di euro in meno.

Tagli che, di fatto, impediscono di attuare una seria politica pubblica di sviluppo per la cultura e costringono il Ministero a funzioni puramente burocratiche.

Lo strumento più proprio per realizzare interventi sistemici è il distretto culturale, che tiene insieme tutti i soggetti che possono fare sistema sul territorio marcandone la fisionomia e la crescita: dal museo alla biblioteca, all’impresa artigiana, all’Università, all’editoria, alla multimedialità, ecc.

Riteniamo che per questo bisogna inserire le risorse culturali nei processi di crescita territoriale e nazionale, qualificare le risorse umane impegnate nel settore culturale, il ridisegnare le relazioni amministrative, la forza incentivante dei sistemi fiscali, le relazioni con le imprese private.

Reputiamo centrale ed irrinunciabile un forte impegno pubblico, anche secondo quanto stabilito dal protocollo sulla “diversità culturale” approvato di recente dall’UNESCO, che invita a prestare attenzione alla diversità dell’offerta di lavoro creativo, al dovuto riconoscimento dei diritti degli autori e degli artisti, alla specificità di beni e servizi culturali che non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo.

Dobbiamo elaborare una nuova concezione di sviluppo, che porti la cultura nell’economia, nella crescita del territorio e della vita della comunità.

Il primo tema sarà il reperimento di risorse pubbliche e private per finanziare l’attività culturale. Riteniamo necessario: -

destinare una quota dell'otto per mille una quota degli introiti provenienti dalle estrazioni infrasettimanali del lotto alla cultura, attribuendole al bilancio del Ministero per i beni e le attività culturali; -

regolamentare l’attività della società ARCUS S.p.a., garantendo la trasparenza e la corrispondenza delle sue attività con gli obiettivi pubblici del finanziamento per la cultura, col solo indirizzo e controllo del Ministero per i beni e le attività culturali e stabilizzando la destinazione per essa del 5% dei fondi previsti per le infrastrutture (L. 166, meglio nota come “Legge obiettivo”); -

prevedere la destinazione alla produzione di spettacolo e di cinema – principali fornitori di contenuto per televisioni, providers e telecomunicazioni, di una quota degli introiti delle transazioni pubblicitarie delle emittenti televisive nazionali.

Riteniamo poi urgente: -

ristabilire il bilancio complessivo del Ministero per i beni e le attività culturali al livello previsto per il 2001; -

riportare gli stanziamenti del Fondo Unico dello Spettacolo almeno al livello previsto per il 2001 (526,4 milioni di euro complessivi) garantendone la stabilità triennale; -

stabilire l’obiettivo dell’1% del PIL di risorse pubbliche destinate alla cultura nel medio - lungo periodo; -

aiutare la cultura con incentivi fiscali e tax shelter (scudo fiscale); -

sostenere la domanda di prodotti culturali.

Le altre misure che crediamo necessarie sono: -

tutelare il diritto d’autore soprattutto in rapporto all’innovazione tecnologica; -

regolamentare il mercato del lavoro prevedendo tutele sociali; -

istituire presso il Ministero un Osservatorio della cultura.

Valorizzare il nostro patrimonio culturale

I Beni culturali sono un patrimonio della collettività e costituiscono l'identità del nostro Paese, la sua storia, la sua memoria. Una risorsa per tutto il territorio.

L’interazione tra il singolo bene e il suo contesto conferisce al patrimonio italiano quell’unicità che rende l’Italia un “museo diffuso”. Abbiamo la responsabilità di trasmettere tutto questo patrimonio alle nuove generazioni, perché non perdano i valori di conoscenza e di esperienza di cui esso è portatore attivo.

Sono risorse preziose che la Repubblica ha il dovere di preservare, tutelare e valorizzare, come recita l'articolo 9 della Costituzione.

Queste risorse sono il nostro antidoto alla globalizzazione, ma ne dobbiamo anche migliorare le condizioni di fruizione e garantirne, entro gli ambiti stabiliti dalle necessità di salvaguardia, l’uso a fini di conoscenza e di godimento.

Il sistema dei beni culturali e del paesaggio è il perno del sistema turistico italiano e produce indirettamentei redditi di notevole entità. Ciò non significa però che possa essere trasformato in un produttore diretto di ricchezza.

Intendiamo lanciare un piano di recupero del patrimonio storico, artistico e paesaggistico attraverso il quale si è espressa l'identità nazionale , valorizzando le grandi vie storiche, gli antichi percorsi dei pellegrini, le abbazie, i castelli, i piccoli comuni e i borghi, i centri storici della nostra Italia.

Mai come negli anni del centrodestra i nostri Beni culturali sono però stati a rischio, per: -

i numerosi condoni; -

l’istituzione della Patrimonio Spa; -

le norme sul silenzio-assenso; -

la "verifica dell'interesse culturale"; -

il decremento delle risorse statali; -

la mancata politica di rinnovamento dei tecnici e del personale specializzato e la loro progressiva riduzione; -

l'assenza di qualsiasi investimento per l'adeguamento tecnologico; -

l’impoverimento e mortificazione delle professionalità; -

una riforma del Ministero che l'ha reso elefantiaco, burocratizzato e inefficace; -

la scarsità di risorse umane e professionali.

Mai più condoni. Questo è il primo impegno che ci assumiamo nel pieno rispetto del dettato costituzionale.

I criteri a cui ispireremo le nostre politiche sono: -

il diritto-dovere delle comunità locali, regionali e nazionale a riconoscere, salvaguardare, usare correttamente e tramandare al futuro il patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale; -

il coinvolgimento dell'Università nella tutela e valorizzazione del patrimonio, migliorando la formazione degli operatori con un periodo di stage presso le soprintendenze; -

l’impiego delle nuove tecnologie e di abilità professionali elevate e certificate; -

l’apertura dei canali di formazione e di assunzione che consentano un adeguato ricambio generazionale; -

la programmazione d’uso della generalità del territorio fondata sulla disponibilità di conoscenze ampie e profonde, con l’impiego di tecnologie avanzate; -

il perseguimento dell’obiettivo della tutela con vincoli e restauri, ma soprattutto tramite una conservazione preventiva e programmata da realizzare in modo continuativo sul territorio; -

la compatibilità delle politiche economiche con uno sviluppo sostenibile; -

una maggiore tutela e valorizzazione, due attività intrinsecamente connesse tra loro che non devono più essere distinte come oggi avviene; -

sospensione della vendita di beni prevista dall'attuale governo.

Dovremo superare la precarizzazione dei ruoli dei pubblici uffici, determinata dalla crescente tendenza al conferimento di incarichi temporanei.

Dovremo consolidare l’organizzazione statale della tutela attraverso: -

il potenziamento e completamento degli Istituti Centrali: -

l’incremento della capacità operativa delle Soprintendenze anche con forme di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile e tramite strumenti di valutazione; -

il rafforzamento dei poteri e dell’autorevolezza dei Soprintendenti e di tutto il personale tecnico-scientifico, garantendo loro autonomia dal potere politico e un’alta ed omogenea formazione; -

il superamento del contenzioso tra Stato e Regioni con una normativa tecnica che promuova che promuova leale, efficace e ordinata collaborazione fra tutte le istituzioni e ogni altro soggetto pubblico e privato; -

l’estensione delle funzioni di tutela a livello di governi territoriali, ferme restando allo Stato l’attribuzione delle funzioni di alta garanzia generale, tenendo così unite la tutela, la valorizzazione e la gestione ma senza incorrere nell’accentramento. In tal modo il Ministero, oggi privo di qualunque peso strategico, potrà effettivamente porsi come cardine fondamentale del sistema nazionale della tutela; -

la definizione dei profili professionali, dei percorsi formativi e delle forme di accreditamento degli addetti alla conoscenza, alla tutela, alla conservazione e alla gestione dei beni culturali e il coinvolgimento dell'Università nelle attività didattiche e di ricerca e in interventi operativi finalizzati a tali obiettivi. Particolare attenzione andrà rivolta al tema della formazione integrata, per fornire la pubblica amministrazione di competenze professionali e progettuali in grado di interloquire tra i vari ambiti operativi e con i soggetti privati; -

la creazione di un archivio informatico centrale delle mappe delle zone e dei monumenti vincolati, creando una rete con gli Uffici Beni Culturali e Urbanistica delle regioni, da estendere poi ai Comuni; -

un’azione di rilancio e promozione delle biblioteche pubbliche e private e degli Archivi storici, con agevolazioni fiscali e investimenti in formazione e innovazione tecnologica; -

il riconoscimento e valorizzazione delle funzioni di sussidiarietà svolte dai privati rispetto a Ville e dimore storiche attraverso un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali; -

il consolidamento del settore del Restauro come settore di eccellenza, sostenendone la formazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione.

Molti di questi problemi non trovano risposta adeguata nel Codice dei Beni culturali, strumento inadeguato.

Circa le forme di gestione, negli ultimi anni ne sono state sperimentate forme diverse: fondazioni, istituzioni, consorzi. Ognuna di essa corrisponde a una tipologia di bene culturale e non può essere generalizzata.

Crediamo che la ricerca di nuove forme di gestione dei beni culturali ed ambientali debba poggiare su ipotesi idonee al miglioramento continuo delle prestazioni nei campi della conservazione e della valorizzazione, non necessariamente su una soluzione unica. Elementi irrinunciabili sono la competenza e la professionalità dei soggetti coinvolti.

Serve un Ministero più agile e più abile nel liberare le risorse scientifiche e tecniche di cui dispone, per elaborare le politiche di conservazione e di valorizzazione, per compiere le scelte programmatiche di fondo d’intesa con gli altri attori.

Per quanto riguarda la Arcus spa, nata con la missione di riallocare nel settore dei beni culturali il 3% dei fondi investiti in infrastrutture, essa può mantenere la sua utilità, purché se ne aumenti la trasparenza e se ne coordini l’operato con quello di soprintendenza, governi locali e Università.

Sostenere lo spettacolo dal vivo

La stagione di governo del centrodestra ha avvilito lo spettacolo dal vivo, colpendo i finanziamenti pubblici previsti dal Fondo Unico dello Spettacolo ed attuando regole prive di coordinamento e di visione strategica.

Questo ha provocato, tra l’altro, conflitti nelle relazioni istituzionali con i governi regionali e locali, Ne ha sofferto la promozione dello spettacolo dal vivo e dell’accesso ad esso da parte dei cittadini.

I tagli alle risorse del FUS hanno fatto perdere in cinque anni oltre il 40% degli stanziamenti pubblici per il sostegno e la promozione dello spettacolo. A questi vanno aggiunti, poi, i danni che conseguiranno al sistema dello spettacolo per i tagli dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni e agli Enti Locali, costretti a compiere drammatiche scelte tra la promozione della cultura e la garanzia dei servizi essenziali.

Dobbiamo dare allo spettacolo dal vivo un progetto politico forte, in cui sia forte il ruolo pubblico e che renda lo spettacolo un fattore strategico di crescita sociale ed economica dei territori.

Ciò a cui dobbiamo provvedere prima di tutto è una disciplina nazionale di sistema.

Tra i primi obiettivi di tale disciplina c’è quello di ridisegnare le relazioni e le competenze istituzionali e amministrative per il governo del “sistema spettacolo” nel suo complesso, muovendo dal principio generale di garanzia dell’unità e dell’equilibrio degli interventi pubblici destinati alla promozione dell’offerta e della domanda di spettacolo dal vivo.

Dobbiamo cambiare radicalmente le politiche pubbliche per lo sviluppo dello spettacolo, rendendolo un motore della crescita collettiva, attraverso: -

la priorità dei finanziamenti pubblici ai programmi e ai progetti che garantiscano una ricaduta culturale e il perseguimento degli obiettivi pubblici, con attenzione anche ai progetti avanzati dagli artisti; -

la concertazione tra i diversi livelli di governo della Repubblica, approntando sedi e strumenti per la collaborazione tra centro e periferia; -

la programmazione pluriennale e unitaria, tra i diversi livelli di governo della Repubblica delle risorse finanziarie e degli interventi per spazi, servizi, strutture, tecnologie, formazione artistica e professionale, formazione del pubblico.

Lo Stato dovrà impegnarsi a ristabilire le risorse finanziarie per lo spettacolo dal vivo, favorendo il finanziamento privato e garantendo l’equilibrio dell’offerta di spettacolo sull’intero territorio nazionale. Le nostre azioni principali in questo senso saranno: -

riportare gli stanziamenti del Fondo Unico dello Spettacolo almeno al livello previsto per il 2001 e garantirne la stabilità triennale; -

attuare norme per la defiscalizzazione totale degli investimenti delle persone fisiche e delle imprese private nei progetti e nelle attività di spettacolo dal vivo; -

perequare gli interventi pubblici tramite interventi di promozione nelle aree e nei territori; -

istituire un sistema di incentivi al consumo di spettacolo dal vivo ( riduzioni del prezzo del biglietto e dei servizi per fasce qualificate di consumatori); -

definire i compiti e il ruolo della società ARCUS, ancora priva del regolamento previsto dalla legge istitutiva, per superare i micro interventi finora affidati a questa società, a favore di interventi strutturali di sistema coerenti con gli indirizzi e le finalità pubbliche della promozione dello spettacolo; -

diffondere la produzione italiana dello spettacolo dal vivo all’estero, riformando l’Ente teatrale italinao (ETI), depurandolo da funzioni improprie e mettendolo in grado di operare in sinergia con analoghe strutture degli stati membri dell’Unione europea; -

stabilire regole di programmazione dello spettacolo dal vivo italiano ed europeo sulle reti televisive e radiofoniche nazionali e accordi per spazi di informazione e promozione dello spettacolo dal vivo; -

dedicare maggiore attenzione alle espressioni artistiche giovanili, compresa la musica italiana contemporanea, e al balletto, oggi trascurato dalle politiche pubbliche.

Altra priorità della nostra azione sarà la formazione delle professioni e del pubblico.

In tema di formazione, dovremo garantire degli standard minimi per le professioni artistiche e tecniche dello spettacolo, prevedendone la qualificazione permanente.

Dovremo inoltre promuovere e sostenere la costruzione del pubblico del futuro, dotandolo degli strumenti di conoscenza fondamentali a partire dalla scuola pubblica.

A fronte del rilievo assunto dalle professioni creative, artistiche ed intellettuali, dovremo prestare attenzione particolare alla regolamentazione del mercato del lavoro dello spettacolo con l’introduzione di regole specifiche per la tutela dei lavoratori dello spettacolo, una disciplina delle professioni di agente e di rappresentante degli artisti e nuove disposizioni sul trattamento fiscale nei settori dello spettacolo e della musica dal vivo.

La riduzione del Fondo Unico dello Spettacolo a 385 milioni di euro per il 2006 e a 300 milioni per il biennio 2007/2008 pone inoltre in primo piano la questione della crisi delle Fondazioni lirico sinfoniche. Finanziamenti pubblici ridotti, strategie inadeguate, consistenti costi fissi di funzionamento, l’assenza di norme per la piena deducibilità degli investimenti dei privati in cultura, hanno impedito di raggiungere l’obiettivo fissato dall Decreto legislativo 367/1996. Tale decreto ha attuato la trasformazione dei teatri d’opera da Enti lirici a Fondazioni di diritto privato. Ad oggi la leale ed equilibrata collaborazione tra pubblico e privato che esso voleva realizzare non si è del tutto compiuta.

Considerata l’importanza del settore della lirica nel nostro Paese, per ragioni culturali ed economiche, la consistenza del numero di dipendenti e l’oggettiva diversificazione dello stato dei bilanci delle singole fondazioni lirico-sinfoniche, dovremo affrontare la questione insieme a tutti gli attori del settore.

Sarà nostro compito individuare gli interventi e gli strumenti necessari al rilancio ed allo sviluppo delle attività delle fondazioni lirico sinfoniche – a partire dagli impegni di investimento e di spesa pubblica – sulla base di progetti che perseguano una missione culturale di interesse collettivo, diversificando ed aumentando le giornate di programmazione, raggiungendo pubblici sempre nuovi, promuovendo all’estero le produzioni italiane.

Il cinema italiano in primo piano

Il Cinema italiano sta vivendo una situazione di profonda crisi, anche a causa dell’inadeguatezza delle norme, delle risorse e delle politiche di settore.

Esso è penalizzato da vari fattori, a partire dalla scarsa propensione del pubblico italiano a frequentare le sale, dovuta anche alla mancanza, rispetto ad altri Paesi europei, di politiche per il sostegno e la promozione del prodotto e del consumo. Come in molti altri Paesi europei, poi, il prodotto italiano incide sul totale del box office per meno del 25%.

E’ forte l’indice di concentrazione: i primi 5 film italiani raccolgono oltre il 60% della spesa del pubblico orientata al prodotto italiano. I primi 25 ne raccolgono oltre il 90%. La quota restante di prodotto italiano è gravemente penalizzata.

In contrasto con la sua storia, il Cinema italiano rischia così di non riuscire più a comunicare con il Paese e ad esserne una delle forme più alte di espressione artistica, penalizzando la creatività artistica e la capacità di essere industria culturale: un binomio indissolubile per competere con le altre cinematografie.

Il settore della Fiction, che partiva da uno scenario di strisciante colonizzazione culturale, ha conosciuto invece, grazie alla vecchia 122 voluta dal centrosinistra, una buona capacità di reazione, realizzando prodotti di qualità.

Debole, invece, è il sostegno al prodotto rivolto ai bambini: si sottovaluta l’importanza dell’impatto formativo dei cartoon e – nonostante una buona base di professionisti – si sconta ancora un ritardo culturale.

L’offerta si diversifica e la domanda si trasforma: cresce il consumo domestico, l’home video, si apprestano nuovi canali distributivi (Internet, l’UMTS).

Bisogna quindi regolare tutta la nuova articolazione della filiera, a partire dalle norme antipirateria, con la consapevolezza che la stessa rete può aiutare lo sviluppo del settore.

Occorre recuperare anzitutto il grande patrimonio filmico nazionale, l’archivio della memoria - digitalizzato, tutelato e diffuso - in quanto bene culturale.

Vanno anche definiti nuovi codici e sistemi di tutela dei diritti coerenti con le nuove tecnologie.

Rispetto a tale situazione il Decreto Legislativo Urbani non ha saputo intervenire in un’ottica sistemica, ma ha agito in modo disorganico e segmentale, senza disporre peraltro delle risorse adeguate.

Non ha così corretto le distorsioni operative della Legge 122, che è stata applicata in modo parziale sottovalutandone l’intento di base: rompere le strozzature e le situazioni di duopolio del sistema.

Non possiamo che partire da questo stato di crisi per rilanciare l'industria cinematografica e dell'audiovisivo.

Un’industria atipica che è anche cultura, espressione artistica, identità culturale e storica, linguaggio. Dovremo pertanto predisporre investimenti pubblici, oltre che privati, per tornare a fare cinema di qualità, promuovere la sperimentazione e affrontare il nodo della digitalizzazione.

Dobbiamo compiere scelte coraggiose e innovatrici, come ci chiedono gli stessi operatori, per aprire il mercato, superare il sostanziale duopolio e rilanciare l'industria cinematografica e dell'audiovisivo, nel rispetto dell’indipendenza e della libertà di opinione. affrontando la questione in una logica di sistema, rivedendo la situazione di tutta la filiera. Dobbiamo ricondurre progressivamente televisioni e service providers alle loro rispettive funzioni naturali di broadcaster e di fornitori di accesso ai contenuti.

Riteniamo che premessa per una nuova legge sul cinema sia una legge antitrust che disciplini orizzontalmente o verticalmente gli interessi nelle televisioni, telecomunicazioni, stampa, nuovi media e contribuisca a ricreare il mercato superando l’attuale duopolio.

I punti qualificanti di questa legge saranno: -

un fondo di garanzia per il cinema e l'audiovisivo, che non si fermi alla revisione del Fondo Unico per lo spettacolo (FUS), ma estenda il prelievo di risorse; -

una struttura gestionale autonoma, sul modello del Centro nazionale cinematografico francese, che ricopra tutte le competenze fino ad oggi affidate ad enti pubblici o semi-pubblici diversi, consentendo un notevole risparmio gestionale; -

una regolamentazione sulla programmazione e sulle quote di investimento per la cinematografia italiana ed europea, anche attraverso lo strumento dei contratti di servizio; -

forme di esenzione ed incentivi fiscali o scudo fiscale; -

l’attribuzione all’autorità di garanzia del compito di vigilare, con poteri sanzionatori, sull’applicazione delle nuove norme di vigilanza nell’intera filiera; -

il sostegno a forme di cooperazione per la promozione e la circolazione delle opere cinematografiche e audiovisive, italiane ed europee, nel territorio dell’Unione; -

la promozione di iniziative volte alla formazione culturale del cittadino e alla diffusione della cultura cinematografica, a partire dalla scuola pubblica; -

l’adozione di misure di sostegno e incentivazione per favorire la programmazione nelle sale delle opere cinematografiche italiane ed europee.



news

01-04-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 1° aprile 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

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Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

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I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

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