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PDCI: PUNTI PER UN PROGRAMMA DI GOVERNO NEL SETTORE DEI BENI CULTURALI

PUNTI PER UN PROGRAMMA DI GOVERNO NEL SETTORE DEI BENI CULTURALI

ASSEMBLEA DI PROGRAMMA DEL PDCI, 5 MARZO 2005.

Il settore dei Beni Culturali stato fra i primi sui quali il Governo Berlusconi, nello svolgere la ben nota sua dirompente carica eversiva, ha esercitato la propria azione demolitoria: non a caso questo settore costituisce forse la punta di diamante tra quelli che quella parte dell'opinione pubblica animata da sentimenti antistatuali aveva da pi tempo avvertito come una trappola costituita da "lacci e lacciuoli", eredit del vecchio stato liberale. Nel primo biennio del ministero, infatti, nel momento di pi elevato consenso alla politica governativa, che coincide con la messa in atto della politica di Giulio Tremonti, si sono avuti gli attacchi formali pi sostanziosi al patrimonio dello Stato: la fase per intenderci che coincide con la costruzione del piano delle cartolarizzazioni, dell'Italia Patrimonio S.p.A. e dell'Italia Infrastrutture S.p.A. Uno dei successi dell'opposizione sta proprio nell'aver impedito alcuni macroscopici vulnera al nostro straordinario complesso di Beni Culturali, che si continua giustamente a ripetere coincide con oltre tre quarti di tutti i Beni Culturali del mondo. La mobilitazione dell'opinione pubblica pi attenta, che arrivata a spingere lo stesso consigliere di Urbani Salvatore Settis un libretto contro i progetti tremontiani, ha sicuramente fermato un piano, che peraltro si nel complesso sconfitto da solo, per la sua scarsa fattibilit amministrativa.

Non c' dubbio che una delle prime azioni di governo dovrebbe essere quella di ripristinare la legalit repubblicana, iniziando con il cancellare le vendite di beni messe in calendario dal Governo Berlusconi, vendite che sono giunte a comprendere terreni demaniali di interesse archeologico, come l'area del foro della colonia latina di Alba Fucens presso Avezzano.

Ma non c' dubbio che occorre riprendere dalle fondamenta una seria politica vincolistica, agendo su pi fronti e in particolare:

a. creare un archivio informatico centrale delle mappe delle zone e dei monumenti vincolati ex-lege 1089/39 ed ex-lege 1497/39, creando una rete con gli Uffici BBCC e Urbanistica delle Regioni, con l'impegno di estendere la rete ai Comuni;

b. rivedere con apppositi ispettorati regionali la situazione dei vincoli imposti con la legge 431 (legge Galasso), convocando una conferenza con gli Assessori regionali per ripristinare la legalit in questo settore, che la prassi di questi ultimi anni ha visto di fatto la "morte" di questa importante prassi vincolistica;

c. mettere allo studio una nuova legge-quadro urbanistica d'intesa con il Ministero delle Infrastrutture (ex Lavori Pubblici), che contempli l'obbligo della documentazione sui BBCC per i piani urbanistici.

Dove tuttavia necessario intervenire con decisione in quelli che sono i mali profondi del Ministero dei BBCC. Il primo fra tutti quello della sua ormai inarrestabile burocratizzazione, che il Governo Berlusconi ha reso quasi parossistica, inviando a dirigere non solo Direzioni Generali (che si sono moltiplicate oltre ogni dire per soddisfare appetiti di ascesa burocratica e e di espansioni clientelari), ma perfino Soprintendenze. La legge 805/75 istitutiva del Ministero voluta da Giovanni Spadolini, ma sostenuta anche da molti intellettuali di sinistra, come Ranuccio Bianchi Bandinelli, parlava di un "Ministero atipico" e non burocratico, svelto ed efficiente: oggi diventato un gigante malato e affollato da burosauri. Per questo importante che alla testa del Ministero sia un politico, evitando la soluzione di porvi a capo un tecnico, che viene agitata da molti.

Altro elemento fondamentale quello di restituire ai tecnici, archeologi, storici dell'arte e architetti, che operano nei ruoli del Ministero, la loro primaria funzione scientifica: deve cessare la prassi che vede i meccanismi di promozione del personale sostanzialmente ancorata a criteri di valutazione di tipo burocratico-amministrativao. I funzionari sono drammaticamente frustrati, sul piano economico e soprattutto sul piano della considerazione professionale nell'ambito della comunit scientifica, demotivati e afflitti da gravi complessi di inferiorit nei confronti dei loro omologhi attivi nelle Universit. Serve forse un minor numero di funzionari, mentre indispensabile un nerbo di buoni tecnici capaci di produrre cultura e scienza: occorre studiare meccanismi di incentivazione per indurre ispettori e direttori di musei a ritornare ai livelli di produttivit scientifica che l'Amministrazione conosceva fino agli anni '60 del secolo scorso. In questa prospettiva necessario l'avvio di una prassi, peraltro assai richiesta dai funzionari italiani, ma adottata solo dal Servizio delle Antichit delle Repubblica Greca, dei periodi di soggiorno retribuito dei tecnici presso grandi centri di studio dotati di biblioteche specializzate per consentire loro di produrre le relazioni scientifiche e gli studi che dovrebbero essere parte integrante dellla loro normale attivit, ma che ora sono dei meri optional, inutili per la carriera. Ma occorre anche rendere obbligatorio quello che solo una vaga e non rispettata deontologia professionale imporrebbe ad archeologi, storici dell'arte, architetti e archivisti, rendere cio noto in termini molto rapidi i risultati di scavi, restauri o riordini di archivi: ci si ottiene da un lato rendendo, come si appena detto, le pubblicazioni scientifiche obbligatorie per la progressione di carriera, e dall'altro subordinando la concessione di finanziamenti per la prosecuzione dei lavori alla produzione di rapporti preliminari da pubblicare negli organi scientifici del Ministero. Il gravissimo scandalo dell'inedito, oltre a danneggiare e in pratica condannare a morte sicura monumenti o materiali documentarii di grande rilievo, ci pone in coda ai Paesi sviluppati per la cura del proprio patrimonio culturale e artistico, una collocazione che appare ancora pi grave se si considera la responsabilit dell'Italia in materia, vista l'altissima concentrazione dei BB CC sul suolo nazionale.

L'altro grave nodo quello del rapporto Stato-Regione in fatto di BBCC, un nodo che nei fatti le modifiche apportate al Titolo V della Costituzione dal governo di centro-sinistra non hanno sciolto del tutto. Il tema va rimeditato alla luce dell'assetto dato dal Ministero dal Ministro Melandri e sconvolto nella sostanza, anche se non interamente nella forma dal Ministro Urbani.

Un terzo problema dato dallo sconvolgimento all'assetto delle Soprintendenze e dei Musei che le aggressioni della mano privata hanno apportato nella progressiva invasione di quest'ultima di ampie fette del patrimonio, senza alcuna garanzia scientifica: l'esempio pi grave e scandaloso quello messo in atto nel Museo Egizio di Torino, affidato ad una Fondazione privata dominata dal S.Paolo di Torino, nel cui consiglio di amministrazione non siede nessun egittologo. La prassi, mascherata di efficientismo e dalla giusta necessit di fornire musei e parchi archeologici di quelli che il burocratese definisce "servizi aggiuntivi", naturalmente ha finito con il consegnare al privato i pezzi pi rimunerativi del patrimonio. Questa tendenza, malauguratamente avviata gi del Governo di centro-sinistra, stata vieppi incentivata dall'adozione del Codice Urbani, notoriamente infatuato di questa smania privatizzatrice. Bisogna restituire al pubblico la gestione non dei servizi collaterali, ma del patrimonio, pena la divisione dei BBCC in Beni di serie A e Beni di serie B, C e oltre.

Meno privato, pubblico migliore. Su questo motto dobbiamo costruire una nuova politica dei BBCC e della cultura fatta in primis con le scuole di ogni ordine e grado, coinvolgendo universit e centri di ricerca nel miglioramento delle istituzioni museali, nella valorizzazione di complessi monumentali grandi e piccoli, in una parola del patrimonio "diffuso", nostra grandissima ricchezza e specifico nazionale. Meno privato, pubblico migliore dunque. Questo riguarda un diverso assetto dei bilanci mirati soprattutto alla manutenzione e meno agli interventi spettacolari, cui ci ha abituato la cattiva cultura dell'effimero.

Un ultimo cenno riguarda i problemi della catalogazione e delle attivit sul territorio, come scavi, mostre, attivit pedagogiche e cos via, che coinvolgono un elevato numero di giovani laureati e specializzati, un attivit che ascende a parecchie diecine di milioni di Euro. L'attivit va disciplinata e per certi versi moralizzata, rendendo non solo trasparenti i meccanismi di reclutamento e gli appalti, che nei casi dell'Alta velocit hanno dato luogo a infami caporalati gestiti da individui con pochi scrupoli e nessuna qualificazione scientifica. Uno dei primi interventi di gestione del Ministero va indirizzato proprio allo studio di questo fenomeno e all'emanazione di provvedimenti-tampone, che dovrebbero essere fra i primi da assumere una volta tornato il centro-sinistra al governo.



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