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in difesa dei beni culturali e ambientali

CONTRIBUTO DEL PDCI AL TAVOLO DEL PROGRAMMA DELL'UNIONE

1. Premessa

Il settore dei Beni Culturali stato fra i primi sui quali il Governo Berlusconi, nello svolgere la ben nota sua dirompente carica eversiva, ha esercitato la propria azione demolitoria: non a caso questo settore costituisce forse una delle punte di diamante tra quelli che quella parte dell'opinione pubblica animata da sentimenti antistatuali e antipolitici aveva da pi tempo avvertito come una trappola costituita da "lacci e lacciuoli", come eredit del vecchio stato liberale da "riformare". Nel primo biennio del ministero, infatti, nel momento di pi elevato consenso alla politica governativa, che coincide con la messa in atto della politica di Giulio Tremonti, si sono avuti gli attacchi formali pi sostanziosi al patrimonio dello Stato: la fase per intenderci che coincide con la costruzione del piano delle cartolarizzazioni, dell'Italia Patrimonio S.p.A. e dell'Italia Infrastrutture S.p.A.

Uno dei successi dell'opposizione sta proprio nell'aver impedito alcuni macroscopici vulnera al nostro straordinario complesso di Beni Culturali, che si continua giustamente a ripetere coincide con oltre tre quarti di tutti i Beni Culturali del mondo. La mobilitazione dell'opinione pubblica pi attenta ha sicuramente fermato un piano, che peraltro si nel complesso sconfitto da solo, per la sua scarsa fattibilit amministrativa; lo stesso consigliere di Urbani Salvatore Settis ha scritto due importanti libri, uno contro i progetti tremontiani di vendita di beni e l'altro che costituisce una cronaca drammatica della politica disastrosa del governo nel vitale settore dei BBCC, e continua con lodevole precisione e puntualit sulla stampa pi prestigiosa denunciando ogni iniziativa perversa del Ministero. Non c' dubbio che una delle prime azioni di governo dovrebbe essere quella di ripristinare la legalit repubblicana, iniziando con il cancellare le vendite di beni messe in calendario dal Governo Berlusconi. Queste nefaste vendite sono giunte a comprendere terreni demaniali di interesse archeologico, come l'area del foro della colonia latina di Alba Fucens presso Avezzano, e importanti edifici storici di valore anche storico-architettonico, come la sede del Poligrafico dello Stato, destinato ad un albergo e un supermercato, in una Roma che non sa dove allocare le sue tre universit, destinate a diventare in prospettiva almeno sei.

In ogni caso, dopo questi primi attentati all'integrit del patrimonio, quattro anni di malgoverno Berlusconi hanno pesantemente aggredito la funzionalit complessiva dell'Amministrazione di tutela dei Beni Culturali, con una riduzione della met dei capitoli di spesa per il funzionamento e di un terzo circa quelli per gli investimenti. Le Soprintendenze sono ridotte all'immobilit, messe nella condizione di non poter pi svolgere le sole politiche paganti per un'efficace difesa del patrimonio artistico, la manutenzione ordinaria dei monumenti e la sorveglianza del territorio. La creazione dei Soprintendenti Regionali ha imposto allo svolgimento della residua attivit di tutela delle Soprintendenze territoriali una svolta verticistica, favorita dalla qualificazione non tecnica, ma politica, del ruolo stesso dei Soprintendenti Regionali, svuotando di fatto la qualit scientifica dell'intervento tecnico delle Soprintendenze, quando questo si manifestato.

Al tempo stesso l'aggressione della mano privata sul nostro immenso complesso di Beni Culturali diffusi avanzata a ritmi esponenziali. La destra al potere non si fermata. Tutta l'attivit del Governo centrale e dei Comuni e delle Regioni in mano alla destra si distinta nell'opera di distruzione del patrimonio, con la politica dei condoni e con azioni dichiaratamente eversive, dallo studio della nuova legislazione urbanistica (che si spera non riesca a diventare legge) e con azioni spicciole politicamente molto significative: come il Governo centrale ha fatto opposizione al provvedimento di blocco delle costruzioni sulle coste sarde della giunta Soru, cos la Giunta Cuffaro in Sicilia si distinta nel pi spinto malgoverno clientelare, riempiendo di clientele le Soprintendenze, ormai in mano a personale di nessuna formazione tecnico-scientifica, e favorendo la cementificazione delle coste e persino delle Eolie. Ma c' di pi. I Beni ritenuti redditizi vengono svenduti ai privati, con il simoniaco marchingegno delle Fondazioni: gi in funzione quella di Torino, cui stato ceduto il quarto museo del mondo di antichit egizie, senza che nel consiglio di amministrazione vi sia un solo scienziato, mentre corre voce che si voglia trasferire la gestione di Pompei (oltre due milioni di visitatori l'anno, incassi valutabili in diverse diecine di milioni di euro) ad una fondazione guidata dal proconsole di Forza Italia per la Campania Martusciello. Va fermato sia l'esperimento delle Fondazioni e vanno riviste anche le scelte per costituire Soprintendenze autonome, che rischiano ancora una volta di preselezionare i Beni Culturali redditizi, degni di autonomia, abbandonando a se stessi quelli non redditizi, che costituiscono invece la caratteristica pi genuinamente italiana del patrimonio culturale, quello che Salvatore Settis ha chiamato il "patrimonio diffuso".

Occorre scacciare l'ossessione neoliberista degli ultimi venti anni, che, mistificando la giusta nozione del Bene Culturale come risorsa, ha finito per trasformare i Beni stessi da risorsa immateriale in merce, dimenticando e facendo dimenticare che i Beni Culturali sono s una risorsa, ma sopratutto per l'identit nazionale e per la crescita culturale e per il benessere di tutti i cittadini; sul piano economico il loro unico valore calcolabile relativo all'indotto, e cio alla principale voce attiva della nostra bilancia dei pagamenti frutto della prima industria del nostro Paese, e cio il turismo. Da qui nascono gli orrori dell'"Italia Patrimonio S.p.A." e il ricorrente tentativo di "liberalizzare" il mercato degli oggetti di valore archeologico e storico-artistico, un gesto tentato pi e pi volte in questa legislatura, come provvedimento a s stante o come parte della legge finanziaria, che di fatto significa soltanto concedere l'impunit agli scavi di frodo e alla dissipazione dei patrimoni di Beni Culturali in propriet privata: insomma, un'altra "Salva-Previti" per i ladri del nostro Patrimonio artistico.

Meno privato, pubblico migliore. Su questo motto dobbiamo costruire una nuova politica dei BBCC e della cultura fatta in primis con le scuole di ogni ordine e grado, coinvolgendo universit e centri di ricerca nel miglioramento delle istituzioni museali, nella valorizzazione di complessi monumentali grandi e piccoli, in una parola del patrimonio "diffuso", nostra grandissima ricchezza e specifico nazionale. Meno privato, pubblico migliore dunque. Questo riguarda un diverso assetto dei bilanci mirati soprattutto alla manutenzione e meno agli interventi spettacolari, cui ci ha abituato la cattiva cultura dell'effimero.

Una volta compiuta questa azione di restaurazione morale e restituito all'interesse collettivo e alla funzione nazionale il significato di questi beni, dimenticando e facendo dimenticare all'Italia tutta la spinta economicista e aziendalista, che ha gravato pesantemente sulla coscienza civica di tutti i cittadini, i settori sui quali occorrer intervenire sono comunque numerosi e diversificati.

Per ragioni di chiarezza espositiva si proceder per punti.

2. Il Ministero dei Beni e delle Attivit Culturali

Il Ministero nasceva trent'anni or sono esatti con l'impegno formale del promotore della costituzione e primo Ministro del Ministero BB.CC. Giovanni Spadolini che il neo costituito organismo sarebbe stato "un ministero atipico". Tre decenni lo hanno trasformato nel pi tipico dei Ministeri con ben quaranta direttori generali e un burocratismo, che ne informa le sempre pi torpide mosse, senza confronti in altri settori della Pubblica Amministrazione; ma soprattutto leggibile a vista d'occhio uno scadimento dei quadri tecnico-scientifici, avviliti da un meccanismo di promozioni che penalizza i meriti scientifici. Questi quadri, non pi rinnovati da anni, hanno ormai un'et media che supera i cinquant'anni e la politica della destra di non fare pi Soprintendenti non solo non ha incentivato il merito, ma ha rappresentato l'ovvio preludio ad uno strangolamento della Pubblica Amministrazione, da un lato sentita come un evidente "peso", dall'altro come un lauto terreno per le proprie clientele politiche: se un tempo il Ministero era appetito per far assumere clientele non qualificate - custodi e impiegati appartenenti ai livelli amministrativi pi bassi - di dimensioni pari a quelle delle Poste, oggi lo perch permette una dilatazione quasi infinita di posizioni per cos dire "manageriali", parti prelibate di un perverso meccanismo di spoil system.

a. Personale tecnico-scientifico

Altro punto fondamentale per il programma consiste nel restituire ai tecnici, archeologi, storici dell'arte e architetti, che operano nei ruoli del Ministero, la loro primaria funzione scientifica: deve cessare la prassi che vede i meccanismi di promozione del personale sostanzialmente ancorata a criteri di valutazione di tipo burocratico-amministrativo. I funzionari sono drammaticamente frustrati, sul piano economico e soprattutto sul piano della considerazione professionale nell'ambito della comunit scientifica, demotivati e afflitti da gravi complessi di inferiorit nei confronti dei loro omologhi attivi nelle Universit. Serve forse un minor numero di funzionari, mentre indispensabile un nerbo di buoni tecnici capaci di produrre cultura e scienza: occorre studiare meccanismi di incentivazione per indurre ispettori e direttori di musei a ritornare ai livelli di produttivit scientifica che l'Amministrazione conosceva fino agli anni '60 del secolo scorso. In questa prospettiva necessario l'avvio di una prassi, peraltro assai richiesta dai funzionari italiani, ma adottata solo dal Servizio delle Antichit delle Repubblica Greca, dei periodi di soggiorno retribuito dei tecnici presso grandi centri di studio dotati di biblioteche specializzate per consentire loro di produrre le relazioni scientifiche e gli studi che dovrebbero essere parte integrante dellla loro normale attivit, ma che ora sono dei meri optional, inutili per la carriera.

Occorre anche rendere obbligatorio quello che solo una vaga e non rispettata deontologia professionale imporrebbe ad archeologi, storici dell'arte, architetti e archivisti, rendere cio noto in termini molto rapidi i risultati di scavi, restauri o riordini di archivi: ci si ottiene da un lato rendendo, come si appena detto, le pubblicazioni scientifiche obbligatorie per la progressione di carriera, e dall'altro subordinando la concessione di finanziamenti per la prosecuzione dei lavori alla produzione di rapporti preliminari da pubblicare negli organi scientifici del Ministero. Il gravissimo scandalo dell'inedito, oltre a danneggiare e in pratica condannare a morte sicura monumenti o materiali documentarii di grande rilievo, ci pone in coda ai Paesi sviluppati per la cura del proprio patrimonio culturale e artistico, una collocazione che appare ancora pi grave se si considera la responsabilit dell'Italia in materia, vista l'altissima concentrazione dei BB CC sul suolo nazionale.

b. Riforma del Ministero

Il Ministero, nelle condizioni in cui , non risulta ulteriormente riformabile. Al declino della sua operativit si sono aggiunti altri malanni, cos come non ha giovato l'accorpamento dei Beni Culturali con lo Spettacolo e con le "Performing Arts", la cui filosofia di tutela opposta a quella del Patrimonio: impossibile coniugare la conservazione materiale con la logica dell'effimero. Al tempo stesso non pi sostenibile la suddivisione tra tutela e valorizzazione, la tutela allo Stato, la valorizzazione alle Regioni, e questo non tanto per i modesti risultati ottenuti, ma soprattutto per l'impossibile definizione di confini certi tra le due cose. D'altronde il Codice Urbani ha gi provveduto a sanare la contraddizione.

Da pi parti, dalle Regioni, dai grandi Comuni, dalle Universit, dalle associazioni volontarie di cittadini, sta crescendo la domanda di partecipazione reale alla gestione dei Beni Culturali, una domanda che non pu essere soddisfatta con i meccanismi di tipo consultivo alla base della Consulta nazionale e delle ormai non pi molte Consulte Regionali sopravvissute ai fasti degli anni Settanta. D'altro canto, i Costituenti del 1948 vollero che nel testo della Costituzione comparisse non lo Stato (e cio lo Stato centrale), ma la Repubblica, ad avere la responsabilit del nostro patrimonio artistico. Occorre dunque studiare nuove forme concrete di partecipazione, che assicurino una effettiva presa di responsabilit di tutte le componenti della societ civile, delle rappresentanze degli Enti Autarchici Territoriali, delle competenze scientifiche dell'Universit, e questo non solo nell'assunzione di grandi decisioni, ma anche nell'attivit giornaliera, perch sia salvaguardata la qualit scientifica dell'opera concreta di conservazione e valorizzazione. Occorre perci studiare organismi misti, con poteri decisonali, sia a livello centrale che periferico, regionale, dove tutte le istanze ora ricordate siano rappresentate con pari dignit. Ma al tempo stesso la centralit dell'intervento non pu che restare compito delle Soprintendenze, del cui prezioso tesoro di esperienza accumulato in oltre un secolo di attivit di tutela non possibile prescindere.

Nella nuova forma che dovrebbe assumere la struttura incaricata della tutela, un altro punto centrale dovrebbe essere la costituzione di un Nucleo Autonomo di Valutazione, esterno alla struttura, che garantisca la qualit scientifica degli interventi, togliendo quel carattere di autoreferenzialir che da sempre ha posseduto l'intervento delle Soprintendenze e che, facendone un altro dei tanti poteri di tipo prefettizio, ne ha impedito un reale radicamento nella societ civile.

3. Collaborazioni esterne

Un punto importnte, anche sul piano dell'occupazione, riguarda i problemi della catalogazione e delle attivit sul territorio, come scavi, mostre, attivit pedagogiche e cos via, che coinvolgono un elevato numero di giovani laureati e specializzati, un attivit che mette in moto parecchie diecine di milioni di Euro. L'attivit va disciplinata e per certi versi moralizzata, rendendo non solo trasparenti i meccanismi di reclutamento e gli appalti, che nei casi dell'Alta velocit hanno dato luogo a infami caporalati gestiti da individui con pochi scrupoli e nessuna qualificazione scientifica. Uno dei primi interventi del Ministero, una volta tornato il centro-sinistra al governo, va indirizzato proprio allo studio di questo fenomeno e all'emanazione di provvedimenti-tampone, che dovrebbero assicurare pubblicit alle attivit di Cooperative e singoli, richiedendo standard minimi per l'ottenimento di queste forme di contratto pro tempore, dalla pubblicit dei bandi al requisito del possesso da parte dei concorrenti dei titoli scientifici necessari (scuola di specializzazione, dottorato di ricerca), e soprattutto che i contratti prevedano l'obbligo di consegna di testi per la pubblicazione preliminare, obbligatoria perch le Soprintendenze ottengano successivi finanziamenti.

4. Codice Urbani

Molto sinteticamente si pu affermare che, lacunoso in pi punti, malgrado la consulenza di illustri giuristi e scienziati, il Codice Urbani va abolito, non solo perch pieno di quella logica mercantilistica e privatistica che una societ democratica non pu condividere, ma perch l'eventuale riforma della struttura di tutela sopra accennata lo rende in larga misura inutilizzabile.

5. Incentivi per il sostegno finanziario del Patrimonio BBCC

Mentre va decretata la fine dell'affidamento delle gestione dei BBCC a terzi, come Fondazioni o Consorzi a partecipazione mista, vanno studiate forme nuove di incentivazione fiscale per ottenere una maggiore partecipazione dei capitali privati per ottenere

a. l'intervento privato di manutenzione di beni mobili e immobili di propriet sia statale che, in misura maggiore, non statale;

b. finanziamento privato ad attivit relative al patrimonio (ricerche, restauri, scavi), anche con il modello USA della self- financing research;

c. sostegno individuale per via fiscale come 8 per mille;

5. Vincoli e leggi urbanistiche

Per riprendere la difesa di un patrimonio cos gravemente colpito, occorre anche riprendere dalle fondamenta una seria politica vincolistica, agendo su pi fronti e in particolare:

a. creare un archivio informatico centrale delle mappe delle zone e dei monumenti vincolati ex-lege 1089/39 ed ex-lege 1497/39, creando una rete con gli Uffici BBCC e Urbanistica delle Regioni, con l'impegno di estendere la rete ai Comuni;

b. rivedere, con appositi ispettorati regionali, la situazione dei vincoli imposti con la legge 431 (legge Galasso), convocando una conferenza con gli Assessori regionali per ripristinare la legalit in questo settore, che la prassi di questi ultimi anni ha visto di fatto la "morte" di questa importante prassi vincolistica;

c. mettere allo studio una nuova legge-quadro urbanistica d'intesa con il Ministero delle Infrastrutture (ex Lavori Pubblici), che contempli l'obbligo della documentazione sui BBCC per i piani urbanistici.

a cura del Dipartimento Nazionale Cultura e del Comitato Tecnico Scientifico

della direzione PdCI



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